Al Meeting di Rimini la storia di Lou Gehrig raccontata da Mario Mascitelli

Fibs. Mercoledì 22 agosto alle 21:30 va in scena, nel centralissimo teatro Ermete Novelli di Rimini, L’Ultima Partita, piéce teatrale scritta, diretta e interpretata da Mario Mascitelli, che racconta la vicenda sportiva e umana di uno dei più grandi campioni della storia del baseball: Lou Gehrig. Leggi tutto “Al Meeting di Rimini la storia di Lou Gehrig raccontata da Mario Mascitelli”

Sorry

di Giuliano Masola . C’è sempre una partita da giocare, al di là di chi ha vinto o perso. In un mondo travolto dalla fretta, e dal tutto e subito, questa possibilità pare non sussistere più. La storia è fatta di tempi lunghi per cui i risultati di ogni azione si possono solo misurare nel tempo. Chi ha mai vinto definitivamente? E chi ha perso, non ha trovato la possibilità di recuperare? Urla, schiamazzi e grida “are blowing in the wind”, se li porta il vento, assieme a tanti tromboni fai da te. La storia è fatta di eroi, eroi del quotidiano, del lento avanzare. Forse, è bene ricordare, che la velocità massima cui può andare una squadra navale è quello della nave-appoggio. Penso che molti abbiamo visto “Salvate il soldato Ryan”: nessuno deve essere lasciato solo, nessuna famiglia deve essere abbandonata. Per gli antichi Greci, in particolare, la restituzione e il recupero dei cadaveri dopo una battaglia era fondamentale: chi non vi si atteneva peccava di empietà, e ciò significava la morte o l’esilio. Forse vi chiederete cosa a che fare questo col baseball. Si tratta semplicemente di una questione morale. Gli antichi, pur massacrandosi in interminabili rivalità, avevano il concetto dell’onore, del rispetto; soprattutto riconoscevano il valore civile, anche se può apparire un controsenso, di chi combatteva a viso aperto. Ora si giocano strane partite, in particolare fuori dal diamante: c’è chi sta nel proprio cortile, senza voler incontrare faccia a faccia gli avversari. Paiono lunghe e solitarie sessioni di batting practice, che possono migliorarla meccanica, ma che valgono poco se non si incontra mai un vero lanciatore. L’attesa è spesso snervante, poiché non siamo attrezzati ad affrontarle con la testa. Non siamo capaci, in pratica, di utilizzare il tempo in tutte le sue varianti, le sue fasi. Quando si seguono le partite teletrasmesse, ci si accorge rapidamente se i cronisti e i commentatori sono abili o meno. Lo si può misurare dai “vuoti”, oltre che dalle carenze sulla conoscenza del gioco che stanno commentando. Spesso ciò accade per una forma di pressapochismo e, diciamolo pure, di superbia. Tutto questo ci porta a una conclusione facile, scontata: tanto una cosa vale l’altra. Personalmente non sono d’accordo, né in fatto di baseball, né su altri fronti. Quando ci confrontiamo, ci affrontiamo se volete, dobbiamo partire da un presupposto: sappiamo cosa stiamo per fare? Quali sono le domande a cui sappiamo o non sappiamo rispondere? Quante volte ci avranno detto che “non capisco il baseball perché ha troppe regole, è troppo difficile”; quale è stata la nostra reazione? Siamo partiti dalle origini, o abbiamo parlato del “gerlo” e dei “quattro cantoni”? Ciò che rattrista, in particolare in questi giorni, è la mancanza di un confronto sereno, basato sulla concretezza. Quando si tratto di decidere quale sarebbe stata la città egemone fra Roma e Albalonga, ventisette secoli fa, ci si accordò per mettere in campo tre fratelli da una parte e altrettanti dall’altra, anziché far combattere gli interi eserciti. Come sappiamo, l’ultimo degli Orazi – uno contro tre – finì per prevalere, e i perdenti accettarono il risultato. Oggi questa soluzione, in particolare l’accettazione del risultato, è improponibile: tutti vincono tutto. Il negare l’evidenza, la realtà storica, come qualcuno vuole e tenta di fare, è sintomatico. Si ricorda solo ciò che fa comodo e si sbandierano slogan cupi e tetri. è una questione seria, poiché questa situazione trova nel campo “sportivo” un ottima cassa di risonanza. Leggi tutto “Sorry”

Anthony

Di Giuliano Masola. Le cattive notizie finiscono per colpirci non più di tanto, quasi ci lasciano indifferenti. Purtroppo, però, l’ennesimo caso di uccisione di massa accaduto nei giorni scorsi negli Stati Uniti, lascia interdetti. Diciassette persone morte, fra studenti, professori e allenatori, più altri in gravi condizioni. Il dramma è avvenuto nella Marjory Stoneman Douglas High School, a Parkland, in Florida. Parkland è la città di Anthony Rizzo, prima base dei Chicago Cubs, che ha anche vestito la maglia della nostra nazionale nel World Baseball Classic del 2013, grazie ai genitori originari di Cimminna, una cittadina in provincia di Palermo. Saputo dell’accaduto, Anthony è  subito tornato nella sua città con la famiglia, e lì ha tenuto una veglia funebre. Credo possa essere importante riprendere alcuni passi di ciò che ha detto a chi gli stava intorno al suo arrivo. “Sono cresciuto alla Stoneman Douglas. Ho giocato in quei campi, Sono stato in quelle aule e mercoledì li ho rivisti per motivi sbagliati”. Impressionato e commosso dal modo in cui i compagni di scuola partecipavano al dolore delle famiglie colpite, ha proseguito: “Sono un giocatore di baseball, uno cittadino della Florida e di Parkland da una vita. Pur non avendo tutte le risposte, credo che qualcosa debba cambiare, prima che ciò accada a un’altra comunità e a un’altra comunità e a un’altra comunità. Come uomo, come persona di senno, ha avuto parole decise, chiedendo di porre fine alla violenza. Oltre a ciò, ha inteso ribadire un concetto, che da noi pare dimenticato: la comunanza. “Sono ciò che sono poiché vengo da questa comunità, Voglio che sappiate che voi non siete soli nel vostro dolore. Soffriamo tutti con voi. La comunità intera soffre con voi. Tutto ciò che può servire lo farò; sarò con voi. Darò tutto il mio aiuto a studenti, insegnanti, allenatori, famiglie e a chi dà loro soccorso”. Anthony Rizzo ha pregato e pianto con loro e per loro. Leggi tutto “Anthony”

El Bujia

di Giuliano Masola. Nei giorni scorsi si sono conclusi i Mondiali di Little League, cui ha partecipato anche l’Emilia-Romagna in rappresentanza dell’Europa, Africa e parte del Vicino Oriente. Un avvenimento estremamente seguito. Roob Manfred, il “Commissioner” delle Major Leagues, ha dato il via a un recupero, e in qualche caso a un ritorno, non sol nelle piccole città dell’interno degli Stato Uniti, ma anche dentro le metropoli. A sostegno di ciò, , durante le World Series di Little League due squadre delle Major – Pirates e Cardinals – hanno giocato una regolare gara di campionato in un campo di Lega Minore, non lontano da Cooperstown, davanti proprio ai giovani protagonisti dei Mondiali. Sappiamo quanto gli americani, e non solo, cerchino di cogliere delle storie che possono illustrare al meglio lo spirito del baseball, di quei valori fondamentali in cui si riconoscono (anche se i risultati elettorali talvolta smentiscono ciò). Leggi tutto “El Bujia”

Un giorno di mezza estate

di Giuliano Masola. Ci sono tanti modi per cominciare la giornata, uno è quello di ascoltare le ultime notizie, normalmente non belle, se non inquietanti. L’altra è quella di guardarsi i risultati delle partite di Major League; un’altra ancora può essere quella di leggersi le ultime dallo spazio. Insomma, la giornata può anche cominciare bene, non tanto distogliendo l’attenzione da quanto ci accade intorno e che ci costringe a pensare ogni giorno di più alla nostra fragilità umana, quanto per iniziare con qualcosa di positivo.

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