Il verbale della riunione tra Fibs e società. Preoccupazione per i giocatori italiani.

 

Le voci si rincorrono, le società lavorano a fari spenti, i giocatori si preoccupano.
La riunione di Bologna dello scorso 10 ottobre tra Fibs e società dell’Ibl ha fissato i punti salienti della programmazione del massimo campionato 2018 creando opportunità di mercato mai sperimentate fino a pochi mesi fa e, con esse, nuovi criteri di allestimento delle squadre.
Vi proponiamo il verbale integrale della riunione bolognese per consentire un’attenta analisi della situazione e un dibattito sui social supportato da dati oggettivi.

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Baseball, fra Storia ed Economia

di Giuliano Masola. Il 10 novembre, nella rubrica di Rai Storia “Passato e Presente” condotto da Paolo Mieli, con la partecipazione di Lucio Villari e di alcuni giovani dottorandi, è stata trattata l’origine della “Catena di montaggio”. La cosa che mi ha colpito ‒ e soprattutto colto impreparato ‒ è che l’origine di quella che si può definire la seconda rivoluzione industriale  viene dal Baseball. Frederick Winslow Taylor, nato a Germantown, Pennsylvania, il 20 marzo 1856 e morto a Philadephia il 21 marzo 1915, avrebbe potuto studiare a Harvard, ma la salute cagionevole glielo impedì. Nel 1874 fece l’apprendista operaio e ciò gli consentì di vivere e comprendere le dure condizioni di vita dei lavoratori. Grazie agli studi serali riuscì a laurearsi in ingegneria meccanica nel 1883. “One best way”, cioè il miglior modo per compire una operazione, era legato al concetto di specializzazione derivante dall’analisi dettagliata delle singole parti di un’azione. Lo sviluppo del suo pensiero è espresso in “Shop management” (1903) e, soprattutto, in “The Principals of Scientific Management” del  1911  (per chi volesse approfondire, Paolo Fabris,“L’organizzazione scientifica del lavoro”, 1967). Henry Ford partirà dalla teoria di Taylor per creare la moderna catena di montaggio: taylorismo e fordismo sono considerati quasi sinonimi. Non si hanno notizie di Taylor come giocatore di baseball; fu invece un bravo tennista e un buon giocatore di golf (quarto ai Giochi olimpici di Parigi nel 1900). La ricostruzione di Paolo Mieli si apre con un breve filmato in cui si vedono due lanciatori: uno che lancia da sopra (Giulio Glorioso) e l’altro da sotto (che non sono riuscito a individuare). Leggi tutto “Baseball, fra Storia ed Economia”

Campionato 2018: società al lavoro, mercato in fermento

 

 

Tutti invitano alla cautela. Tutti dicono di aspettare il 15 dicembre, data di chiusura delle iscrizioni alla prossima Italian Baseball League. Però, nonostante Fibs e società non abbiano ancora trovato un accordo definitivo sulla formula del prossimo massimo campionato, tutte le squadre si stanno muovendo per la costruzione delle formazioni con le quali presentarsi ai nastri di partenza.

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Desperado

di Giuliano Masola. Ascolta, stai facendo un grosso errore a occuparti di Baseball. È un gioco noioso, con tantissime regole; si sa più o meno a che ora inizia una partita, ma non si sa quando finisce. Ci vuole tanto, troppo tempo per imparare, a meno che non sia già nato con mazza, palla e guanto in mano. C’è chi sostiene che è un gioco di squadra, ma quando sei in battuta, o sul monte sei tremendamente solo. I campi sono sempre troppo corti, per cui se sbagli un lancio, la palla finisce fuori e gli avversari si fanno beffe di te. Se ti senti troppo forte in battuta, fai la fine di Casey. E poi, costa tanto. Pensare di farci i soldi, almeno da noi, è una pia illusione. C’è chi dice che è formativo, che insegna a fare squadra: ma quando si vede una squadra in cui tutti si presentano in orario agli allenamenti, o alla partita? Coloro che pensano che il baseball sia formativo, hanno solo da sperare nei miracoli. Quante volte abbiamo visto squadre vincenti disfarsi come la neve al sole. E la panchina cos’è: per tanti una maledetta sala d’aspetto. Non parliamo degli aspetti organizzativi, basati su un volontariato più insicuro dei contratti a termine. Il lavoro dei dirigenti è sostanzialmente incompreso, ma da loro si pretende la soluzione di ogni problema, sperando che il presidente trovi i soldi per il campionato. Fare programmi è una scommessa, per cui anche i migliori tecnici e preparatori sono costretti ad improvvisare, non sapendo mai chi ci sarà all’allenamento. Partite poche, con relativa sufficiente qualità. Si fa di tutto per avere impianti accettabili; talvolta si riesce ad averli, ma quasi nessuno ha la possibilità di gestirli senza far pesare sulla comunità almeno i costi di esercizio. Va da sé che di luci accese se ne vedono sempre meno. In tutto questo c’è un grande risvolto educativo: dare la colpa agli altri, al fato. Ciò si traduce in pochezza mentale, in banale stupidità. Come dicevano gli antichi “Beati monoculi in regno coecorum”, in un mondo di ciechi, chi ha un occhio solo trionfa, Ma c’è qualcuno che almeno un occhio ce l’ha? Problemi, però, non ce ne sono: basta sfogliare il catalogo delle aziende che forniscono materiali per rendersene conto. Ma dove sono queste aziende? On line, il più delle volte. Tutto è bello, attraente… e costoso. Stamattina parlavo con un tale, che mi ha detto che i tre figli che giocavano a baseball hanno smesso; lui però continua a interessarsene. Non so cosa facciano attualmente questi giovani, ma è certo che non hanno trovato quanto loro era stato detto all’inizio. In questi giorni in cui si comincia a programmare la prossima stagione, penso che più di un dirigente e allenatore abbia le mani nei capelli, se gliene sono rimasti. C’è da destreggiarsi fra tipologia di campionati e date di nascita e, soprattutto, fare i conti con la disponibilità finanziaria. Gli sponsor vanno e vengono, nonostante tutti gli accordi, anche formali. La crisi economica è un buonissimo e facile motivo, per lasciare. Si vive un po’ alla giornata, sperando nei miracoli. Si punta sulla squadra vincente, quella che  farà piovere un po’ di soldi in tasca. In aggiunta o in alternativa, c’è il campione del futuro: non ha ancora finito le elementari, ma si capisce subito cosa potrà diventare… a meno che non cambi sport (cosa non rara). In questo tantalico sacrificio, però abbiamo molte cose che ci alleviamo la fatica e aiutano a ben sperare:  coppe e controcoppe, Olimpiadi e Mondiali. Costano tanto, ma vuoi mettere il prestigio, se vinci? Peccato che anche gli altri vogliano vincere. Quando lavoravo in una grande azienda, ogni anno, proprio di questi tempi, si faceva il budget, cioè la previsione per l’anno successivo e un piano per quattro anni a seguire. Ovviamente, tutti parlavano di crescita senza soluzione di continuità. In uno dei tanti incontri, il capo delle vendite di allora disse: “Ma gli altri lo sanno?”, sottinteso “che vogliamo prendere le loro quote di mercato?”. Certo, noi questi problemi non li abbiamo; saremmo già dei signori se potessimo aprire un banco in Ghiaia. La cosa bella e interessante sarebbe quella di vivere la nostra “situazione disperata, ma non seria”, al modo di Totò o di Titina De Filippo, cioè con quell’ironia di chi, pur nelle maggiori difficoltà, sa cogliere il lato umoristico delle cose, parametrarsi senza falsa arroganza, ma anche senza remissività. Così in questo giorni in cui Oltreoceano le luci sono ancora accese, ci troviamo stanchi e intristiti, e dobbiamo dar fondo a tutta la nostra volontà per riprendere. Non è che non possiamo farci niente, è che non abbiamo idee, che anziché lavorare in gruppo, continuiamo a stare nel nostro orticello. Mah…

Giuliano Masola, 30 ottobre 2017

ps: Mi è costato molto ribaltare quanto espresso nella famosa lettera di Babe Ruth, che resta per me un costante punto di riferimento. Ormai quasi nessuno se la ricorda e, molto probabilmente non l’avrà mai letta. Forse, varrebbe la pena, fra le tante cose che scarichiamo da internet, cercarla. “Ascoltami Jimmy, stai facendo un grosso errore a non interessarti di baseball… poiché alla vita ti prepara…”