Pre-Play ball!

Di Giuliano Masola. Riprendendo, in senso opposto, una nota canzone di Guccini ‒ Per fare un uomo è  stata una specie di tormentone per almeno un paio di generazioni ‒ potremmo dire che “l’inverno è finito e l’estate e alle porte”, anche se c’è la neve e si prospetta un settimana piena di gelo. Per amore o per magia succede così: ci sono dei bambini in una palestra, c’è n torneo che (grazie al Cielo!) in cui regna la semplicità e la mancanza di burocrazia,  dove trovi quelli che non ce la fanno a smettere. “Eh, quest’anno ho i più piccolini e c’è un sacco di lavoro da fare..”, dice un allenatore. “Ce li ho anch’io e ce ne sono due o tre che promettono…”, dice un altro. “E quando ricominciamo con le scuole?”. Ci si ritrova tutti immersi in un vocìo che pare superare ogni soglia acustica. Beh, come si fa a lasciare dei ragazzi da soli, a non dare loro l’importanza che meritano. Sono lì per imparare e, con tutti i limiti, il nostro impegno è quello di insegnare. I ragazzi “più vecchi” si conoscono, frequentano talvolta le stesse scuole e giocano insieme, non solo a baseball. C’è la voglia di ricominciare, di scuotersi dal torpore dell’inverno, di una preparazione spesso tanto noiosa, quanto necessaria. Leggi tutto “Pre-Play ball!”

Anthony

Di Giuliano Masola. Le cattive notizie finiscono per colpirci non più di tanto, quasi ci lasciano indifferenti. Purtroppo, però, l’ennesimo caso di uccisione di massa accaduto nei giorni scorsi negli Stati Uniti, lascia interdetti. Diciassette persone morte, fra studenti, professori e allenatori, più altri in gravi condizioni. Il dramma è avvenuto nella Marjory Stoneman Douglas High School, a Parkland, in Florida. Parkland è la città di Anthony Rizzo, prima base dei Chicago Cubs, che ha anche vestito la maglia della nostra nazionale nel World Baseball Classic del 2013, grazie ai genitori originari di Cimminna, una cittadina in provincia di Palermo. Saputo dell’accaduto, Anthony è  subito tornato nella sua città con la famiglia, e lì ha tenuto una veglia funebre. Credo possa essere importante riprendere alcuni passi di ciò che ha detto a chi gli stava intorno al suo arrivo. “Sono cresciuto alla Stoneman Douglas. Ho giocato in quei campi, Sono stato in quelle aule e mercoledì li ho rivisti per motivi sbagliati”. Impressionato e commosso dal modo in cui i compagni di scuola partecipavano al dolore delle famiglie colpite, ha proseguito: “Sono un giocatore di baseball, uno cittadino della Florida e di Parkland da una vita. Pur non avendo tutte le risposte, credo che qualcosa debba cambiare, prima che ciò accada a un’altra comunità e a un’altra comunità e a un’altra comunità. Come uomo, come persona di senno, ha avuto parole decise, chiedendo di porre fine alla violenza. Oltre a ciò, ha inteso ribadire un concetto, che da noi pare dimenticato: la comunanza. “Sono ciò che sono poiché vengo da questa comunità, Voglio che sappiate che voi non siete soli nel vostro dolore. Soffriamo tutti con voi. La comunità intera soffre con voi. Tutto ciò che può servire lo farò; sarò con voi. Darò tutto il mio aiuto a studenti, insegnanti, allenatori, famiglie e a chi dà loro soccorso”. Anthony Rizzo ha pregato e pianto con loro e per loro. Leggi tutto “Anthony”

Tra passato e futuro

di Giuliano Masola. Pochi giorni fa ho superato i settanta. Il giorno del compleanno è per me qualcosa di particolare, quello in cui cerco di ripassare vecchie carte, consapevole che il più, almeno temporalmente, è fatto.

Così mi è capitata fra le mani una lettera scritta alla fine del ’95. Si tratta del saluto agli “ultimi del NordEmilia”, a conclusione di un percorso trentennale, considerando l’esperienza originale del “Montanara”; può darsi che qualcuno la ricordi. In questa circostanza, mi rendo conto di stare troppo sul personale, ma penso che una rilettura assieme possa dare, come si sul dire, qualche contributo alla causa. Leggi tutto “Tra passato e futuro”

Ciao… WAHOO!

di Giuliano Masola. Non sto sbadigliando, tutt’altro; sto solo pensando alla decisione dei Cleveland Indians di togliere il logo con la caricatura del capo indiano Wahoo. A partire dal 2019 su maglie, casacche, cappellini, ecc., scomparirà; sarà mantenuto in un paio di aree degli Stati Uniti per non perdere i diritti commerciali. Il motivo è legato a problemi e contenziosi sorti con i nativi americani, specialmente dell’Ontario (Canada), fin dal 1911, finiti in tribunale. Il commissioner Rob Manfred ha caldeggiato la decisione, poiché “la Major League è impegnata a costruire inclusione nel rispetto delle diversità”. Al posto della simpatica faccia (almeno per me) di Wahoo, ci sarà la “ block C”, cioè un carattere dagli spigoli vivi, come logo principale. Jim Thome, il campione recentemente indotto nella Hall of Fame, ha dichiarato di essere d’accordo, di supportare tale iniziativa. Leggi tutto “Ciao… WAHOO!”

Un giubbetto che fa pensare…

di Giuliano Masola. Come canta Guccini, “i vecchi non sanno distinguere il vero dai sogni”; non ci si pensa, ma ciò pone domande. Col trascorrere del tempo, si fa maggiormente fatica a stabilire una esatta cronologia degli avvenimenti, ricordare i nomi e i volti delle tante persone con le quale ci si è rapportati. Ogni tanto, si cerca di rifare ordine, trovare un po’ di spazio fra cantina e garage (un amico di vecchia data ne ha affittato uno apposta…), anche per ospitare cose d’altri; se si tratta di cimeli, come si fa a dire di no? Personalmente, sono per il “disordine controllato”: le operazioni di risistemazione mi preoccupano, perché si finisce sempre per dovere eliminare qualcosa. È un momento in cui ti imbatti in tanti oggetti pressoché dimenticati: divise a righe bianche e rosse da arbitro uno scudo, che si usava al posto della pettorina, guanti di ogni specie ed epoca, libri, video, mazze, maglie, cappellini… Fra le tante cose arrivate a casa nei giorni scorsi, mi è capitata una borsa, fortunatamente di non grandi dimensioni. Subito, non volevo aprirla, ma poi la curiosità ha avuto il sopravvento. Così comincio a estrarre maglie, pantaloni e un giubbotto con una bella scritta “Italia”: una divisa della nazionale insomma, anche se mancava la casacca. Stavo pensando a cosa farne, poiché a prima vista sembrava qualcosa di normale, e poi che la taglia era il doppio della mia; per quanto sembrasse ancora nuova, non avrei potuto indossarla. Leggi tutto “Un giubbetto che fa pensare…”