Ich bin ein Berliner

di Francesco Masola. Avevo 17 anni quando misi piede per la prima volta in Germania: vinsi una borsa di studio “Intercultura” e così mi ritrovai ospite della famiglia Voskors per un anno scolastico. Lì giocai per la prima volta a baseball all’estero per gli “Osnabrück Basebusters”, i quali erano molto simpatici e gentili, ma avevano qualche carenza tecnica e di campo… Passati diversi anni, i casi della vita hanno voluto  che la ditta nella quale lavoravo a Bologna avesse bisogno di un rinforzo nell’ufficio tedesco… e così mi sono ritrovato a Berlino! Dopo più di 20 anni passati sui campi da baseball, una operazione al menisco e una spalla dolente, pensavo che ormai per me il baseball fosse finito, ma sapevo che la “fregola” dell’andata al campo la domenica mattina mi mancava troppo. Premetto che Berlino è MOLTO grande (a spanne direi che è circa 50 km di diametro e ha 4,5 milioni di abitanti). L’ufficio dove lavoro dista da casa mia circa 15 km. Per tenermi in forma e per essere “ecofriendly” decido che farò tutti i giorni andata e ritorno in bicicletta, attraversando Tempelhofer Feld, il vecchio aeroporto di Berlino ormai in disuso. Quando gli americani lo utilizzarono come base per il famoso “ponte aereo” durante la Guerra Fredda ‒ in particolare per il ponte aereo che  rifornì la città nel momento di maggior tensione fra l’URSS, USA, Inghilterra e Francia fra il giugno del 1948 e maggio 1949  ‒ costruirono anche due campi (uno da softball e uno da baseball) a lato delle piste. Passarci di fianco ogni giorno andata e ritorno faceva male al cuore e così ho mandato una mail chiedendo di potermi allenare con i “Berlin Braves” (http://www.berlinbravesbaseball.de/): i coraggiosi di Berlino. In realtà, coraggiosi sono forse più gli spettatori e i passanti dato che devono fare lo slalom tra le palle che volano fuori dal campo! La squadra è in pieno stile berlinese, ovvero multiculturale, o come dicono qui “Muli-Kulti”. Siamo quattro italiani (da Bologna, Parma, Torino e Cervignano), poi Francesi (da Parigi), tedeschi di ogni dove, un vietnamita, un iracheno, uno svizzero che parla cinque  lingue, statunitensi e una buona dose di latino-americani. Una Babele insomma. Verrebbe da dire che la lingua ufficiale sia il tedesco dato che siamo in Germania, ma spesso i tedeschi sono in minoranza e allora si attacca a parlare le altre… ci si capisce comunque! Al campo si arriva tre ore prima delle partite, non per riscaldarsi, ma per tirare le righe, togliere gli annaffiatoi, montare il bar, accendere le griglie e la macchinetta del caffè. A turno le squadre minori della nostra società si occupano del bar e noi facciamo lo stesso quando sono loro a giocare. La parte più difficile è smontare tutto al termine delle due partite da 7 inning,  soprattutto perché tirare il campo, senza trattorino, a mano!. La posizione è splendida: siamo all’entrata del parco più grande della città dove passano di media circa 10 mila persone in una domenica di sole. Giusto per fare un esempio: siamo molto scarsi, ma abbiamo addirittura degli spettatori durante gli allenamenti! Noi giochiamo nella 3^ Lega (vale a dire una serie B in Italia) e abbiamo la fortuna di gareggiare contro squadre tutte di Berlino: le trasferte in metropolitana mi mancavano sul curriculum! In città, le squadre sono una decina, a vari livelli, ma noi siamo gli unici ad avere il campo all’interno del “Ring”, ovvero il cerchio formato dalla tangenziale. Questo fa sì che dopo gli allenamenti sia molto più facile raggiungere il noto distretto di Kreuzberg per una birretta in uno dei suoi mille locali, il ché aiuta allo spirito di squadra. I miei compagni si portano a dietro storie molto diverse e incredibili: chi è qui a fare un dottorato di ricerca, chi per una nuova avventura, chi è scappato da una guerra, ma lo sport, si sa, unisce e appiattisce le differenze. Non esistono nazionalità, ma solo compagni di squadra, e non ci si stupisce se uno parla in lingua diversa, tanto alla fine in campo si dicono solo delle gran imprecazioni ad ogni battuta fatta male o per un facile “rolling” passato in mezzo alle gambe! Proprio oggi senza rendermene conto salgo sul monte dal mio lanciatore (gioco come ricevitore), mi avvicino e gli chiedo “Ehi Julius, tutto bene?”, risposta “ja Alter, alles gut”. Tante lingue, una squadra. Francesco Masola Berlino, 3 giugno 2018

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