Dai “domiciliari” ai “cautelari”

di Giuliano Masola. Teoricamente manca una cinquantina di giorni alla ripresa dell’attività, con tutti i se e i ma del caso. Nel frattempo restiamo in una sorta di sospensione, in uno strano limbo in cui il disorientamento e la chiusura in se stessi rischia di avere il sopravvento. Restiamo a casa e teniamo le distanze, col volto coperto e quant’altro, talvolta anche in ambito domestico. È indubbio che ciò porti a riflettere sul mondo diverso in cui ci ritroveremo volenti o nolenti. In particolare, ritengo che, oltre a una crisi economica generale di non breve periodo, si possono prevedere altre situazioni ben più gravide di rischi: il distanziamento sociale e una minore libertà.

Ciò significa un cambiamento organizzativo radicale e il rischio di trovarci anche in futuro bloccati dall’insorgere di qualche altra specie di virus: una volta scottati, ci si difende come si può. Questo lungo periodo di emergenza comporterà, in particolare per comunità piccole come quella del batti&corri nel nostro Paese, un notevole ridimensionamento, se non peggio. Il 14 giugno prossimo col “Play Ball!” ricorderemo chi non ce l’ha fatta a vincere questa impari lotta, ma potremmo trovaci in meno in campo anche per altri motivi. Fin quasi dagli inizi di questa drammatica vicenda, gli “over 65” sono considerati in una fascia ad alto rischio, adducendo tutte le motivazioni che ciò confortano. Se proviamo a tradurre ciò nella pratica, significa che le persone che rientrano nella tale fascia costituiscono un pericolo, soprattutto per sé, per cui è bene che se ne stiano lontani, una sorta di lebbrosi del Ventunesimo secolo. Il virus che ci sta mettendo duramente alla prova, da quanto si comprende, non sta portando alla coesione, ma ad una maggior differenza fra i ceti sociali, con prospettive non certo rosee. Certamente le comunità virtuali che le attuali tecnologie permettono, alleviano un po’ questa situazione, ma certamente non la superano. Oltre a ciò, machiavellisticamente, l’uomo resta “homini lupus”, poiché c’è chi è pronto a sfruttare l’occasione la debolezza altrui e consolidare il proprio potere. Si tratta di una situazione ideale per saldare vecchi conti, per liberarsi di persone scomode, poiché dicono quello che pensano e non si allineano pedestremente agli ordini (c’è sempre qualche norma pronta a inchiodarti). Ciò vale anche per il mondo dello sport per cui non ci sarà da stupirsi se uno di questi giorni arriverà una lettera (sempre agli “over 65”) con la burocratica frase: “In ottemperanza al Decreto del… la S. V. è pregata di appendere il contastrike al chiodo. Per farlo, la pregiamo di seguire le istruzioni allegate; in caso di difficoltà, può collegarsi a www. dubbyball, al momento però non disponibile per indispensabili interventi di miglioramento. Siamo dispiaciuti di non poterci più avvalere della sua collaborazione, ma lo facciamo per la sua salute”. (Attenzione, poiché ciò potrebbe non valere solo per una certa categoria). In pratica c’è un passaggio diretto dai “domiciliari” ai “cautelari” per cui sempre di coercizione si tratta. Il tutto è fatto in ottemperanza alla legge; che problema c’è? Nessuno. Si tratta di persone a rischio, per cui non si fa che il loro bene. Non fa una grinza, ma dietro ‒ non nascondiamocelo ‒ c’è il continuo tentativo di cancellare la memoria, poiché il mantenimento della stessa costringe a pensare, a dover fronteggiare il dubbio, a ragionare (Cartesio, se ci sei, batti un colpo!); cento anni fa sono stati i Futuristi a tentare di farlo bruciando musei e biblioteche, coi risultati che sappiamo. Dell’eredità di chi ci precede contano solo i diné; meglio essere concreti, non vi pare? Non si tratta solo di batti&corri, ma di una questione generale. Non so cosa succederà esattamente fra qualche giorno o settimana, ma vedo già qualche sorrisino beffardo dietro le quinte. Di ciò non mi preoccupo. Penso solo che di perdite importanti ne abbiamo già tante e che l’harakiri, storicamente parlando, non sia il miglior mezzo per risolvere i problemi. Pertanto non resta che prepararci al nuovo mondo in cui dovremo continuare in qualche modo a convivere. l’uomo è ancor più duttile e malleabile dell’oro per cui, messo agli estremi, riesce a fare emergere le forze più nascoste e trovare soluzioni impensate. Penso che in questo modo tanti riusciranno a superare le avversità. A titolo personale, non resta che accontentarmi della realtà che proviene da quei sogni che fin dal primo istante di vita popolano la nostra mente. Aldous Huxley, autore del libro di fantascienza “Il mondo nuovo”, ha detto: “Un uomo infantile non è un uomo il cui sviluppo è stato arrestato: al contrario, è un uomo che ha dato a se stesso una possibilità di continuarsi a sviluppare a lungo dopo che molti adulti hanno avvolto se stessi nel bozzolo delle abitudini e delle convenzioni di mezz’età”.  È per questo che preferisco essere ragazzo fra i ragazzi, lasciando volentieri tutto il resto agli altri.

Un abbraccio… a distanza, ovviamente!

Giuliano Masola, 19 aprile 2020.

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