Salvati dallo Slow-pitch?

Girovagando in internet, con le dovute cautele, si possono trovare tante cose interessanti. Una di questi è un filmato del 1924 che riprende una partita di baseball sul ghiaccio, dove si evidenzia la partecipazione soprattutto di ragazze. La palla, come si usava allora veniva lanciata da sotto: un giro di mazza e una gran corsa sui pattini da una base all’altra. Le scivolate erano praticamente automatiche, con attaccanti e difensori  che finivano distesi e abbracciati sul ghiaccio; le basi erano costituite da piccoli accumuli di neve, in modo da evitare infortuni. Si potrebbe pensare che è una storia vecchia, passata, ma in realtà non è così, poiché ancora oggi, nei college in particolare, si gioca sul ghiaccio come attività precampionato.  

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1949-2019, Un passo alla volta

di Giuliano Masola. Credo sia sempre importante sapere dove ci troviamo e perché. Nei manuali degli anni Sessanta-Settanta, si suggeriva agli allenatori, per prima cosa, di compiere un giro delle basi coi potenziali giocatori per far comprendere loro sia il percorso, sia la diversa visione che si aveva da ciascun punto del diamante. Quando si comincia tutto è difficile: anche i migliori giocatori di gerlo (o lippa) vanno in crisi. L’allenatore deve pur raccontare, spiegare i motivi per cui si gioca in un certo campo, in un certo modo, con termini che non sono esattamente quelli usati nei borghi e nelle piazzette. “Cos’è il baseball?” è la domanda ricorrente cui occorre dare una risposta semplice, se vogliamo pop, nel senso di “popular”, come un certo genere musicale. Anche in questo caso occorre partire da lontano. Gli antichi Greci nella loro impresa di colonizzatori, sentivano la necessità politica e religiosa di spiegare cosa c’era alla base della loro nuova città, in una nuova terra, per cui il mito fondativo legato all’”ecista” (cioè al capo della spedizione) e al dio o alla dea che li guidava, diventava fondamentale. La trasmissione orale trasformava rapidamente i fatti in racconti. Anche nel baseball la narrazione non è esattamente una puntuale descrizione degli avvenimenti per cui c’é chi afferra al volo la situazione (passando immediatamente da giornalista a esterno, si potrebbe dire).

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Serie A1 Softball, Sabato 30 Marzo al via il campionato

Opening Day: è il giorno forse più atteso di tutta la stagione; il giorno per cui nel softball (ma accade anche per il baseball) si sogna per un inverno intero; il giorno in cui si comincia a trasformare tutto il lavoro fatto in preparazione a secco. Quest’anno, l’Opening Day della Serie A1 di Softball arriva prima che il mese di marzo abbia fine e le dieci squadre iscritte al campionato scenderanno in campo tutte (più o meno contemporaneamente) nella stessa giornata: sabato 30 marzo 2019. Da qui alla fine del mese di giugno, quando poi le attività internazionali delle nazionali (e quella delle azzurre, la prossima estate, sarà una attività particolarmente importante, con l’obiettivo di centrare la qualificazione per tornare a giocare un torneo olimpico, a Tokyo 2020) assorbiranno ogni stilla di sudore, ogni energia, saranno tre mesi intensi (anche se per tre squadre vi sarà una appendice nelle prime due settimane del mese di agosto prima della trasferta californiana della Nazionale Under 19), per cercare di centrare l’obiettivo playoff.

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L’Italia Baseball vince 7-2 contro Paradise Valley Community College

Fibs. Vince anche contro la squadra del Paradise Valley Community College l’Italia di Gilberto Gerali, impegnata nello stage di allenamento di inizio stagione in Arizona. Gli azzurri hanno sconfitto gli universitari statunitensi 7-2, grazie a una solida prova in attacco, nel quale si è distinto Leo Zileri, autore di un fuoricampo da 2 punti al quinto inning, che è risultato quello decisivo, e anche una buona alternanza sul monte dei lanciatori.

Come partente Gerali ha scelto Alessandro Maestri che, in 3 riprese, ha concesso una sola valida e con 34 lanci ha ottenuto sei eliminazioni in diamante e due out al volo. Primo rilievo Diego Fabiani: anche per lui 34 lanci (in 2 riprese) con uno strike-out, 2 basi ball e un punto subito. 2 riprese a testa anche per Yomel Rivera (37 lanci, 4 K, 2 basi ball e 1 valida) e Filippo Crepaldi (27 lanci, 1 K, 1 base ball, 1 valida e un punto).

In attacco primo punto al primo inning con Alessandro Vaglio, spinto a casa da una volata di sacrificio di Alex Sambucci. Ancora Vaglio segna, insieme a Zileri, sull’homer dell’esterno parmense. Sempre al quinto inning i punti di Mattia Mercuri e Federico Celli (entrambi in base per 4 ball), segnati su valida di Alessandro Deotto. Poi un’altra base ball a Sebastiano Poma e una valida di Mercuri fruttano due punti su doppio di Celli.

Prossime due partite (le ultime del collegiale) venerdì 28 e sabato 29 marzo, alle 13.00 (le 21.00 in Italia) contro i Toros di Tijuana, la squadra di Mexican League per la quale Alex Liddi ha giocato nella stagione 2017, vincendo il titolo nazionale.

PROGRAMMA E ROSTER COMPLETI

Prima vittoria azzurra in amichevole con la Grand Canyon University
Mali d’inizio stagione: niente da fare contro gli A’s per la squadra azzurra

Nella seconda uscita in Arizona l’Italia cede agli Athletics

Esordio a Mesa con pareggio per gli azzurri di Gerali

Metti Ichiro nel motore

di Giuliano Masola. Mi sarebbe piaciuto essere fra i 45 mila del Tokio Dome a vedere l’ultima partita di Ichiro, il 21 marzo, al termine del secondo di due incontri fra i Mariners e gli Athletics. Una volta il grande campione disse che era caratteristico dei Giapponesi spegnere le personali emozioni, ma questa volta la cosa è stata diversa. Certamente giocare da professionista ad altissimo livello fino a 46 anni non è cosa da tutti i giorni, poiché occorre associare al talento una costante cura di se stessi, sia fisco che mentale, e la capacità di sviluppare le abilità nel tempo, con quel po’ di fortuna che non guasta. Che di cognome faccia Suzuki pochi lo ricordano ‒ per noi la Suzuki è una moto dalle brillanti prestazioni, di quelle da impennata ‒ anche perché sulla casacca da pro delle Grandi Leghe c’è il nome di battesimo, quello che normalmente in Giappone viene designa il primo nato. E non il cognome.

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