Le stelle sono tante…

di Giuliano Masola.  Quando ero ragazzo fra i miei tanti progetti c’era anche quello di fare l’astronomo. A metà degli anni Cinquanta la gara per la conquista dello spazio era avviata: quelli che hanno intorno alla mia età proveranno forse ancora un fremito a sentir parlare di sputnik, Laika (la cagnetta sacrificata per permettere all’uomo di fare un balzo ancora più in alto), Gagarin, Glenn… Ricorderò sempre una serata bellissima a Collecchio, quando mio papà mi portava a vedere la tv in piazza (chi aveva i soldi per comprarla?) e alzando il capo si vedeva il battito luminoso di Echo, uno dei primi grandi satelliti per comunicazioni. Di strada ne è stata fatta tanta da allora; oggi abbiamo Rosetta, le missioni di sonde su Marte, e fin oltre il Sistema solare. A pensarci bene, però, sono trascorsi ormai cinquant’anni da quando Neil Armstrong, fece quel “piccolo passo per l’uomo ma un grande passo per l’Umanità”. Soprattutto, lungo la strada, abbiamo perso Plutone, o meglio è stato messo in una Minor League dei pianeti. Confesso che la cosa mi ha turbato un po’; il nove non si tocca: nove pianeti, nove giocatori in campo. Mi è venuto il dubbio che qualcuno volesse rovinare il gioco, a fin di bene e per l’amore della verità ovviamente. Sappiamo però com’è, cioè che ci sono delle cose che non si toccano, per cui, numerosi scienziati di diverse discipline sono, per così dire, passati al contrattacco. In pratica, pare che ci sia un nono pianeta nel nostro sistema, lontanissimo, dove il sole è un puntino pressoché invisibile e il suo calore non lo scalda. La cosa incredibile è che tutti i sofisticatissimi sistemi matematici supportati da mega calcolatori, con otto pianeti non funzionano, cioè non riescono a riprodurre il nostro Sistema solare: bisogna aggiungere uno e… Insomma, la caccia è aperta. Retoricamente, vi chiederete cosa c’entra tutto questo col baseball. Forse non tantissimo, però proviamo a fare qualche riflessione. Dal secondo Dopoguerra fino agli anni Settanta/Ottanta nel nostro “vecchio gioco” è stato fatto un grandissimo sforzo per farlo crescere e conoscere in Italia: pochi soldi e campi da inventare, ma un entusiasmo galoppante, Poi, una volta ritenuto che tutto procedesse liscio, c’è stato una crisi dovuta, principalmente, a due motivi: uno esterno, cioè la preoccupazione da parte di alcuni sport che si ritenevano intoccabili, come il basket; il secondo, invidie e ambizioni. Così, dopo esser quasi arrivati sulla Luna, ci siamo accorti di non avere il combustibile sufficiente, per cui abbiamo dovuto rinunciare, ma soprattutto abbiamo cominciato a perdere dei pezzi. In una convulsione degna della fase finale di una supernova, abbiamo innalzato e distrutto con una facilità e una scelleratezza di cui paghiamo le conseguenze. Certo, c’ero anch’io, e mi sono reso conto solo dopo alcuni anni di cosa significhi saper guardare in lungo, di quanto siano importanti sincere e durature relazioni, di mantenere uno spirito di sacrificio. Ogni minuto ci lamentiamo di qualcosa, ma facciamo qualcosa ogni quanto tempo?

Lo Spring Training è iniziato negli USA e anche da noi c’è la smania di scendere in campo, fuggire dalle palestre e liberarci finalmente in mezzo ai diamanti. Guanti, mazze e palle, passando dalla teoria alla pratica, fanno finire nel dimenticatoio le ragioni del nostro disaccordo su questa o quella decisione. È così. A mio avviso, però, dobbiamo sempre porci una domanda: i pianeti sono sempre nove, o ne abbiamo perso uno per strada? Traducendo: tutto quanto è stato detto per incrementare l’attività giovanile ha già un suo programma da mettere in pratica? In casi come questi, ho sempre un grosso dubbio: i campionati si fanno in un certo modo, con certe fasce d’età perché a livello internazionale è così. Anche negli anni di maggiore espansione, soprattutto per Parma e dintorni, c’era questo problema che, affrontato male, ha portato, negli anni Novanta, a una crisi che di cui paghiamo ancora le conseguenze. Il mio pensiero è sempre stato, e resta, quello di vivere la realtà, adeguandosi alla stessa, almeno fino a quando non si giunga ad una massa critica tale da poter incidere su di essa. Uno dei pianeti più brillanti è Giove. Ha un grandissimo occhio rossastro (per semplificare, è un immenso ciclone) e tanti satelliti da costituire un piccolo sistema nel sistema. Le sue dimensioni smisurate rispetto alla Terra non sono state sufficienti però a trasformarlo in una stella (buon  per noi!). E poi, fa parte di una squadra in cui siamo, al momento, in otto, per cui anche il più grande “slugger” diventa inutile: non si può giocare in campionato.

Ci sono però delle speranze, anche queste vengono dallo spazio: non troppo lontano da noi (si fa per dire) è stato scoperto un gruppo di esopianeti che potrebbero avere le caratteristiche giuste per… Le squadre delle Majors che guardano davvero avanti, anche per superare eventuali problemi di passaporto, stanno già pensando a come fare per trovare là nuovi talenti; certamente qualche cosa inventeranno (il buon Nino li avrebbe battuti sul tempo comunque…). Da noi tutto tranquillo, pare. Ma forse è meglio così, vista tutta l’agitazione che c’è in giro per altre cose più importanti. Seguire l’antico adagio Vola bassa e schivva i sass… potrebbe essere utile, ma preferisco rischiare un po’: togliere gli occhi dallo schermo del computer e guardare in alto, in avanti. Giuliano Masola 1 marzo2017

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