Blow Up

di Giuliano Masola. “Blow” è un verbo inglese che significa soffiare; come in tantissimi altri casi, unendo un avverbio, il significato muta notevolmente. Chi ha vissuto gli anni Sessanta, ricorderà “Blow up”, un film del 1966 di Michelangelo Antonioni, basato sul racconto “Le bave del diavolo” dell’argentino Julio Cortázar. È la storia di un tipografo, che ama la fotografia e, scattando le immagini di due amanti in un parco, scopre un assassinio; purtroppo non riuscirà a dimostrarlo poiché il rullino gli verrà sottratto e il cadavere che ha trovato, tramite gli ingrandimenti, non sarà più ritrovato. La chiave è notevolmente pessimistica: l’eroe è sconfitto, ma Antonioni ci ha abituato a unire momenti di gioia e di tristezza, interrogandoc continuamente. Il film ebbe grande successo; potremmo dire che suscitò in tantissimi la voglia di fotografare, di cercare il soggetto, di esporre i risultati in casa. Applicata al nostro sport, che in quegli anni vedeva la sua grande crescita, ciò si rifletteva nelle belle foto, nei poster, nelle gigantografie esposte, ad esempio, da un negozio di fotografia che aveva preso il nome dal film; si trovava a Parma, quasi a barriera Repubblica. La voglia di foto, a partire dalla fine degli anni Sessanta, ha preso anche me, ma i risultati, salvo qualche rara eccezione, non sono mai stati gran che. In un certo qual modo mi ero un poco attrezzato: una Zenit comprata a Mosca (10 mila lire), un teleobiettivo, un grandangolo e soprattutto pellicole. Leggi tutto “Blow Up”

Invisi-Ball

di Giuliano Masola. Nel 2007 venne pubblicato un libro importante, almeno i più appassionati e amanti della storia:  “Invisible Men: Life in Baseball’s Negro Leagues” (autore, Donn Rogosin, prefazione di Monte Irwin). Come noto, la rottura della barriera del coloro nella Major League nel 1947, con l’entrata in campo di Jackie Robinson ha cambiato sostanzialmente tutto, poiché nel giro di pochissimi anni le leghe della gente di colore, nate negli anni Venti, finirono per scomparire. In queste hanno giocato g grandissimi talenti, come il leggendario “Smoky” Joe Williams, la cui palla veloce sembrava “piombar giù dalla cima di un monte”, Satchel Page, che lanciò nel corso di cinque decadi, e grandi battitori come Josh Gibson e Buck Leonard, “the Ruth and Gehrig of the Negro Leagues”. Benché ignorate dalla stampa e dalle radiocronache in mano ai bianchi, questi campionati paralleli di alto livello riuscirono ad attirare grandissime folle, specialmente in città come  Chicago, Kansas City, Pittsburgh, Philadelphia, New York e Washington, Il contributo delle Negro Leagues alla formazione di una società americana meno divisa fu essenziale, contribuendo a risolvere, almeno in parte, i problemi derivanti anche dalla Guerra di Secessione. Leggi tutto “Invisi-Ball”

4 luglio

di Giuliano Masola. L’Indipendence Day richiama a tante cose, a tanti titoli di opere cinematografie e di letteratura: fiction e romance paiono andare di pari passo. Bandiere che garriscono, seppur bruciacchiate e trapassate da proiettili, interminabili processioni a ricordo di un civile e guerresco eroismo si susseguono. Da giorni divise e cappellini del “July 4th” sono in commercio. Anche MLB.TV è a prezzo super scontato per un giorno. Quanta differenza con quanto capita da noi, dove esporre la bandiera nei giorni che hanno segnato una pietra miliare del nostro cammino verso l’unità e la democrazia sembra una forma di sorpassato folclorismo – provate a contare le bandiere che vede in giro, appena fuori dalle storiche porte cittadine (probabilmente la colpa è degli immigrati…). Gli “italiani” di tutta America sfilano con coccarde tricolori su divise yankee; è più che comprensibile; il barbecue, però, è americano, salvo le tagliatelle Alfredo’s dove al posto del peperoncino c’è aglio a volontà, Non chiediamo troppo alla luna: va già bene così. Fra pochi giorni, a Miami ci sarà la All Star Game, uno spettacolo nello spettacolo. Nelle due selezioni che si fronteggeranno ci saranno cognomi che richiamano il nostro Paese, Rizzo in primis. Questi figli di immigrati di terza o quarta generazione molto probabilmente di parole italiane ne sanno poche: pizza, macaroni, mama, papa; qualcuno potrebbe anche intonare la più nota canzone di Domenico Modugno al mondo, Nel blu dipinto di blu, col suo ritornello “Volare…oh, oh…, Cantare oh, oh…”, senza capirne il grande e profondo significato. L’America è l’America nonostante tutto; per quanto riguarda il baseball, abbiamo sempre tanto da imparare. I ragazzi americani non sono diversi e migliori dei nostri; la differenza è che giocano sempre, facendo spesso più sport quasi in contemporanea e, trasferendo le abilità da una attività agonistica all’altra. Attualmente, Tim Tebow, classe 1987, già quarterback (una specie di regista) dell’American Football League è entrato a far parte dell’organizzazione di Mets e sta lavorando sodo per raggiungere, gradi per grado, la Major League.   Leggi tutto “4 luglio”

“Safe!”

di Giuliano Masola. L’arbitro è al centro dell’attenzione per tanti motivi; spesso ci si ricorda di quando le sue decisioni sono apparse discutibili e, ovviamente, la sconfitta è derivata da ciò; l’ideale è non ricordarne il nome. Come ha detto qualcuno, probabilmente un amico di Yogi Berra, ci si aspetta da lui che sia in forma al 100% all’inizio di stagione e che lungo il campionato migliori ulteriormente. Un arbitro è un uomo, soprattutto una persona che si prende un compito delicato e non facile: fare in modo che tutto si svolga nell’ambito delle regole. E ciò deve farlo emettendo giudizi in tempi molto stretti, ben lontani da quelli della vita quotidiana. Forse è per questo che quando si trova coinvolto in vicende extra diamante la cosa può suscitare emozione e scalpore. Un fatto del genere è avvenuto il 28 giugno scorso a Pittsburgh, in Pennsylvania. Il trentaquattrenne John Tumpane, designato ad arbitrare I Pirates contro i Tampa Bay Devil Rays. Leggi tutto ““Safe!””