Presente e futuro… forse

… ad integrazione e risposta all’articolo del Presidente Regionale Francesco Zucconi

di Giuliano Masola. Son un Tecnico prestato agli Arbitri, che fa anche del Softball. per non lasciare abbandonate chi lo pratica, soprattutto a livelli giovanili. Il Softball mi pare sia la cartina la tornasole di una situazione che da anni non si affronta, se non a forza di chiacchiere, che si fanno soprattutto quando c’è da conquistare una sedia. Per quanto lunga, l’esperienza non serve gran che;  credo, però, che si possano da considerare alcuni punti. Ciò che sta alla base del problema è la continua “invenzione”, cui si aggiunge una carenza dirigenziale vasta  e generalizzata. I dirigenti sono più determinanti dei Tecnici e degli Arbitri. Quasi sempre, ci si nasconde dietro il dito del volontariato, per cui tutto è ammesso: nel caos si vive bene, in pratica. Per quanto mi riguarda, faccio ripetuti tentativi di “passare fra le gocce” per entrare nella scuola (elementare in particolare), ma cozzo contro una dura realtà. A Parma, e non so se ciò sia presente in altre città, “Giocampus” ha preso in mano il “business” dell’attività sportiva e la Scuola si è adeguata a ciò. Be n che vada, si riesce ad essere presenti un paio di settimane a inizio e a fine anno scolastico, cercando di passare fra le maglie degli sport tipici da palestra: Pallavolo, Pallamano, Pallacanestro, ecce. I bambini sono pochi e su circa ventiquattro alunni di una classe, se tre o quattro hanno una vaga idea di cosa è il Baseball o il Softball, ed è già tanto.

Ciò ovviamente non significa arrendersi, ma occorre rendersi conto della realtà. Le Società devono trovare sponsorizzazioni, sempre più ardue da ottenere in base alle nuove norme in materia fiscale: avere una squadra ad alto livello significa dovere ottenere dei risultati, per cui i budget ne devono tenere conto. C’è un fatto che va considerato, costituito dall’accentramento dei poteri: non sono i missionari ad spettare i possibili neofiti, ma viceversa. Pur essendo più che disponibile, nelle mie varie attività a dare una mano, credo che occorra stare molto attenti a darsi dei traguardi a breve periodo: il 2020, pur moltiplicando gli sforzi, ci troverà in una situazione non molto dissimile dall’attuale. Credo che il volerci adeguare a tutti i costi alle regole internazionali non sia esattamente l’obiettivo. A mio parere occorre tenere conto di ciò che c’è. La cosa da fare, soprattutto è ottenere autorevolezza  e ridare autorità a chi è proposto alla organizzazione generale, e far si che il volontarismo non sia solo la scusa per fare ciò che si vuole (l’organizzazione dei campionati, come si vede da queste prime battute evidenzia un libertinaggio assurdo). Non so cosa scaturirà dall’incontro previsto, cui non sarò presente, ma credo che, al di là di un accordo di fondo sui problemi, sulle soluzioni ci sarà da vedere. In pratica, a mio avviso, dovremmo tener maggiormente conto delle realtà locali, eventualmente recuperando quegli organismi decentrati che permettevano in uno scambi continuo di opinioni da cui scaturivano progetti spesso realizzati. Fare castelli sulla sabbia comporterebbe una situazione ancora peggiore, per cui il mio suggerimento è di andare a vedere cosa succede in loco e da lì ripartire. La realtà è quella che è: in pochi anni siamo passati dal 5° al 10° posto nella graduatoria delle scelte: non sono le Olimpiadi o quant’altro a risolvere i problemi. Anzi. In ogni caso, fin che le gambe reggono, sono qui.

Giuliano Masola

 

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