Il diamante fa 90, Pitagora permettendo

di Giuliano Masola. A fronte di un titolo del genere, gli amanti del lotto potrebbero sobbalzare un poco, poiché è la paura che fa 90, rifacendosi anche al film di Ettore Sgraffigna del 1951 con Ugo Tognazzi e Silvana Pampanini. Però, attenti agli slider! È tempo di esami e di scrutini: statisticamente, non tutti saranno promossi; fra questi alcuni dovranno ripetere l’anno oppure sostenere gli esami di riparazione. Per la maggior parte di tutti noi, l’estate rappresenta un periodo intenso, poiché l’attività non si ferma; anzi, trova i momenti molto interessanti e importanti con le qualificazioni alle fasi finali dei campionati, le selezioni, i camp, i tornei, ecc. Insomma, si ha da sudare. Prepararsi agli esami non è mai facile e ognuno ha una propria procedura, sia che si trovi sotto l’ombrellone o fra le aure fresche della montagna. Mi sento sempre un ragioniere del “Melloni”, di quelli diplomati nel ’67; ricordo ancora le difficoltà incontrate in Computisteria di fronte a pesi e misure come iarde, piedi, bushel, cwt, dollari e sterline; il tutto da tramutare in metri, tonnellate e lire correnti, prendendo spunto dai trasporti, soprattutto marittimi, e dai rischi derivanti. Anche nel baseball è stato necessario tradurre misure e dimensioni nel sistema metrico decimale. Le dimensioni di un campo, in particolare del diamante, offrono una ottima occasione di ripasso, anche per il regolamento. Il campo interno è un quadrato di 90 piedi (27,43 m), ma le basi sono posizionate: all’interno, o no? Sembra una sciocchezza, ma la risposta non è facile; confesso di aver sbagliato anch’io: 1^, 3^ e il piatto di casabase sono all’interno, mentre il centro della seconda è all’incrocio delle linee che vanno dalla parte esterna di 1^ e 3^, per cui fuoriesce in parte. La pedana è a 60.6 piedi dal piatto (18,44 m); teoricamente dovrebbe dovuta essere posta a 60 piedi, ma chi per primo prese le misure, considerò la parte interna della propria scarpa, anziché quella esterna. Per le basi si passa dalle iarde ai pollici, per cui 1^, 2^ e 3^ hanno il lato di 15 pollici, mentre il piatto – un pentagono irregolare – ha il fronte di 17, i due lati più corti di 8,5, mentre i restanti, convergenti sulle linee di foul, sono di 12. Poi, si passa dai poligoni ai cerchi, ad esempio quello di attesa del battitore e, nel caso del softball, quello intorno alla pedana di lancio. Ce n’è per tutti i gusti, dalla semplice trasformazione da iarde e pollici in metri e centimetri, all’utilizzo della √2 – conosciuta come costante di Pitagora – e dell’inarrivabile Π (pi greco). Dalle triangolazioni di tutti i tipi, poi, si può passare alle dimensioni di palla e mazza, considerando anche il peso, per cui si cominciano a usare le once: non c’è proprio da annoiarsi. Non sono mai stato tanto bravo in algebra e geometria; in seconda superiore mi sono salvato grazie ai logaritmi. Chissà perché mi attiravano le mantisse – che probabilmente collegavo serpenti di foreste degne di Sandokan. Non immaginavo allora che dalla partita doppia sarei passato ad arbitrare doppi incontri, anche se il baseball era già entrato in me: i segni premonitori non sempre si captano. In questa estate che si presenta torrida, ma in cui soprattutto la carenza d’acqua si fa sentire pesantemente, divagazioni su numeri e forme geometriche possono sembrare futili, e probabilmente lo sono. È bene ricordare, però, quanto lavoro è stato fatto sulla base di questi, soprattutto da quando lo “zero” ha permesso di fare un balzo nel computo, e non solo. Impianti non correttamene dimensionati, ad esempio, producono perdite d’acqua, impedendo una corretta manutenzione e disperdendo il vitale elemento; anche idraulici manutentori devono fare dei calcoli (in pollici francesi, eventualmente). Sotto ombrelloni dalle diverse fogge, che possono diventare moderne meridiane, aiutandoci a stabilire l’ora se non abbiamo l’orologio, o nel fresco ristoro delle baite, i neuroni devono continuare a funzionare. Basta portarsi dietro una palla, anche di gomma, da rigirarsi fra le mani: sentirne il peso, valutarne le dimensioni. Nel nostro gioco, si sa, non bisogna mai essere completamente fermi, poiché dobbiamo essere in grado di mettere in azione ogni parte del nostro corpo il più rapidamente possibile; ci aspetta un lancio, una battuta, un tiro, una presa e una corsa. I tempi in cui viviamo sono difficili, ma quando mai sono stati tempi facili? Ciò che a mio parere occorre è un muoverci in continuo, poiché il nostro compito è sempre arduo, dovendo assicurare un futuro a quanto fatto per noi dai nostri predecessori e maestri. Questo futuro è dato dai giovani, dai bambini, che vogliono prima di tutto divertirsi. Per farli divertire ci sono tanti mezzi, anche perché “non di solo baseball vive l’uomo” e dobbiamo considerarlo. Anche quando si tratta di fare i compiti delle vacanze occorre essere convincenti, trovare espedienti simpatici; ad esempio, disegnare un campo da baseball sulla sabbia, o sotto qualche albero secolare. E se poi il settore circolare che divide il campo interno da quello esterno vi crea difficoltà, chiedete a Pitagora: vi suggerirà la soluzione.   Giuliano Masola, 25 giugno 2017

 

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