London Series

di Giuliano Masola. Oltre un anno fa, subito a seguito dell’annuncio da parte della MLB, mi sono messo in lista di prenotazione per le “London Series”, che si svolgeranno il 20 e 30 giugno a Londra con mio figlio.  Purtroppo non riusciremo ad andarci, per cui non resta che parlarne un po’. Si, avete capito bene, si giocheranno partite di Major League a Londra! L’eterna rivalità fra i Red Sox e gli Yankees sbarca in Europa: un ritorno alle origini. Il baseball, infatti, è nato proprio in Inghilterra, per cui è un emigrante (ma guarda un po’!). Sull’origine del baseball circolano tante storie non supportate dai fatti. Non è vero che un certo Abner Doubleday abbia inventato il baseball a Cooperstown (attuale sede della Hall of Fame) e che il gioco sia una derivazione del gioco inglese dei “rounders”. David Block, un esperto, nato in America, ha scoperto, su un giornale del 1749 che il principe di Galles (l’erede al trono) e il conte di Middlesex giocavano a baseball a Walton-on-Thames, a meno di 40 chilometri da Londra. Inoltre, in un libro inglese per ragazzi pubblicato per la prima volta nel 1744, “A Little Pretty Pocket-book”, si illustra la forma primitiva del gioco, che si può fare anche in cortile: un ragazzo colpisce la palla, corre fino a un “post” (base) e giunge a casa urlando di gioia. In pratica, il baseball in Europa esisteva un quarto di secolo prima che in America. Così non c’è da stupirsi che Giorgio III, durante il cui regno si ebbe la Rivoluzione Americana, abbia giocato a baseball. Ma non ci sono solo le teste coronate. Jane Austen, in una novella, scrive che si giocava a baseball in un monastero del XIX; la’autrice stessa vi ha giocato. Nel 1874, i Boston Red Stockings, che non sono esattamente i diretti antenati degli attuali Red Sox, e i Philadelphia Athletics, sotto l’egida di Albert Spalding, attraversarono l’Oceano per giocare a Liverpool, Manchester e Londra. Il successo non fu clamoroso, ma certamente costituì un importante antefatto. Nel 1889 le due squadre tornarono a Londra dove il 12 marzo fecero una partita dimostrativa dinnanzi alla corte. Come scrisse Josh Chetwynd, un autore nato in Inghilterra ed ex giocatore della nazionale inglese di baseball, il futuro Edoardo VII era fra gli spettatori del Kennington Oval cricket ground. Come riportato dai giornali, “ Il Principe di Galles ha seguito con grande interesse la partita di Base Ball e benché lo consideri uno sport eccellente, considera il cricket a un livello superiore” (non avrebbe potuto dire diversamente, per non offendere i sudditi). Il baseball torna da dove era partito, portando con sé qualche spicchio di nobiltà: alcuni esperti di genealogia sostengono che Meghan Markle, duchessa del Sussex nata in America, è una lontana cugina sia di Mookie Betts, attuale detentore della corona di MVP (giocatore più utile). Oltre a ciò, due membri della National Hall of Fame sono nati in Inghilterra: Henry Chadwick a Exeter e Harry Wright a Sheffield (per la cronaca, erano entrambi giocatori di cricket, prima di passare al baseball). Americani e britannici non sono stupiti del fatto che Bobby Thompson, autore del famoso “shot heard ‘round the world” (“la legnata udita in tutto il mondo”) grazie alla quale i New York Giants vinsero il titolo della National Leage battendo i Brooklyn Dodgers nel 1951, era nativo di Glasgow ed era emigrato in America quando aveva due anni. Trevor Hoffman, entrato enlla Hall of Fame nel 2018, era figlio di in emigrante. Mikki, la madre, aveva danzato per la regina Elisabetta II come giovane ballerina. Il padre di Mikki, Jack Proctor French, era stato un calciatore professionista per il Southend United F.C. Nel Regno unito non esiste il baseball professionistico, ma la nazionale britannica, guidata dal manager Liam Carroll, ha impressionato, vincendo col Brasile nelle qualificazioni per il World Baseball Classic 2017, prima di esser eliminata da Israele nel torneo di qualificazione di Brooklyn. Nono solo, l’Inghilterra è stata la prima vincitrice dei mondiali nel 1938. Così è bene convincerci che non ci sono “buchi” culturali e di collegamento fra l’America e Londra. Al contrario, Red Sox e Yankees tornano in quello che è stato il più grande mercato del mondo. La Major League sta producendo un notevole sforzo di espansione; quest’anno, prima di Londra. si sono giocate partite in Messico e Giappone e si annuncia già una seconda serie di incontri in Inghilterra per l’anno prossimo. Se ciò può fare piacere da una parte, dall’altra ci lascia un po’ delusi. Pensare all’espansione del baseball nel Regno Unito, dove certamente il clima atmosferico non è il massimo e dove gli adepti non sono certo in gran numero, pone delle domande. È comprensibile che l’attuale nostra situazione non sia certamente quella di un po’ (troppi) anni fa, ma ai pochi inglesi nel mondo del baseball fanno riscontro tanti campioni di origine italiana. Per non parlare dell’Olanda, che ha un palmares migliore del nostro – ha vinto sorprendentemente i mondiali nel 2011 – e può disporre di tanti giocatori dei suoi territori caraibici. Si tratta di una domanda che dobbiamo porci, poiché in questa si trovano le motivazioni del nostro declino. Non so quali siano i rimedi a breve, ma posso immaginare quelli a lungo: lavoro e fatica, fatica e lavoro: un compito da missionari e da certosini, lasciando da parte le chiacchiere. Come ha scritto Mark Twain, “Il baseball è diventato il simbolo e l’espressione tangibile della rabbia e della lotta dell’impetuoso XIX secolo’. E se provassimo, anche se con un po’ di ritardo, farlo diventare tale, a casa nostra, per il XXI secolo? 

giuliano, 25 giugno 2019

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