Contact

di Giuliano Masola. Una parola che oggi spaventa soprattutto poiché non vediamo ciò che potrebbe entrare in noi e causarci grossi, talvolta insuperabili problemi, non solo di salute. La nostra specie ha sempre cercato di relazionarsi, incontrasi, fare scambi, anche se talvolta ciò ha avuto terribili conseguenze. Oggi siamo certamente più consapevoli dei rischi dei primi ominidi che sono scesi dagli alberi, prima carponi e poi eretti, e hanno cominciato ad esplorare il mondo.

A suo tempo hanno imparato a convivere cogli orsi ‒ molto più grossi a quelli che oggi suscitano tante paure e forme di rivolta quando tentano di entrare in qualche giardino e che per punizione vengono ammazzati (dopo regolare processo, ovviamente) ‒ approfittando del letargo per stare riparati nelle caverne durante l’inverno. Relazioni pericolose, certo, ma relazioni. Siamo sommersi da notizie di ogni genere, con i tuttologi in primo piano, e non caviamo un ragno dal buco. Conseguenza: incertezza, confusione, stupidità. Abbiamo scoperto, nostro malgrado, quanto la generalizzazione delle norme porti a risultati non proprio positivi, almeno per quanto ci riguarda. Se l’importante è farsi vedere, può andar bene, anche se ciò mi pare un po’ limitativo. La cosa che personalmente mi sconcerta di più è la nostra dipendenza dal calcio: si è arrivati perfino a prevedere una breve interruzione dopo un certo numero di inning (per distinguere il primo dal secondo tempo?). Ancor più colpisce l’assenza degli spettatori dalle tribune, quando sappiamo bene che in uno stadio che può contenere 3000 spettatori e ce ne sono mediamente presenti trecento a partita. La cosa più triste riguarda i giovani che giocano, mentre una ventina di genitori cerca di guardarli da sotto le tribune e lungo la recinzione agli esterni, indossando la mimetica e la maschera antigas. Non ce l’ho coi Farisei (che erano persone di studio e cultura) quanto col fariseismo imperante. Il buon senso è andato ad abitare in un altro pianeta e chissà quando verrà ritrovato (l’ultima volta che siamo stati sulla Luna con Apollo 17 risale al 1972). “Contact” è un film di Robert Zemeckis. del 1997, tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza di Carl Sagan, che parla proprio della ricerca di un contatto con extraterrestri che vivono intorno alla stella Vega. Esseri che avendo captato le nostre prime trasmissioni radio e video e ci hanno risposto e ci hanno fornito i piani per la costruzione di un mezzo per raggiungerli quasi istantaneamente. Il contatto riesce, ma le prove fornite Ellie Arroway (Jody Foster) non sono considerate sufficienti al momento. Poi si dimostreranno valide e il progetto potrà essere ripreso, ma in segreto. Quante cose dobbiamo tenere celate poiché abbiamo il timore che possano provocare guai! In questi due giorni ho incrociato un paio di situazioni che evidenziano quanto aumentino le distanze fra chi combatte per la sopravvivenza e chi si illude che tutto possa procedere (basta seguire il copia&incolla delle disposizioni che vengono dall’alto, ovviamente). La prima è quella che mi ha fatto più male: abbiamo perso una realtà della nostra Provincia, di cui non faccio il nome, sperando possa risorgere. Negli anni scorsi la società aveva cercato di ricreare qualcosa di duraturo dopo anni difficili, ma in una cittadina gli abitanti non sono molti per cui basta un niente per scomparire. Complice anche questo virus, ragazze e ragazzi sono “emigrati” e probabilmente ciò ha permesso ad altre squadre di scendere cittadine in campo. Non tutto è perduto, ma un bell’impianto resterà inutilizzato e magari fra non molto trasformato in chissà cosa (sarebbe un altro duro colpo alla nostra immagine). La seconda questa mattina, quando ho visto grandi spazi verdi della nostra città letteralmente invasi da pallonari, che proprio non pensavano a nessuna forma di distanziamento: due realtà a contatto? Certamente noi siamo più bravi e più ligi alle norme; ci mancherebbe. Resta però una domanda di fondo. Una volta intrapresa la strada per giocare a tutti i costi, è stato spiegato chiaramente cosa è e come funziona il batti&corri in tutte le sue sfaccettature (non solo la massima serie)? Ci siamo battuti per questo, oppure ci siamo accontentati di fare un po’ di show (per chi?, per quanti?). Non credo basti un servizio televisivo e qualche articolo di giornale per mascherare i nostri limiti. Credo che occorrerebbe un po’ più di coraggio e determinazione, ma il coraggio, come sosteneva qualcuno, non è innato, ognuno deve cercarlo nel profondo del proprio animo. Si può pure lasciar da parte il senno del poi, ma ciò non significa vivere alla giornata. Nei momenti più bui l’Uomo ha sempre dato prova della propria intelligenza, assumendosi dei rischi in funzione di un obiettivo preciso: vivere e migliorare la propria esistenza. Credo quindi che sia ora di smetterla di trastullarci con gli scudetti e le conseguenti alchimie per poterli assegnare e di pensare a qualcosa di diverso, di maggiormente necessario alla nostra sopravvivenza. Di casi come quello sopra menzionato possono essercene diversi e, purtroppo, a fronte di ciò mi pare ci sia solo un vuoto pneumatico. Eppure non dovrebbe essere così impossibile comprendere quanto sta accadendo. Come dice Ellie in “Contact”, “il rasoio di Occam è un principio scientifico, secondo cui, a parità di fattori, la spiegazione più semplice tende a essere quella giusta”. Ma la semplicità pare non far parte del nostro sport, tantomeno la ricerca di soluzioni.

Giuliano Masola, 19 luglio 2020.

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