di Giulano Masola. “Apri le finestre zia Rosy!”. Una frase che ci ricorda Giancarlo Mangini, un grandissimo innamorato del baseball; la utilizzava in tantissime occasioni. In realtà non era sua: l’aveva presa da Albert Kennedy “Rosy” Roswell, celebre radiocronista dei Pittsburgh Pirates scomparso nel 1955. La frase originale, come Giancarlo riportò in “Baseball slang, dizionarietto pratico per tifosi vecchi e nuovi”, rubrica che appariva su “Sportivo”, era: “Apri le finestre zia Minnie, eccola che arriva!”. Roswell, contemporaneamente, gettava un bicchiere in terra, accostando il microfono per far sentire agli ascoltatori il rumore del vetro che si infrangeva. In pratica la zia, Rosy o Minnie che fosse, doveva spalancare le finestre per non trovarsi coi vetri rotti in casa. Purtroppo, come sosteneva Roswell, la zia non arrivava mai in tempo: crash! Tanti di noi, giocando in campetti improvvisati hanno finito per rompere qualche vetro, tirandosi dietro qualche imprecazione o maledizione. Quando si giocava in via Carmiganni, nel quartiere Montanara, su un piccolo campo più che improvvisato ‒ poi ricoperto dal cemento come “via Gluck” ‒ aveva il suo fuoricampo contrassegnato da una pasticceria, tuttora esistente. Non era raro il caso in cui la pallina finiva per rompere il vetro della finestrella della cantina dove erano poste le materie prime.
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