Gli anziani sono i nuovi ebrei

da: Il Fatto Quotidiano, 18 aprile 2020. di Massimo Fini.
Per la cosiddetta ‘fase due’ si profila una discriminazione a danno degli anziani (anche se i sostenitori di tale discriminazione sostengono che sia a favore). Jean- François Delfraissy, consulente scientifico del presidente francese Macron, lo ha detto a chiare lettere: “Il Paese va riaperto, ma anche nelle prossime settimane, forse nei prossimi mesi, ci saranno 18 milioni di persone che dovranno rimanere confinate”. Questi 18 milioni sono gli individui che, sono parole dell’esperto, “hanno superato i 65 o i 70 anni”. Sulla stessa linea, anche se un po’ più sfumata, è la dichiarazione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: “Gli anziani dovranno restare isolati, per motivi di protezione, almeno fino alla fine dell’anno”. Questa idea circola anche in Italia. Insomma costoro vorrebbero rapinare agli anziani anche un paio di estati della loro vita, estati che potrebbero essere le ultime non perché moriranno di Coronavirus ma perché potrebbero essere colpiti da quei mille accidenti che sono propri della vecchiaia.

Lasciamo pur perdere che se questa ipotesi divenisse un provvedimento concreto sarebbe del tutto incostituzionale, violerebbe l’articolo 3 della nostra Carta che sancisce un principio fondante della democrazia: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Ho detto “lasciamo perdere” perché ormai delle libertà costituzionali si è fatta strame col pretesto di una epidemia. E poiché non è possibile stabilire ‘ictu oculi’ se una persona ha superato i 65 anni o 70 anni gli appiccicheranno sul petto una stella gialla. Gli anziani sono gli ebrei del Duemila.

Ma ciò che colpisce di più è la totale illogicità del provvedimento. Gli anziani muoiono di Corona molto più facilmente dei giovani ma se, come tutti, rispettano le regole, non infettano più degli altri. Se io, anziano, voglio correre più rischi degli altri la decisione non può che essere mia. Diversamente che in altri tempi l’individuo non appartiene a Dio (per cui un tempo si puniva il suicida, dissacrandone la sepoltura perché ormai si era sottratto alla giustizia umana, o anche il tentato suicidio con pene severe) né alla società, appartiene solo a se stesso. In una società moderna, laica, “ognuno è libero di fare ciò che vuole, nella misura in cui non nuoce agli altri” che è l’ipotesi che stiamo esaminando perché l’anziano che si espone ai rischi dell’epidemia può nuocere solo a se stesso.

Ci sono poi alcuni corollari. E’ noto, è medico, che agli anziani, più che ai giovani, per tenersi in forma è essenziale muoversi: camminare veloci, se si può, andare in bici, nuotare. Un anziano che si ferma è perduto, finisce rapidamente in una sedia a rotelle.

Allentate le misure di isolamento i nostri figli se ne andranno al mare o ai monti e l’anziano resterà solo. Secondo un recente studio (2015) della Brigham Young University di Provo, Stati Uniti, la solitudine uccide più del fumo, aumenta le possibilità di morire del 30%. E se anche un anziano riuscisse a disciularsi da solo, verrebbe respinto dagli alberghi, dai Residence, dagli stabilimenti balneari col pretesto della sua età.

L’aria viziata di un appartamento è più pericolosa dell’aria all’aperto. Non per nulla in un primo tempo le Autorità italiane avevano permesso di correre o di svagarsi nei giardini, solo che i cretini facevano gruppo, e quindi focolaio, e si è dovuto ritirare questa saggia decisione.

In ogni caso sia chiaro che se qualcuno, poliziotto o persona normale, si azzarda a dirmi “che cosa fa in giro lei che è anziano?”, poiché al momento sono sano, sono ancora forte e batto a braccio di ferro i ventenni (chiedere al simpatico, palestrato, cameriere cubano-spagnolo, Ramiro, che serve al Nhero e ogni volta che viene sconfitto prende a pretesto che non è concentrato perché deve badare ai clienti) lo abbatto col mio bastone Masai.

Massimo Fini

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