Dall’album del Sessantotto

di Giulano Masola. Molti anni che finiscono in otto hanno rappresentato momenti di cambiamento. Dopo l’anno delle grandi rivolte europee del 1848, il Sessantotto rappresenta un momento epocale, almeno dell’immaginario collettivo, e oggi se ne discute, anche se un po’ stancamente, visto che molti dei giovani che diedero vita a quello scossone rivoluzionario ora sono nonni. Il Sessantotto ha rappresentato, per quanto ci riguarda, un momento di crescita con l’espansione del nostro baseball quasi a macchia d’olio: ogni quartiere di Parma tendeva ad avere una squadra, magari legata all’attività parrocchiale. Quest’anno è stato celebrato il settantesimo compleanno della Libertas Conforti presso la chiesa del Sacro Cuore e i cimeli in mostra hanno attirato tante persone di ogni età. C’era anche il baseball: divise, guanti, mazze che riportandoci indietro nel tempo ci fanno rivivere momenti irripetibili. Verso la metà degli anni Sessanta il baseball si giocava un po’ dappertutto dando il via alla creazione di nuove squadre. La Conforti è stata una di quelle, come racconta Luciano Olivetto, colpito da quella “via di Damasco” rappresentata dall’ufficio di Aldo Notari, presso l’ENEL “colmo, oltre che di pratiche di lavoro, anche di materiale per il baseball che suscitarono il mio interesse. Fu così che ebbi alcuni contatti con Società Sportive Americane – che ci fornirono il materiale necessario in discrete quantità: mazze, guanti, palle, scarpe ed attrezzatura varia – oltre che con lo Sponsor ‘Gillette’ che raddoppiò la nostra disponibilità di materiale. E’ stata sufficiente una richiesta dettagliata sulle finalità non lucrative della attività sportiva, per ricevere quanto richiesto. Quasi come oggi! Finalmente potevamo rinunciare ai calzoncini corti e alle conseguenti ferite sanguinolenti”.  Come succede spesso, agli inizi la grande buona volontà rende possibile superare ogni ostacolo, come viene ricordato a proposito delle divise “di una santa donna ‒ brava sarta – che ad oggi ‘deve’ ancora ricevere il suo compenso per il lavoro. La migliore pubblicità per lei, fu il nostro grazie cordiale” ‒ quante sante donne abbiamo avuto nel Baseball e senza dubbio ne abbiamo ancora! Il recupero di filmati realizzati all’epoca da Fabrizio Leoni, vero deus ex machina della Conforti, da parte di Pietro Ponghellini e Umberto Sani hanno un notevole fascino. La ripresa in bianco e nero dei giocatori, quasi tutti senza divisa, le prime partite in campi scomparsi: dal campetto di quartiere a quello della confluenza e al primo diamante di Viale Piacenza, coi suoi pinetti all’interno della recinzione, fa ancora sognare. Attraverso quei filmati amatoriali si rivive un mondo semplice, che poi si sarebbe complicato a dismisura; si praticavano più sport, ma la divisa era sempre quella: maglietta e pantaloncini; i tempi per l’uniforme erano di là da venire. Vinceva l’entusiasmo, la voglia di esserci, pur con tutti i limiti del caso; insomma, poveri ma belli. “Questi filmati relativi ad una formazione che poi si iscrisse al campionato di Serie D, sono piuttosto interessanti in quanto mostrano, come prima ricordato, l’esiguo ed eterogeneo materiale a nostra disposizione, per cui – vedendo l’abbigliamento di certi giocatori – sembra di assistere all’ingresso in campo di una formazione di calcio, più che di baseball”. Curiosa appare la dicitura relativa ad una gara amichevole: ‘L’incontro è stato sospeso al secondo inning per la pioggia sul risultato parziale di 15 a 12 per la Conforti’. Un punteggio che la dice lunga sulla saldezza difensiva delle due compagini…”. Il campionato cui si iscrisse la Conforti, permetteva di mettere insieme giovani di ogni età, guidati da qualcuno che aveva giocato e magari aveva voglia di riprendere; insomma, tutti potevano provarci. L’entusiasmo era il vero motore, ma da solo non poteva bastare. Come in diversi altri casi il Conforti baseball ha dovuto arrendersi alla realtà di un mondo sempre più esigente. Una società resta viva e operativa solo se può contare in una organizzazione solida e stabile, il che significa avere dirigenti ben focalizzati e attrezzature a disposizione, campo in primis. Ancora oggi vediamo quanto sia difficile proseguire il cammino e va dato merito a chi si impegna quotidianamente per andare avanti. Cinquanta anni fa il mondo, in particolare quello occidentale, sembrava voler cambiare rotta, trovare una dimensione nuova ‒ quella dei giovani coi fiori fra i lunghi capelli ‒ alla ricerca di nuovi e più ampi spazi. Il baseball poteva rappresentare l’espressione di una più ampia libertà, ponendo in discussione un mondo sportivo ormai anchilosato. In quell’anno-simbolo Adriano Celentano, “il molleggiato”, aveva sbaragliato le classifiche con “Azzurro”, ed era proprio azzurro il cielo che allora si intravedeva. Dall’altra parte dell’Oceano, Simon e Garfunkel cantavano un mondo fatto allo stesso tempo di ricordi e di rottura degli schemi ormai superati. Nella loro famosissima “Mrs. Robinson”, “Jolting Joe Di Maggio”, che per diversi aspetti ha rappresentato un punto di svolta fra il vecchio e il nuovo baseball, continuava a essere un punto di riferimento, nonostante la voglia di liberarsi del passato. È l’effetto della memoria, della storia che è dentro di noi, con noi, quella che nessuno ci può togliere, anche se ci prova. E in questa storia il baseball non può certo mancare.

 

Giuliano Masola, 13 novembre 2018

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