Call the Umpire

di Giuliano Masola. L’inizio di una nuova stagione agonistica ormai non è più tanto lontana, per cui è bene pensare a ciò che si farà, o meglio a quello che si riuscirà fare. Penso che sia il periodo in cui ci si pone delle domande, in cui c’è chi si attrezza per migliorare i risultati della scorsa, per superrare difficoltà emerse, per tentare nuove imprese, cercare nuove strade. Il tempo incide, nonostante tutto; considerarlo, oltre che una forma di saggezza, è un modo per premunirsi. Quanto si è riusciti a fare fino ad oggi, domani probabilmente si potrà continuare a fare, ma certamente con un po’ più di difficoltà. Dagli esami medici si può stabilire se sei ancora idoneo a scendere in campo, ma non se la tua volontà lo è. Il dubbio può assalirti, porti delle domande alle quali solo un anno fa sarebbe stato facile e automatico rispondere. Perché? Il mondo cambia, ma gli uomini ancor più, e questo non dipende tanto un fattore generazionale, ma piuttosto educativo.  Molte aziende, specialmente di grandi dimensioni, cercano di mostrare il loro volto migliore ai giovani entranti, mentre hanno grandissime difficoltà a gestire gli anziani, specialmente quando ormai sono spremuti e a fine carriera. Lo stesso vale nel mondo dello sport, dove il termine vecchio, o anziano, nell’accezione di non più utile o sufficientemente capace, può valere anche per giovanissimi. C’è anche un’altra componente che occorre considerare. L’esperienza di alcuni decenni ha mostrato quanto siano importanti i messaggi che ti giungono più o meno direttamente, e che ti invitano a togliere il disturbo. Non si tratta tanto di ciò che ti vien detto, o urlato, quando sei in campo, ma quelli più sottili e cattivi, ma quelli sotterranei, spesso venduti sotto forma di “consigli”. La categoria che più disprezzo è quella dei farisei, cioè coloro che per autoaffermarsi e stare un gradino sopra gli altri, si aggrappano alle leggi, regole, codicilli. Un po’ di anni fa, ad esempio, c’era una disposizione federale per cui una partita non veniva disputata se non era stata pagata la tassa-gare: chi non l’avesse fatto avrebbe subito sanzioni disciplinari. Non so quanti abbiano rispettato tale regola, certamente non io. Come questa, ogni anno salta fuori qualche norma o regola che limita, ostacola, impedisce. Certo, ci sono comprensibili problemi di sicurezza, di salute, per cui è bene essere aver le spalle coperte, essere assicurati. Poi c’è la privacy, per cui, ad esmpio, non si può neanche fotografare un ragazzo senza il consenso del genitore; c’è chi lo nega; purtroppo, tante cose, molto più pericolose, vengono fatte senza chiederlo.Nonostante tutto, si va avanti, soprattutto se si utilizza il buonsenso e l’educazione. Una antica leggenda sostiene che ogni generazione conosce 36 uomini giusti che salvano l’umanità (in questa magari ce ne vorrebbero almeno il doppio, ma il discorso ci porterebbe fuori strada). Dopo queste divagazioni è bene tornare al punto di partenza, farci la domanda: cosa farò quest’anno? Per prima cosa occorre capire se gli obiettivi ritenuti validi fino allo scorso anno lo possono essere ancora; se non è così, ce ne possono essere altri, quali? Si tratta di domandone. La cosa più semplice sarebbe quelle di lasciare che il mondo giri, che se la sbrighino gli altri; è molto difficile, però, staccare completamente la spina, anche se si decide di farlo. Si può cercare una soluzione che permetta un percorso di avvicinamento alla conclusione di un lungo impegno agonistico che, evitando di “appendere il contastrike” nell’immediato. In questi giorni freddi, per quanto pieni di sole, almeno dalle nostre parti, può capitare di parlare con qualche collega e amico, più meno nella stessa situazione. Così, sta venendo fuori una ideaccia: il “Gerartric Umpire Center”. Si tratta di un nome non certamente di richiamo, ma rende l’idea. Personalmente, poiché sono un po’ sognatore, un po’ ribelle e un po’ anarchico, avrei voluto chiamare la nuova “cosa” ALA, Associazione Liberi Arbitri, ma si sarebbe trattato di una denominazione un po’ troppo velleitaria: chi c’è di veramente libero? Poiché il dubbio che nelle prossime partite ci sia sempre l’arbitro mi pare reale, il GUC dovrebbe funzionare come un “call center” quando una Società sa che non ci sarà l’arbitro, prova a chiamare e se ce n’è qualcuno a disposizione, l’arbitro arriverà.  Ovviamente la cosa non è semplice, poiché i problemi da superare sono diversi,a cominciare dalle scartoffie (la parte più difficile di una partita è rappresentata dalla preparazione, controllo e modifica del “roster” e dell’ordine di battuta, nonché dall’invio dei referti arbitrali), ma una soluzione si può trovare. Ciò che conta, alla fine, è che le partite si svolgano con la presenza di un arbitro, a cominciare da quelli dei bambini e delle bambine, cercando di superare il fatto che quegli arbitri hanno un po’ di anni addosso e magari qualche piccolo acciacco. Si tratta di una idea (forse risultato di una indigestione), ma che potrebbe valer la pena di approfondire. Nell’attesa, rivediamoci qualche partita: non fai mai male.

Giuliano

22 gennaio 2017

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