Il sapore della sconfitta

di Giuliano Masola. Nel Baseball si dice che un battitore che effettua tre battute valide su dieci turni in carriera è da Hall of Fame. Questa affermazione, che può apparire banale, in realtà dice molte cose; per primo, la difficoltà del confronto col lanciatore e la difesa avversaria, in secondo luogo la perseveranza con cui il battitore si presenta nel box e dà il tutto per farcela. Se trasferiamo la cosa a livello politico  – ad esempio, in occasione delle elezioni per la presidenza federale – ci accorgiamo che le cose stanno diversamente. Normalmente – e ciò vale purtroppo per la politica italiana in senso generale – chi perde passa almeno tre dei quattro anni a inveire sul vincitore, anziché elaborare e dar vita a un programma per una nuova sfida. Non sono un esperto, poiché sono stato presente solo a poche elezioni presidenziali, ma credo che l’errore comune sia quello di combattere sul terreno preparato dall’avversario. Siamo franchi, evitando di fare i santarellini e i puristi, ogni volta che si tratta di qualcosa di importante da decidere c’è un rapporto di do ut des. Quando si tratta di giocare duro, occorre essere dei duri, duri sì, ma intelligenti, cioè sapere su quale terreno vuol portarti l’avversario: è una partita a scacchi particolare, dove ci sono solo re e pedoni. La lamentatio serve a poco, tanto meno serve inveire, attaccare in modo spesso incontrollato. La storia, lo sappiamo bene, non è fatta di “se” (salvo qualche trasmissione televisiva o rivista che vive su di ciò). Occorre accettare la realtà, soprattutto è indispensabile capire le ragioni di una sconfitta. Cercare i “traditori” è solo una perdita di tempo, così come vani tentativi di riciclarsi sul piano della politica classica. Credo che occorra, con grande lucidità, guardarsi allo specchio, fare un esame profondo delle azioni fatte e dei risultati ottenuti, per elaborare un nuovo programma. Essere il vice non significa automaticamente esser il posto del capo. Per riuscirci occorre avere, oltre a una notevole personalità, anche la capacitò e la forza di dire ciò che magari non si è mai detto al capo. Gli “yes men” possono aver fortuna nel breve, ma alla lunga scompaiono. Chi ha ambizioni di presidenza – e di preminenza – a mio parere non può permettersi di perdere tempo e logorare le proprie forze solo in attacchi che, anziché ledere, rafforzano il vincitore. L’alternativa è una sola: il duro lavoro della elaborazione di un programma, che può far seguito solo a un ancora più impegnativo lavoro di “porta a porta”. Troppo spesso negli ultimi anni ha vinto il “voto di pancia”, che va contro, che in ultima analisi distrugge anziché costruire. Mi rendo conto di andare oltre la linea di foul, ma dobbiamo porci una domanda semplice: “Abbiamo ancora la capacità di pensare, di discernere?” I fatti paiono dirci il contrario. Ignoranza, antipolitica? Niente di tutto questo. Essere contro è effettuare una scelta, anche se non ce ne rendiamo pienamente conto. Anche nel baseball è così. Lo vediamo nella nostra città, nella città che tanto amiamo e che vorremmo sempre più bella, con tanti giocatori e appassionati di baseball in più. Ci lamentiamo del contrario, così come di tante altre cose. Ho un piccolo giardino e tagliare l’erba mi rilassa; talvolta la taglio anche se non è proprio necessario per scaricare un po’ di tensione accumulata. Per tagliare l’erba bisogna piegare la schiena, inchinarsi ad essa, prima di reciderla. È un atto di umiltà: se da una parte il taglio contribuisce alla rigenerazione, dall’altro rappresenta una esecuzione, una condanna a morte. Se ci pensiamo bene, non vogliamo la morte del prato, anzi. Così dovremmo ragionare in prospettiva. Se, ad esempio, so che fra meno di quattro anni avrò la possibilità di ricandidarmi, devo far qualcosa, muovermi da subito. Nel farlo, eventualmente, posso anche riconoscere di non avere tutte le capacità e abilità necessarie, per cui ho bisogno di un bravo consigliere, di una persona di fiducia, di cui so utilizzare capacità organizzative e, perché no, “intrallazzative”. La politica sportiva, resta politica, con quanto ne consegue. I problemi di Parma è provincia, nel baseball, sono tanti. Ad esempio, manca un comune punto di incontro, di riferimento; credo non sia una cosa da poco. Si fa tanto rumore su tante questioni, dimenticando che c’è una sola basilare: raccogliere giovani da portare al baseball e al softball. In quest’ambito. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, e di convenienza aggiungo, non si fa praticamente nulla. Il problema è la IBL… Mi rendo conto che così dicendo non mi faccio grandi amici, ma occorre esser chiari: non mescoliamo le pere con le mele. La IBL, se si trovassero i soldi, potrebbe anche vivere di soli giocatori stranieri, sempre che riescano a riempire gli stadi cinque giorni la settimana su sette. Quando Parma, e non solo, è stata grande lo è stata grazie a un sapiente mix di stranieri di alto livello e di giovani italiani, in buona parte parmigiani, che hanno avuto l’umiltà e la capacità di unire il talento naturale all’insegnamento che chi veniva da lontano gli sapeva inculcare. Credo che Parma abbia ancora delle grandi possibilità, ma per tornare ad essere la prima della classe ed avere un presidente federale, deve coprirsi un po’ la testa di cenere e far girare al meglio le rotelline dentro una testa dalle grandi capacità. Ci vogliamo provare?

 

giuliano, la Vigilia di S. Giovanni 2017 (i tortelli sono quasi pronti…).

 

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