Berliner tips

di Giuliano Masola. Talvolta capita di farsi quasi 1200 km per andare in una grande città e non vederla. Così è capitato a Berlino, dove lavori legati al trasloco di mio figlio hanno comportato una quarantotto ore di non stop. Tutti piccoli ma indispensabili lavori di adattamento nella ricerca di soluzioni tali da rendere il più confortevole possibile un piccolo appartamento. In una casa dove si  “batti&corri”, fra trapano, martello e seghetto, parlare di baseball e softball ha aiutato a rendere più simpatico il tutto. Fra l’altro, il discorso è finito su un berlinese in Major League: Maximilian Kepler-Różycki, che ha debuttato nei Twins nel 2015. La sua è una storia tipica della parte della Germania proiettata a Oriente e soprattutto di una città che continua ad accogliere praticamente tutti. È nato a Berlino il 10 febbraio del 1993; la madre di Max, Kathy Kepler è di S. Antonio (Texas), mentre il padre Marek Różycki è polacco; entrambi sono ballerini professionisti. A sei anni Maximilian era destinato a diventare un giocatore di tennis, frequentando la scuola “Steffi Graf”; poi un giocatore di pallone con l’Herta, ma alla fine ha scelto il baseball, giocando nella Little League della scuola John F. Kennedy di Berlino. Fin dall’inizio ha mostrato talento e dedizione, finendo coi Buchbinder Legionäre di Regensburg (la “città della pioggia”, l’antica Ratisbona). I Legionäre (Buchbinder è il nome dello sponsor: un’azienda di autonoleggio, nonostante il nome ‒ “rilegatore di libri”‒ rappresentano una delle più prestigiose formazioni tedesche (hanno vinto cinque titoli nazionali) è hanno un ottimo complesso sportivo, per cui farvi parte è importante. La vicenda che avrebbe portato Kepler alla Major League iniziò quando questo aveva quattordici anni: Andy Johnson, uno scout internazionale dei Twins lo notò a un torneo internazionale e un paio d’anni più tardi Kepler firmò un contratto di 800mila$, la cifra più alta mai offerta a un giocatore nato in Europa all’epoca. Certo, a sedici anni non si può pretendere di far parte dello Show: occorre imparare, Così Max ha dovuto seguire il percorso che da campionati di livello “rookie” lo avrebbe portato a rappresentare i Twins nella Future All Star Game del 2015, nonostante un dolore alla spalla gli impedisse di giocare. Nello stesso 2015 fu nominato Giocatore dell’Anno della Southern League con una media battuta di .327, 9 fuoricampo e 18 basi rubate; il 27 settembre debuttò coi Minnesota Twins e il 4 ottobre realizzò la sua prima valida da professionista. Dopo Donald Lutz (che ha debuttato nei Cincinnati Reds nel 2013), Kemp è il secondo giocatore nato in Germania a giocare in Major League in tempi recenti. Nel 2016, dopo alcune sporadiche apparizioni, Kepler ha occupato stabilmente il suo ruolo di esterno. Il 1° agosto divenne il primo giocatore nato in Europa a battere 3 fuoricampo in una partita (il 5° nella storia dei Twins) contro gli Indians. Max Kepler è un giocatore dalle elevate prestazioni: nella settimana del 26 maggio 2019 è stato nominato Giocatore della Settimana; a fine stagione la sua media battuta è stata di .252, l’andata in base di .336 e la media bombardieri di .519 Nonostante il Minnesota sia un paese accogliente (il 39% degli abitanti dichiara di avere origini tedesche e il 32 % scandinave) Maximilian è legato a Berlino, agli amici e compagni con cui ha giocato; così lo scorso novembre, in occasione di Tour europeo di propaganda è stato accolto con grandi feste nella città natale. In Germania il baseball non è lo sport nazionale, ma ciò non significa mancanza di un buon livello di gioco, in particolare nella massima serie. In passato altri berlinesi hanno giocato da professionisti in America: Heiz Becker (1943-1947), Fritz Buelow (899-1907), Ed Eiteljorge (1890-1891), Dutch Schlieberer (1923). Kemp, tedesco, polacco e americano rappresenta un cocktail di successo (peccato che non ci sia un po’ di italiano). Nel nostro massimo campionato non abbiamo avuto berlinesi, ma tedeschi si; uno per tutti, Dave Pavlas. Anche se sono passati più di venticinque anni, molti ricorderanno quel 1994 quando il lanciatore nativo di Francoforte, che aveva avuto una esperienza da professionista coi Cubs nel 1990-91, contribuì tanto alla conquista dello scudetto per Parma. L’anno dopo sarebbe passato agli Yankees, dove avrebbe avuto modo di giocare dopo la conclusione di uno sciopero di quasi otto mesi dei giocatori della Major League. La sua carriera però fu breve (1995-1996), lanciando in venti partite. Max Kepler forse non finirà nella Hall of Fame, ma certamente fa bene al baseball europeo, quello che fa così fatica a emergere. Soprattutto ci aiuta a capire quanto sia importante coniugare abilità e adattare stili di vita per ottenere migliorare (ciò che fanno tanti nostri ragazzi che lavorano, studiano e giocano all’estero). Oggi più che mai ‒ basta solo mettere il naso fuori dalla finestra ‒ si comprende quanto lo scambio produca lo sviluppo di nuove idee, porti a nuovi progetti, crei opportunità…  Bitte, vi devo lasciare: chiamano per salire a bordo… Auf wiedersehen!

Berlin-Schönefeld Airport, 5 gennaio 2020

Italia Softball: le convocate per la Australia Pacific Cup

Passate le feste natalizie e salutato il 2019, inizia l’anno olimpico di Italia Softball che dopo il lancio del “grido di guerra” nel primo giorno del 2020 con l’hastag ufficiale #HicEtNunc (#hereandnow), guarda già al primo impegno ufficiale che la vedrà impegnata nella Australia Pacific Cup (30 gennaio-2 febbraio) al Blacktown International Sportspark di Sydney. Ed è già tempo di scelte per il manager azzurro Enrico Obletter che ha diramato l’elenco delle atlete, 20, che formeranno il roster impegnato in terra Aussie. Ad integrare lo zoccolo duro che si è guadagnato la qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020, alcune novità.

L’elenco completo delle 20 convocate:

  Cognome Nome POS B T
1 Birocci Lisa Ann P/DP R R
2 Cacciamani Ilaria P R R
3 Carosone Emily IF L R
4 Cecchetti Elisa C/OF R R
5 Cecchetti Greta P R R
6 Cecchetti Lara IF R R
7 Edwards Sarah Beth IF L L
8 Filler Andrea IF R R
9 Gasparotto Marta IF R R
10 Howard  Andrea IF/OF R R
11 Koutsoyanopulos Giulia Metaxia IF R R
12 Lacatena Alexia P R R
13 Longhi Giulia IF R R
14 Marrone Fabrizia OF L L
15 Nicolini Alice P R L
16 Piancastelli Erika C/IF R R
17 Ricchi Beatrice OF R R
18 Rotondo  Alessandra C/IF L R
19 Sheldon Melanie C/IF R R
20 Vigna Laura OF L L

In Australia a coadiuvare la guida tecnica azzurra ci saranno i coach Federico Pizzolini e Giovanna Palermi e lo staff medico formato dal dottore Gaetano Schiavottiello e dai fisioterapisti Ulises Hernandez ed Elio Paolini.

Per l’Italia il torneo inizierà alle ore 16 locali (le 6 italiane) di giovedì 30 gennaio contro il Messico, altra nazionale che sarà presente a Tokyo, con un immediato doubleheader che la vedrà scendere di nuovo in campo alle 19.30 contro la seconda squadra australiana, la Travelodge Aussie Spirit. Venerdì sarà poi la volta della sfida al Giappone (ore 13.30 locali) e dell’incrocio con la Nuova Zelanda (ore 18.30). Per le azzurre il girone all’italiana si concluderà sabato 1 febbraio con le partite contro Cina Taipei (ore 11 locali) e Australia (ore 16). L’ultimo giorno del torneo sarà invece dedicato alle finali per decidere la classifica della Australia Pacific Cup.

Aspettando il Natale

di Giuliano Masola. È tempo di scambi augurali: un momento di incontro fra il virtuale e il reale (dai cellulari allo spumante e al panettone il passo è breve); è un momento in cui vorremmo apparire tutti un po’ più buoni. Nonostante il passare del tempo, certe abitudini è meglio conservarle, così oltre a Santa Lucia, possiamo scrivere a Babbo Natale (confesso che mi fido più della prima poiché la mia vista lascia a desiderare). Il logorio del tempo assieme a quello della vita moderna, come recitava un vecchio slogan di un amaro a base di carciofo pubblicizzato da Ernesto Calindri, produce i suoi effetti, per cui scrivo la letterina anche per una questione pratica, visto che per il nostro fisico la tecnologia non ha ancora pronti tutti i pezzi di ricambio. In questa situazione quindi non c’è da meravigliarsi se da alcune parti, tenuto conto di ciò, si fanno considerazioni sulla necessità dello svecchiamento (alias togliere il disturbo): occorre essere realisti.

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Allunando

di Giuliano Masola. Ormai sta terminando l’anno che ricorda il cinquantenario dello sbarco sulla luna (col Montanara eravamo nel frattempo sbarcati a Ventimiglia, un posto molto più difficile da raggiungere, soprattutto per ritornare). Come mi ricorda spesso un tale, “la storia è storia”, sarà così. Quell’avvenimento ha dato lo spunto a Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice di grande successo, ma non per questo amata da tutti, trasse spunto proprio da questo avvenimento per il suo libro “La Luna di Oriana” (Rizzoli, 1970). Si tratta di una sorta di intervista in cui si evidenzia la normalità di queste persone destinate a diventare un simbolo per tutta l’umanità. Mentre gli astronauti stanno tornando, il presidente Nixon va a Washington a vedere la partita di baseball, prima di imbarcarsi sulla Hornet, la nave che recupererà gli astronauti, per congratularsi con loro. Chi mantiene i contatti dal centro spaziale di Houston, invece, preferisce stare sul diamante: “A New York, la scorsa notte, Babe Ruth è stato definito il più grande giocatori di tutti i tempi e Joe Di Maggio è stato definito il più grande giocatore di baseball vivente. Mario Andretti ha vinto la Centomiglia di Trent ed è ora il primo corridore automobilistico degli USA. Armstrong, che ha lasciato le sue impronte sulla Luna ma che sta coi piedi in terra, si informa, anche a nome dei compagni, come vanno le azioni della Industrials. Persone normali, quelle che possiamo incontrare ogni giorno, di cui non riusciamo a immaginare cosa c’è dietro i loro modi di fare, quelle non concedono nulla alla spettacolarità. Come riporta la Fallaci, amano il barbecue e lo approntano con cura; poi, la domenica in particolare, seguono il baseball. Ed è proprio questo che fa compagnia agli astronauti nel lungo e rischioso viaggio: “Allora Houston non ha giocato ieri?”. Sembra incredibile quanto sia importante la quotidianità in ogni momento, in ogni dimensione. E quotidianità è anche l’euforia che viene del successo, che fa sembrare quei balzi sulla superficie lunare dei tentativi di danza di chi ha alzato un po’ il gomito. “Secondo me è più importante star bene, aver soldi, che comunicare con gli altri, e poi guardi: forse che le mie amiche di Roma mi comunicano qualcosa di più degli americani? Mi si dice: ma gli americani parlano solo di baseball, di soldi, dei prezzi al mercato. Bè? E in Italia si parla di qualcos’altro? Il mondo è tutto uguale, ormai, e allora tanto vale stare nel paese che ti offre più soldi e comodità”. Come è noto, la scrittrice ha preso delle posizioni molto precise, dure, praticamente senza appello in alcune occasioni, ma in questa cerca di mantenere un livello colloquiale, per quanto studiato (la Fallaci non lasciava nulla al caso). Le interviste di Oriana sono quasi leggendarie, criticabili forse, ma senz’altro attraenti. E il baseball ogni tanto scaturisce quasi automaticamente, grazie anche alla sua frequentazione e abitazione newyorchese. Ci sono dei brevissimi passaggi che sembrano lanci a effetto, quelli che ti fanno guardare stupito la palla che passa sul piatto. La descrizione dell’incontro con Pier Paolo Pasolini ne è un esempio; «Eccolo che arriva: piccolo, fragile, consumato dai suoi mille desideri, dalle sue mille disperazioni, amarezze, e vestito come il ragazzo di un college. Sai quei tipi svelti, sportivi, che giocano a baseball e fanno l’amore nelle automobili…”; in un paio di righe c’è tutto. Come detto il baseball è America, e viceversa, nonostante la compresenza di sport che attirano milioni di spettatori, come football, basket, hockey su ghiaccio, ecc. Penso sia noto a tutti quanto sia costata in lutti la guerra del Vietnam. Una guerra in cui anche le donne hanno partecipato, pur trovando atteggiamenti non proprio gentili: “Non ho nessun desiderio di rivederla, signora: perché la guerra non è ciò che lei crede. Non è…’come aveva detto Bill?’…una partita di baseball. Lo chieda a suo figlio, signora” (“Penelope alla guerra”, Rizzoli, 1962). Siamo d’accordo sulla grande differenza: nel baseball si eliminano gli avversari, non si ammazzano. Basta. Vi ho stufato, e avete ragione, ma  in fondo, pensate di essere a una partita, magari una di quelle che si trascina stancamente, una di quelle in cui tutti sperano che finisca il primo possibile, dove lo spettacolo, salvo qualche sprazzo, lo si vede solo tramite l’immaginazione. D’altronde, penso che l’inverno sia una sofferenza per tutti. Anche se guardi quella bella fila di libri, videocassette e dvd che potrebbero offrirti un po’ di aiuto, proprio non ce la fai. L’inverno è ancora lungo, anzi astronomicamente deve ancora cominciare. Così, speri di incontrare qualcuno per strada, uno di quelli che trovi normalmente in campo, per scambiare due parole:”cosa fai l’anno prossimo, giochi ancora, con chi sei…” e via così. Allora, come oggi, mi metto davanti a un foglio elettronico e lascio che la mente divaghi o meglio vaghi: potrebbe venirmi qualche idea geniale, mah! Per fortuna che è uscito un barlume di sole in questa giornata fredda. Sai che faccio: quasi quasi scrivo qualcosa di baseball: magari trovo qualcuno disposto ad annoiarsi insieme a me…

Giuliano Masola, 5 dicembre 2019.

Presentazione nuovo manager Italia Baseball Mike Piazza

Fibs. Nel suggestivo scenario del Salone d’Onore del Coni a Roma è stato presentato ufficialmente il nuovo manager di Italia Baseball Mike Piazza. Ad aprire il pomeriggio tanto atteso dal mondo del batti e corri italiano è stato il padrone di casa Giovanni Malagò, presidente del comitato olimpico italiano: “Credo che la scelta di Piazza sia una scelta forte ma coraggiosa e il nome di Piazza è una garanzia nel mondo del baseball. Il carisma, la personalità, la sua carriera agonistica sono la migliore assicurazione per il baseball italiano del futuro. Il baseball italiano ha sempre avuto una posizione di leader in Europa e vogliamo che torni ad esserlo. Questa scelta è anche uno stimolo all’ambiente, un ambiente frizzante dove è importante che tutti si remi nella stessa direzione. Sarà una lunga cavalcata che, molti dicono, dopo Tokyo 2020 potrà continuare per ripresentarsi a Los Angeles 2028”. Dopo il discorso alla platea, il presidente del Coni si è rivolto direttamente a Mike Piazza dandogli il benvenuto e proferendo ancora elogi per la sua carriera.

La parola è quindi passata al presidente FIBS Andrea Marcon che ha sottolineato: “È una giornata importante e particolare per la nostra Federazione e riabbracciamo volentieri il rientro di Mike nella nostra famiglia che attraversa un momento in cui il baseball sta ancora patendo per la qualificazione olimpica di settembre. Avevamo iniziato un progetto con Gibo Gerali, che voglio ancora una volta ringraziare, e anche con Mike seguiremo la stessa falsa riga con 8 anni davanti”. Il massimo dirigente federale ha poi spiegato come si è arrivati a questa scelta: “L’idea di Mike Piazza come manager è nata qualche settimana fa da una telefonata ricevuta del vicepresidente Fabrizio De Robbio e sul momento ho pensato che, con le numerose cose da fare che aveva da fare Mike, non sarebbe stata una strada percorribile, invece sono bastati pochi minuti durante il nostro incontro per avere il suo sì. A chi mi ha chiesto come ho fatto a convincerlo, ho risposto che gliel’ho semplicemente chiesto trovando una risposta entusiastica da parte sua. Spero davvero che i nostri ragazzi si facciano trascinare da anche solo un decimo dell’entusiasmo che ha mostrato Mike nell’accettare questa avventura”.

Dopo il filmato di presentazione del nuovo manager azzurro ripercorrendo i suoi 16 anni in MLB da giocatore, dove per ben 12 volte è stato All Star, e le sue prime esperienze con la casacca dell’Italia sia da giocatore, World Baseball Classic 2006, sia da tecnico, WBC 2009 e 2013 ed Europei 2010 e 2012, la platea è stata catturata dalle prime parole di Mike Piazza nella sua nuova veste, partita con una battuta: “Se facessi da manager quanto fatto da giocatore sarei felice” per poi proseguire in un tono più serio: “Sono onorato e orgoglioso di essere il manager di questa nazionale e l’ultima volta che ho fatto parte dello staff dell’Italia abbiamo vinto 2 titoli europei. Sono ottimista  ma bisogna lavorare e il futuro sono convinto che sia luminoso. Dovremo lavorare sodo, con disciplina e passione per cercare di essere uno dei migliori programmi in Europa. Voglio ringraziare il presidente Marcon per questa possibilità, il CONI per il sostegno che dà allo sviluppo del nostro sport. Sono convinto e fiducioso per lo sviluppo del baseball in Europa e soprattutto in Italia”. Piazza ha quindi concluso il suo intervento rivolgendo un pensiero ed un augurio alle azzurre di Enrico Obletter: “Voglio infine fare i complimenti alla Nazionale di Softball per la qualificazione olimpica raggiunta e fare loro un grande in bocca al lupo. Sono per noi una grande ispirazione e vogliamo seguire il loro cammino con l’obiettivo delle Olimpiadi del 2028”. Ad una precisa domanda su come il suo ingresso nella Nazionale possa portare dei benefici in termini di collaborazione con giocatori e tecnici di Oltreoceano, la guida tecnica azzurra risponde convinto: “È assolutamente nei piani, ho già ricevuto contatti con giocatori che vogliono giocare ma anche tecnici che vogliono far parte dello staff della Nazionale, ma voglio coinvolgere i tecnici italiani perché consentano una crescita dei nostri atleti che sono il futuro del baseball italiano”.