A lezione dal principe

di Giuliano Masola. C’è un libro che fin dal suo esordio il 6 aprile 1943 a New York, ha colpito nel segno, ha fatto strike in tutto il mondo: “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry. Oltre a ciò, ha portato fortuna agli Yankees che quell’anno vinsero le World Series battendo i Cardinals.  Tantissimi hanno letto il libro e magari lo hanno ancora in casa. “Il piccolo principe” è considerato un libro per bambini, ma in realtà si rivolge agli adulti, come “I viaggi di Gulliver”, per esempio.

Per comprenderlo occorre pensare anche all’autore: nel 1943 si era in piena Seconda guerra mondiale e la Francia era occupata. Saint-Exupéry era un aviatore, un combattente che cercò di entrare in azione anche quando i suoi comandanti non volevano; scomparve in mare il 31 luglio 1944 colpito da un aereo tedesco, come si è dimostrato solo recentemente. Ed è proprio un pilota precipitato con l’aereo nel Sahara che incontra un piccolo personaggio misterioso, che sta viaggiando fra tanti mondi, incontrando personaggi e situazioni che anche noi possiamo trovare nei nostri campi o intorno ad essi. Il piccolo principe ha un problema: come fare a difendere la sola rosa che c’è nel suo pianeta, dall’assalto di rampicanti, baobab e insetti. Per questo, cerca una pecora che possa brucare i germogli di questi alberi per lui distruttivi prima che la sua preziosissima rosa ne soffra le conseguenze, poiché ha solo quattro spine per difendersi. Oggi, abbiamo anche noi una rosa da difendere: la nostra esistenza anche dal punto di vista sportivo. Il nostro già contenuto spazio rischia davvero di essere ridotto al lumicino, per tante evidenti e pratiche ragioni. Paragonarci ad altre attività, a mio parere, non serve. Come siamo stati sollecitati a fare, occorre pensare ad affrontare i problemi con una luce diversa, innovativa, soprattutto con proposte realizzabili sia nel breve che ne lungo termine. Come per l’economia in generale, il tempo per decidere è estremamente ristretto. So di trovare molte opposizioni, ma mi chiedo, per esempio, perché preoccuparci delle fasi scudetto piuttosto che far giocare i ragazzi fin che si può: giochiamo di più, ci vedono di più. Come si dice nel libro citato: “È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”. La nostra rosa è il batti&corri; l’averci dedicato tanto tempo e sacrifici credo sia un buon motivo per non disarmare. Comprendo perfettamente che occorra avere campionati al massimo livello, soprattutto agonistico, ma dobbiamo considerare che “Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose”. È proprio da loro che dobbiamo imparare, è ai bambini che dobbiamo fornire risposte ed esempi. Negli anni in cui eravamo al top ci siamo permessi di scartare dei ragazzi, far fare mesi di panchina ai meno dotati e competitivi, ma come ricorda il piccolo principe (può permetterselo poiché viene da un altro pianeta), “Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle”; dobbiamo essere bravi a seguire la metamorfosi che ognuno di noi compie, anche  se non ci ricordiamo mai di essere stati bambini. Quante volte tendiamo a emarginare questo o quello, magari solo perché ci è antipatico, ci mette in difficoltà con domande a raffica. Ora dobbiamo dare una risposta corale a questo lancio beffardo e inaspettato che mette tutti al piatto. Ed è un piatto che piange, non solo per quanto accaduto negli ultimi mesi. È un piatto che viene condiviso solo in teoria, in cui troppi cuochi hanno voluto fare con la propria ricetta, senza soddisfare il palato del pubblico. A me viene il dubbio che abbiamo perso tempo, poiché non ci siamo resi ben conto di ciò che era davvero importante. Come dice la volpe, a un cero punto del libro, “La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano”. Ma la volpe è furba ed è disposta a pagare per avere l’amicizia del piccolo principe. Il percorso non è facile, è a piccoli passi, ma realizzabile. Purtroppo vedo che si fa fatica a trovare amici per il nostro sport e un motivo potrebbe essere quello che ci deriva da un certo senso di superiorità che abbiamo dentro di noi: le Grandi Leghe, i Grandi Campioni, i Grandi Stadi, l’America… tutto grande insomma. La grandezza, però, spesso significa solitudine, poiché “gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comperano dai mercati le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno amici”. Noi dobbiamo essere amici e trovare nuovi amici. Sono convinto ‒ pur soffrendone molto ‒ che ciò che ci attende metterà alla prova ogni nostra capacità e che il successo non è assicurato. Da soli non si vince, ed è per questo che bisogna ricompattare le fila e muoversi nell’obiettivo più importante: non perdere la base, le bambine e i bambini la cui mancanza significa chiudere bottega in breve tempo. Cerco di essere ottimista, ma credo che questo ottimismo si possa concretizzare producendo, un nuovo grandissimo sforzo, ricordandoci che “non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Giuliano Masola, 16 aprile 2020

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