“Ho vinto le mie battaglie”: Pietro Fortini parla con orgoglio del suo progetto per un grande Nettuno.

 

<E’ stata una lunga battaglia ma adesso lo posso dire con grande soddisfazione: ho vinto>.

Pietro Fortini, patron del Nettuno dei diciassette scudetti, può legittimamente dire di aver raggiunto gli scopi che si era prefissato. E annuncia al mondo del baseball il ritorno del <vero, grande Nettuno>.

<Gli altri sono falsi d’autore e noi vogliamo distinguerci. Abbiamo già iniziato a farlo: il nome del Nettuno Baseball Club 1945 apparirà sui biglietti d’ingresso allo stadio e sugli abbonamenti. Sono reduce dal primo allenamento nel nostro stadio e posso dire che c’era un bellissimo ambiente. Fabbri e falegnami al lavoro sulle strutture, diciotto persone a sistemare un campo che era distrutto, più di cento spettatori sugli spalti, giocatori sorridenti e soddisfatti. Si lavora a tempo pieno per arrivare pronti all’inizio della stagione>.

Pietro Fortini con Lenny Randle – foto mlbblogger

Un grande risultato se si pensa da dove, poche stagioni fa, erano ripartiti Fortini e i suoi collaboratori.

<Soli contro tutti. Stadio chiuso, corrente elettrica staccata, l’invenzione di una seconda squadra di Nettuno per arrivare a un campionato con otto partecipanti. Poi, con la Federazione garante, mi avevano convinto a fare una squadra unica con il passaggio di alcuni giocatori a prezzo simbolico: in quel frangente ho scoperto di avere a che fare con persone che pensavano solo al loro tornaconto personale ed economico. Persone che non volevano bene al baseball. Non mi sono arreso e ho ricominciato daccapo. Lo scorso anno abbiamo partecipato alla serie A federale con l’obiettivo di ritornare nel massimo campionato ma mi sono sentito dire dalle altre società – le famose sette sorelle – che non avremmo potuto farlo perché c’era già un’altra squadra nel raggio di 25 chilometri>.

Quello che valeva due anni prima per altri non valeva più per voi?

<Esatto. Non era una battaglia contro la mia persona, volevano eliminare il grande Nettuno. Io però non ho paura di nessuno: ho combattuto e adesso posso dire che ho vinto la mia battaglia. Il Nettuno Baseball Club 1945 è tornato in serie A1, ho preso in gestione lo Steno Borghese, ho creato una squadra con il cuore nettunese e adesso sono pronto a giocarmela con tutti.>

Nel frattempo è cresciuta in città la considerazione per Fortini e il suo gruppo di lavoro in modo quasi esponenziale.

<La mia idea è quella di formare una squadra dalla forte identità nettunese. Già lo scorso anno i ragazzi locali hanno iniziato a chiedere di venire a giocare con noi e – anche con un notevole sforzo economico – li abbiamo portati a casa creando un gruppo che risponde in pieno al mio modello. Attualmente abbiamo cinque ragazzi impegnati nel raduno della nazionale, altri di maggiore esperienza potrebbero essere chiamati in azzurro in qualsiasi momento: in Italia non ci sono società al nostro livello per quanto riguarda il settore giovanile. E il prossimo anno ne riporteremo a casa anche altri>.

Pietro Fortini con Paolino Ambrosino, primo colpo di mercato del Nettuno Baseball Club 1945

Non solo risultati sportivi, per Fortini. Anche un progetto teso a riportare Nettuno ai vertici del baseball nazionale ed europeo.

<Non abbiamo preso in gestione soltanto lo Steno Borghese. Nei giorni scorsi abbiamo raggiunto l’accordo anche per il controllo del campo del San Giacomo, struttura fondamentale per l’attività giovanile. Nel corso dell’inverno abbiamo pienamente sfruttato gli impianti coperti dell’Accademia, progetto vincente per il futuro per il quale bisogna ringraziare soprattutto Roberto De Franceschi e Leo Mazzanti. Vogliamo essere un punto di riferimento per l’intera città non solo attraverso i risultati sportivi. I segnali non mancano. La sede della società è stata ad Anzio e Roma: ora l’abbiamo riportata al centro di Nettuno, a Palazzo Borghese. Forte Sangallo è diventato la sede del Museo del Baseball, altro evidente segnale della nostra volontà di ritornare nel cuore della città>.

Roberto De Franceschi, responsabile Accademia di Nettuno – foto baseball.it

Il rapporto di Pietro Fortini con i ragazzi della propria squadra non si ferma però solo all’ambito sportivo.

<Non si può vivere soltanto di baseball. Personalmente punto a una squadra formata dai migliori nettunesi ma voglio proporre ai miei ragazzi anche qualche garanzia per il futuro. Non a caso quest’anno abbiamo offerto a quattro giocatori la frequenza serale al quinto anno di ragioneria: a giugno si diplomeranno e si garantiranno un ingresso più semplice nel mondo del lavoro. Per altri ci siamo adoperati per trovare impieghi presso aziende della zona e alcuni hanno già iniziato a lavorare>.

Rimane da analizzare -last but non least – l’aspetto sportivo. Per il Nettuno Baseball Club 1945 e per Guglielmo Trinci si prospetta un campionato di vertice con l’obiettivo di rivaleggiare con le altre storiche grandi del baseball italiano. Il lanciatore Richmond, canadese con tre World Baseball Classic e un’importante esperienza in Major League nel palmarès, formerà con Frias una coppia di lanciatori davvero di prim’ordine.

Gugliemo Trinci, Manager del Nettuno Baseball Club 1945 – foto fibs.it

<Guglielmo è un leone. Nel corso dell’inverno ha lavorato con i ragazzi anche fino alle dieci di sera nella struttura dell’Accademia. C’è voglia di competere ai massimi livelli: abbiamo una bella squadra, ricca di giovani nazionali, di giocatori più esperti e di stranieri di ottimo livello. Nettuno avrà il baseball che si merita. Se lo segni pure lei, Calestani: siamo tornati>.

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