Tutti a Scuola!

All’inizio dell’anno scolastico ho cercato di riproporre il Baseball nelle scuole elementari per mantenere accesa una fiammella in un quartier dove oltre cinquanta anni fa sorgeva il Montanara Baseball. I rapporti con le scuole nel corso di quattro anni sono più che migliorati, ma restano dei limiti pressoché invalicabili. In ambito scolastico ci sono tante esigenze e, soprattutto, vi è un problema di responsabilità, per cui, allo stato attuale, la nostra presenza può continuare solo attraverso un rapporto di fiducia e un atteggiamento professionale continuo. Siamo gli ultimi, o quasi, fra tanti sport; è inutile negarcelo.

Così, dobbiamo passare tra le gocce, utilizzando quei pochi giorni di inizio e fine anno scolastico, quando il ciclone Giocampus ha finito di imperversare. Un tema importante è a quali classi possiamo e/o dobbiamo rivolgerci. Si tende ad escludere le prime, specialmente a inizio anno, poiché il livello di attenzione è minimo e in spazi ristretti finisce per vincere la confusione. Mentre fino allo scorso anno si faceva attività con tutte le altre classi, in questa prima fase ci siamo trovati di fronte a un altro ostacolo: la Pallamano, ad esempio; poiché svolge un vero e proprio campionato fra le classi, ha chiesto ‒ e in buona parte ottenuto ‒ di fare attività anche con le seconde e le terze fin dall’inizio dell’anno per far apprendere meglio le regole. Senza nulla togliere a detto sport, direi che è la classica dimostrazione di quanto sia importante difendere e ampliare il territorio. Ancor prima di questo, è indispensabile l’adesione degli insegnanti, di cui ci proponiamo come assistenti. Non tutti, per varie ragioni, hanno voglia di far partecipare la loro classe a lezioni di baseball, ma dobbiamo attenerci alle loro scelte. A monte, però, ci sono ragazzi e ragazze con le loro diverse esigenze, i loro variegati obiettivi, le loro attività preferite. Il tutto in un mondo che cambia minuto per minuto, di fronte al quale occorre adattarsi, soprattutto prepararsi: ci sono giovani e giovanissimi di tante parti del pianeta, con alle spalle storie talvolta molto difficili, di cui tener conto col massimo rispetto. Anche quest’anno c’è chi non conosce ancora l’italiano (però riesce a giocare e a fare comunella coi nuovi compagni: i ragazzi sanno risolvere i problemi meglio degli adulti, non c’è niente da fare). Sono però molto attenti per cui riescono a imitare molo bene ciò che viene loro mostrato: correre e battere, principalmente. Va da sé che occorre inventarsi qualcosa e così, spulciando qua e là, si riesce a mettere insieme un paio di paginette con il Minibaseball e/o il Mini T-Ball in francese, inglese, spagnolo (purtroppo non sono riuscito col filippino e col cinese, per cui se qualcuno può essere d’aiuto, sarebbe una bella cosa). Diversi ragazzi di origine africana conoscono un po’ di francese, talvolta i filippini un po’ di inglese, così come qualche cinese, per cui sommando il tutto, ci si capisce. Il problema vero, cogente, è la mancanza di persone disponibili ad andare nelle scuole. I motivi sono tanti e, molto probabilmente tutti giustificabili (sembra un po’ la situazione in cui si trovano gli arbitri, purtroppo). Questo pone una serie infinita di domande cui non si riesce a dare una risposta convincente. Così, giorno dopo giorno, siamo costretti a ricorrere all’abnegazione dei soliti noti. Le Società hanno i loro problemi e non riescono a far fronte a tutto ciò che vorrebbero; ci sono anche club di tifosi e amatori, ma il risultato è che siamo la metà di quelli che dovremmo essere per evitare di “dare buca” a qualche lezione. Qualche tempo fa avevo proposto la ri-formazione di un Comitato Interprovinciale, che potrebbe prendersi carico anche di questa importante e fondamentale attività, ma la cosa non ha suscitato entusiasmi (non confondiamo la mia erba con quella del vicino…). Ancor più la Scuola Baseball di Parma, attuale unico punto di incontro fra le Società, dovrebbe avere la presenza nelle scuole fra gli obiettivi primari, ma anche in questo caso i numeri dettano legge. E allora non resta che chiedere aiuto a persone disponibili e interessate, secondo l’evangelico “Bussate e vi sarà aperto”. Purtroppo, fra le persone disposte ad aprire la porta, uscire di casa e dare una mano, non ci sono giovani (sotto tutti i punti di vista manca almeno la generazione di mezzo); c’è però esperienza e amore per il baseball. Nelle antiche legioni romane i triari costituivano l’ultima schiera. Non andavano certo di corsa, ma sapevano attendere a piè fermo il nemico arrembante e lentamente, ma inesorabilmente ricacciarlo con successo, nella grande maggioranza dei casi. Erano persone che andavano in guerra con gli attrezzi che usavano nei loro campi, in parecchi casi: le armi che sapevano utilizzare meglio. Erano padri, e talvolta nonni dei giovani veliti che costituivano la prima linea. La loro forza era nella fede delle istituzioni repubblicane nei quali si riconoscevano, in quelle che oggi qualcuno più di uno cerca di distorcere a proprio vantaggio. Anche noi, moderni triari, non possiamo permetterci di essere sconfitti. Molti possono pensare che andare nelle scuole richieda una lunga preparazione, la predisposizione di programmi particolareggiati, e così via. A mio parere la realtà è diversa, poiché è molto più importante costruire relazioni, far divertire, soprattutto mostrare quanto il baseball sia un semplice  batti e corri, un gioco che si può praticare anche senza mazza e guanto: in casi estremi, basta dare un pugno a una palla morbida, e via. Mi rendo conto che tutto questo può suscitare le critiche dei puristi, ma la semplicità è vincente e convincente. Come disse John Holt, educatore e scrittore: “Il peggior nemico dell’apprendimento è l’allenatore-oratore”. Coi ragazzi giochiamo, non chiacchieriamo.

 

Giuliano Masola, Cannitello, 8 ottobre 2018.

Rispondi