Grazie Gibo!

di Giuliano Masola. Sono passate ormai tre settimane dalla conclusione delle Qualificazioni Olimpiche di Baseball. Ci toccherà fare da spettatori (via TV, nella maggioranza dei casi), ma anche questo fa parte del gioco. Di questi giorni più che intensi, mi sono rimasti impressi tre immagini, tre fatti di quelli che lasciano il segno. Il primo è quella di arbitro in lacrime, che come ha detto un amico, “piangeva come una fontana”. Ricorderete senz’altro ‒ o almeno avrete avuto notizia ‒ del triplo gioco con l’Italia ha vinto col Sud Africa. Una giocata nata da una palla non ben vista dall’arbitro di casa base, che l’ha dichiarata buona. Purtroppo, per una giocata del genere non era previsto l’immediato replay e non c’è stato nulla da fare: si è trattato di una decisione arbitrale inappellabile, ma si si trattava di un foul, di una palla morta… Ciò è stato notare all’arbitro immediatamente dopo la fine della gara. Per chi si sacrifica tanto per raggiungere certi livelli si è trattato di un risultato più che amaro: tutto gli è crollato addosso.

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Baseball… no brawl!

di Giuliano Masola. Faccio fatica a scrivere, tanta è l’amarezza, ma mi sento obbligato a farlo. Stamattina sono tornato nelle scuole elementari, nel poco lasso di tempo che viene concesso dall’onninvadente Giocampus e non solo. Proprio all’inizio, l’insegnante chiede: “Sapete cosa ha fatto l’Italia?” Praticamente nessuno lo sapeva, solo qualche parlottio. Ha proseguito. “Ha perso… 3-4 con la Spagna, ma sapete cosa è successo? C’è stata una rissa in campo”. Un ragazzo dice: “Hanno fatto a botte? – “No, solo parolacce”. Sono rimasto annichilito; da quel momento la mia mente non ha pensato ad altro. Siamo abituati al “brawl”, in particolare delle Majors”, ma fortunatamente ciò sfocia raramente in veri corpo a corpo. Ho visto almeno in parte quanto successo, mentre attendevo il rientro degli arbitri, ma poi c’è stata l’occasione di vedere i vari replay con immagini sconvolgenti. Ma cosa significa “brawl”, mi sono chiesto. Ancora una volta è una di quelle parole che si trovano, in forme non troppo diverse, in varie lingue. Dal grido all’urlo… al raglio dell’asino.

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Quattro ball!

di Giuliano Masola. Quante volte abbiamo visto concedere una base su ball intenzionale in momenti particolarmente critici? tante. E quante volte hanno prodotto l’esito sperato: molto meno. Il concetto di ball e strike stanno all’origine del batti&corri. Il numero dei ball per poter andare in base gratis si ridusse da 9 a 4 fra il 1880 e il 1889; in quegli anni il gioco si stava rapidamente evolvendo ed espandendo per cui occorreva in qualche modo velocizzarlo, soprattutto costringere il battitore a sventolare la mazza. Da non molto tempo, è sufficiente che il manager attui il “four finger salute” (quattro dita alzate) per indicare la concessione della base intenzionale al battitore, senza che il lanciatore effettui alcun lancio.  In qualche caso la si è concessa anche a basi piene: si regala un punto, ma si evita di lanciare contro un battitore ritenuto molto pericoloso. Il numero dei “free pass” è, nelle Grandi Leghe, legato alla presenza o meno del lanciatore in battuta: quando c’è il battitore designato, ovviamente i rischi sono maggiori per chi è in difesa.

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SLOW PITCH, IL REGNO DELLA BATTUTA

di Giuliano Masola. Gli amanti della storia del batti&corri sapranno certamente che il softball nacque in una Giornata del Ringraziamento, nel novembre del 1887 a Chicago, fra vento e pioggia, ma un ripasso fa sempre bene. Al Ferragut Boat Club, quel giorno, c’erano tanti giovani di Harvard e Yale in attesa di conoscere all’incontro di football americano. Quando si seppe che della vittoria di Yale per 17 a 8, i tifosi di Yale presero un vecchio guanto da pugile e lo lanciarono verso quelli di Harvard. Questi, immediatamente, glielo rispedirono indietro colpendolo con un pezzo di legno. Ciò diede l’idea a John Hancok, giornalista della Camera di Commercio di Chicago, di realizzare una sorta di baseball al coperto. La prima cosa che fece fu quella di avvolgere un guanto da boxe con i suoi lacci, trasformandolo in una “pallona” soffice.

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Carlos Guzman

Per aiutare la famiglia di Carlos Guzman, che al momento versa in una difficile condizione economica, potete inviare offerte in denaro, tramite Western Union, a questo nominativo, che è quello di una parente di Gabriella Guzman, figlia di Carlos: 
Dora Laura Mayorga Flores de Estrada Cuidad de Guatemala.

Una volta effettuato il versamento, dovete inviare il numero del pagamento, corredato dal vostro nome, attraverso un messaggio sulla chat Messenger del profilo Facebook di Carlos Guzman. Il profilo è gestito da Gabriella Guzman. Se non siete amici su Facebook comunicate i vostri dati a Sal Varriale e Vic Luciani, che sono in contatto giornaliero con la figlia di Carlos Guzman.