Italian Baseball League 2017

Doveroso preambolo.
Quando mi è stato chiesto di contribuire alla rinascita della gloriosa testata Tuttobaseball ho accettato volentieri ponendo una semplice condizione.
Il sito vuole proporsi come luogo di informazione, di spunti e di commenti sull’intero mondo del baseball e del softball. L’idea di contribuire alla crescita del movimento offrendo opinioni personali per il dibattito mi è subito piaciuta.
A Luigino Saracchi, editore della testata, ho quindi chiesto carta bianca, la possibilità di esporre il mio pensiero, libero da censure e pregiudizi.
Luigino ha accettato la condizione, sapendo che su alcuni argomenti non avremmo condiviso le stesse idee.
Ciò che leggerete a mia firma sarà quindi riconducibile solo alla mia visione delle cose e alle mie idee e non rappresenterà necessariamente la linea dell’editore: nel momento in cui mi venisse richiesto di condividere idee lontane dalle mie o, peggio, nel quale vedessi censurato il mio pensiero, sarà mia cura salutare e cercare altri luoghi nei quali continuare ad esprimere liberamente le mie opinioni.
P.S. Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto molte richieste di collaborazione. Significa che il nostro sito sta crescendo in termini di visibilità e di credibilità. Mi auguro che anche ai futuri collaboratori venga riservata la stessa libertà di cui, oggi, godo felicemente io.

Nei prossimi giorni presenteremo una serie di schede che introdurranno le otto protagoniste della prossima Italian Baseball League, il torneo più prestigioso del movimento del baseball italiano, quello che insieme alla nazionale maggiore dovrebbe aprire la strada verso l’attenzione dei media e che vedrà protagonisti quasi tutti i migliori rappresentanti del batti-e-corri italiano.
Per non dar adito a strane interpretazioni del mio pensiero desidero chiarire fin da subito che la formula del torneo non mi convince per nulla, figlia di un brutto compromesso tra l’esigenza delle società di contenere le spese e la necessità di mantenere un minimo di visibilità mediaticà

La verità è che si gioca già troppo poco per poterci permettere di ridurre ulteriormente l’attività.

Marco Mazzieri e Giampiero Faraone lo hanno detto chiaramente pochi giorni dopo la conclusione del World Baseball Classic: “In Italia si gioca troppo poco, in un’intera stagione i nostri giocatori disputano poco più del numero di partite che in altre nazioni si giocano in un solo mese”.
Tutti sono d’accordo nell’affermare l’esigenza di giocare di più – possibilmente contro avversari forti – per garantire la crescita dei nostri atleti, ma i numeri dicono che la tendenza è esattamente opposta.
Dalle 3 partite a settimana dello scorso campionato (36 totali di regular season) siamo scesi alle 2 del 2017 (34 gare complessive nella prima fase), riducendo l’Italian Baseball League ad una sorta di serie A federale giocata su più elevati livelli tecnici.
Abbiamo scritto tanto sul Classic, per una settimana ci siamo illusi che i risultati della squadra di Mazzieri fossero lo specchio del nostro movimento. Bene, anche nel caso del Classic i numeri indicano che il movimento prodotto dal baseball italiano è in regresso: nella rosa azzurra del 2009 erano presenti 14 prodotti della IBL, in quella del 2013 ce n’erano 16 su una rosa di 28 giocatori, nel 2017 erano presenti i soli Vaglio, Chiarini, Poma e Crepaldi – quasi mai utilizzati come titolari – ai quali vanno doverosamente aggiunti i nomi di Liddi, Maestri e Colabello.

Claudio Liverziani riceve il premio per il decimo scudetto del Bologna (Ezio Ratti-FIBS)

 

Invece di progredire compiamo passi indietro.

“Quello dell’Ibl è un programma ormai concluso”, ha affermato lunedì scorso il Presidente FIBS Andrea Marcon in occasione della presentazione milanese dei campionati. Ha ragione da vendere, a patto che non caschi in futuro nell’errore di cambiare nome al torneo senza mutarne i contenuti. Un po’ come voler dare una mano di vernice fresca su un muro ormai scrostato. Le pecche tornerebbero fuori dopo un solo giorno.
Sinceramente a me l’idea alla base dellItalian Baseball League piaceva. L’idea, sottolineo. Non l’interpretazione data dalla maggioranza delle società. Mi piaceva quell’idea di franchigia, mutuata dal sistema statunitense (un sistema che funziona da anni e che nessuno si sogna di toccare…) che permetteva ad atleti giovani di giocare un proprio campionato (l’IBL2) avendo l’opportunità di salire e scendere senza limiti dal torneo superiore e iniziare a respirare l’aria del massimo palcoscenico. Chi ci ha creduto ed ha perseguito questa idea ne ha tratto reali benefici. Parma, la realtà che conosco meglio, aveva affidato il progetto ad un tecnico preparato come Gianguido Poma e dopo poco tempo si è ritrovata tra le mani giovani giocatori del calibro di Seba Poma, Benetti, Maestri, Giannetti e Rivera. Campionati di IBL2 vinti da Parma? Nessuno. Playoff di IBL2 giocati da Parma? Nessuno. Però, qualcuno oggi ricorda l’albo d’oro del torneo?
Nettuno, altra realtà che ho conosciuto direttamente, ha portato stabilmente nel massimo campionato Andreozzi, Simone, Pizziconi, Sellaroli, Mercuri, Trinci, Grimaudo… Gli altri?

Soluzioni? Proposte?

Mi guardo attorno e vedo l’esempio del rugby che ha rinunciato ad avere nel massimo campionato due piazze storiche come Parma e Treviso per aderire al progetto di un campionato europeo. I migliori giocatori italiani sono confluiti nei roster di Zebre e Benetton, franchigie federali, che si confrontano settimanalmente con i migliori giocatori continentali. Può il baseball italiano operare un’identica scelta? Può stringere accordi con le altre federazioni per dar vita ad un campionato continentale di livello tecnico superiore ma dai costi molto più elevati per le squadre partecipanti?
Le società lo hanno fatto chiaramente capire: impensabile aumentare gli impegni infrasettimanali, tramontato quindi il sogno di giocare 5 partite a settimana, 20 in un mese, 100 in una stagione.
Ho girato tutti, o quasi, gli stadi d’Italia ma la risposta che sento ininterrottamente da anni è “non ci sono i soldi”.

Una cosa è certa.

Serve una Federazione decisa e coraggiosa che studi un progetto tecnico ed economico a medio termine e imbocchi con decisione la strada che porta agli Europei del 2019 (che, è bene ricordarlo, varranno come qualificazioni ai Giochi Olimpici di Tokyo) e al World Baseball Classic del 2021.
Abbiamo la fortuna di essere rientrati nel gruppo delle Federazioni olimpiche, di avere a disposizione importanti fondi destinati all’attività di vertice.
Se le società hanno l’obiettivo di continuare a ridurre i costi, la Federazione ha la missione di incrementare l’attività, le partite giocate e la qualità degli avversari affrontati.
Ben vengano iniziative come il Torneo delle Accademie MLB, ma è così impensabile la reintroduzione del glorioso Club Italia?
E’ così pellegrina l’idea di prendere i nostri 20 migliori giocatori, affidarli ad uno staff di professionisti a tempo pieno (che non abbiano quindi commistioni o legami con le società per evitare facili speculazioni), e mandarli per 2 mesi nel corso dell’inverno a confrontarsi con i migliori del baseball americano e asiatico?
Dalle 4050 partite giocate in un anno i nostri ragazzi passerebbero a 8090, molte delle quali disputate contro avversari di livello internazionale, il numero minimo per poter competere con i migliori talenti del resto del mondo.

Esulta l’Italia di Mazzieri dopo la vittoria sul Messico (Miguel Tovar-Getty Images)

Il tempo stringe, non possiamo accontentarci di una stagione che rischia di concludersi con uno stage ottobrino della nazionale maggiore e 3 partite amichevoli contro l’Olanda.

Per questo l’attuale formula dell’Italian Baseball League non mi piace, non è complementare ai progetti di sviluppo futuro del nostro movimento. Possiamo analizzare, parlare, scrivere  dell’Italian Baseball League quanto vogliamo, ma il succo rimane condensato in poche righe.
L’IBL 2017? Sarà ancora Bologna contro Rimini, Nettuno o San Marino. Forse Parma, Padova e Novara potranno lottare per i playoff. Guarderemo Padule con grande e sincera simpatia. In un campionato di sole 34 partite saranno decisivi i lanciatori stranieri e gli infortuni. E, magari, un po’ di pioggia.

L’ho detto, poche righe.

Massimo rispetto per chi lavora e si impegna quotidianamente sui campi e nei front office per garantirci il miglior spettacolo possibile, ma dopo aver visto il Classic e aver capito l’appeal che il baseball esercita nel resto del mondo sui media e sul pubblico possiamo accontentarci di questo?

2 risposte a “Italian Baseball League 2017”

  1. Carissimo Gianluigi :
    ho letto con estremo interesse il tuo articolo . Il soggetto IBL e’ particolarmente presente nelle mie quotidiano riflessioni in quanto lo ritengo un ‘tool ‘ indispensabile per il sempre migliore sviluppo del nostro movimento.
    Condivido appieno gran parte delle tue considerazioni ed in particolare quelle relative al concetto di franchigia. Le condivido con una correzione, o meglio con un’aggiunta, e precisamente quella relativa all’idea originale che prevedeva, nella filiera di crescita dei giovani talenti Italiani, non solo l’IBL 2 ma anche l’Under 21 infrasettimanale che rappresentava il campionato di inizio filiera che doveva raccogliere i prodotti del lavoro a livello giovanile basato sui campionati giovanili e le varie iniziative collaterali che la Federazione aveva messo in cantiere: collaborazione con la Little League International, progetto Verde-Azzurro (e Verde-Rosa), Mundialito, Accademie e quant’altro.
    Un chiaro disegno e una chiara progettualita’.
    Il tutto da realizzarsi in funzione, anche e sopratutto, delle capacita’ finanziarie in quanto il progetto IBL consente progetti commisurati con le proprie risorse economiche senza l’assillo di retrocessioni e conseguente perdita di visibilita’ nei confronti delle Amministrazioni e dei potenziali sponsors. L’importante e’ interpretare ogni singola partita come un singolo evento-spettacolo che si realizza dentro e fuori le righe del foul e non solo con l’occhio al tabellone segnapunti.
    Che poi le Societa’, padrone del loro destino , abbiano interpretato male o bene questo progetto e’ una situazione sotto gli occhi di tutti.
    Da qui’ a dire che il ‘progetto’ IBL e’ fallito c’e’ una distanza abissale.
    Asserire invece che occorrerebbe ritornare ai concetti iniziali mi sembra cosa più corretta, anzi indispensabile.
    Solo le Societa’ potranno farlo.
    Mi piace sempre portare il paragone con le società produttrici che il mio lavoro mi porta quotidianamente a frequentare.
    La Federazione e’ paragonabile all’unita’ di ingegneria dove i progetti vengono studiati e proposti.
    Le Società invece rappresentano le unita’ di produzione dove i progetti, studiati dall’Ingegneria, vengono modellati e realizzati.

    Le Società di IBL dovrebbero pertanto riprendere in esame il progetto iniziale della loro Ingegneria ed i loro dirigenti saranno quindi arbitri del loro stesso futuro…

  2. Wow !!!mi piace quello che dici Gianluigi .
    Io sono sempre dell’idea che , X risolvere il problema più grosso … i soldi , dobbiamo vendere il nostro prodotto ai non addetti ai lavori.
    Il progetto, che avevo presentato in federazione, X riempire gli stadi è vero che che è ambizioso , ma potrebbe essere una soluzione .
    Se però non si parte a sperimentare su uno stadio test non si potrà mai sapere.
    PROGETTO 3D
    Chi vuole saperne di più mi contatti .
    Flavia

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