Un po’ di inventiva non guasta

di Giuliano Masola. Una foto ritrae un paio di ragazzi cubani che giocano a baseball in un prato;  dietro di loro, a carattere cubitali, una scritta sul un muro: “La  vittoria deve essere il premio non della squadra piu’ potente e aggressiva, ma della squadra più abile, meglio organizzata e che ha appreso di piu’. Dr. James Naismith”. Nato ad Almonte (Ontario, Canada) nel 1861 e morto a Lawrence (Kansas, USA) nel 1939, James A. Naismith col Baseball ha avuto poco e niente a che fare: ha inventato il Basket. In un paese in cui la bella stagione si riduce a pochi mesi, occorre trovare il modo per fare delle attività al chiuso. Sollecitato dalla direttore del corso di educazione fisca, il giovane insegnante pensò di riprendere un gioco praticato da bambino in Ontario, chiamato “Duck-on-a-rock” (letteralmente “anatra su una roccia”), il cui elemento cruciale era il tiro a parabola di un sasso. Per giocarlo, si pone una pietra (l’anatra) su di un ceppo o una grossa pietra; mentre un giocatore vi sta di fianco a fare da guardia, gli altri tentano di far cadere “l’anatra” lanciando sassi da una linea di tiro. Una volta fatta cadere la petra, i lanciatori corrono per recuperare i sassi e se uno di loro viene preso dalla guardia prima di rientrare dietro la linea di partenza, prende il suo posto. Rifacendosi anche a giochi delle popolazioni amerinde e analizzando le regole di alcuni sport (football americano,  lacrosse, rugby e calcio), il 21 dicembre 1891 arrivò a redigere le tredici regole della pallacanestro. Leggi tutto “Un po’ di inventiva non guasta”

Chi ha scoperto l’acqua calda?

di Giuliano Masola. Si ritiene che l’uomo abbia iniziato a servirsi del fuoco 12 mila anni fa; l’acqua calda diverso tempo dopo e, certamente non per fare il bagno, almeno in una prima fase, considerando che regine e imperatrici preferivano immergersi nel latte. Per noi un bel bagno caldo è qualcosa di scontato; la possibilità ci deve essere, anche negli spogliatoi. Purtroppo non è così. L’acqua è un bene prezioso, e scaldarla costa; poi se la temperatura lo consente, meglio una doccia rinfrescante. Terminata la partita, sudati o bagnati, occorre darsi una buona ripulita: un bello scroscio d’acqua serve anche da relax. Sappiamo benissimo quanto si fatichi ad avere chi fisicamente opera affinché tutto funzioni; campo che vai, situazione che trovi. Ci si potrebbe meravigliare che, dopo circa settanta anni di baseball organizzato, possa capitare di doversi cambiare su una panchina a bordo campo, ma non è così. Il motivo è semplice: chi ha la chiave dello spogliatoio non si è visto, per cui di acqua, calda o fredda che sia, non se ne parla. E allora che si fa, andiamo tutti a casa? Alla fine, ci si arrangia in qualche modo, si gioca e poi si scrive nero su bianco quanto avvenuto; ci sarà poi chi provvederà a sanzioni e ammende. Leggi tutto “Chi ha scoperto l’acqua calda?”

Ich bin ein Berliner

di Francesco Masola. Avevo 17 anni quando misi piede per la prima volta in Germania: vinsi una borsa di studio “Intercultura” e così mi ritrovai ospite della famiglia Voskors per un anno scolastico. Lì giocai per la prima volta a baseball all’estero per gli “Osnabrück Basebusters”, i quali erano molto simpatici e gentili, ma avevano qualche carenza tecnica e di campo… Passati diversi anni, i casi della vita hanno voluto  che la ditta nella quale lavoravo a Bologna avesse bisogno di un rinforzo nell’ufficio tedesco… e così mi sono ritrovato a Berlino! Dopo più di 20 anni passati sui campi da baseball, una operazione al menisco e una spalla dolente, pensavo che ormai per me il baseball fosse finito, ma sapevo che la “fregola” dell’andata al campo la domenica mattina mi mancava troppo. Premetto che Berlino è MOLTO grande (a spanne direi che è circa 50 km di diametro e ha 4,5 milioni di abitanti). L’ufficio dove lavoro dista da casa mia circa 15 km. Per tenermi in forma e per essere “ecofriendly” decido che farò tutti i giorni andata e ritorno in bicicletta, attraversando Tempelhofer Feld, il vecchio aeroporto di Berlino ormai in disuso. Leggi tutto “Ich bin ein Berliner”

Il WWF proteggerà gli Arbitri?

di Giuliano Masola. Anche se può sembrare inverosimile, si sta pensando a una formale richiesta per avere qualcuno che si preoccupi degli ultimi arbitri rimasti, almeno nella nostra area. Infatti, siamo una razza in via di estinzione, per cui a buon diritto dovremmo essere accettati. Grazie a ciò, magari finiamo in uno dei tanti documentari sulla Natura che girano ventiquattro ore al giorno in TV; un po’ di pubblicità non guasta e ambire a qualche sussidio. Può sembrare una battuta, ma non è proprio così. Negli ultimi giorni, alcuni arbitri hanno sostanzialmente rinunciato e/o limitato notevolmente la propria disponibilità, soprattutto per campionati nazionali. Oltre a trattarsi di persone di esperienza, sono arbitri che conoscono bene il loro mestiere, ma ciò non basta di fronte a due sostanziali circostanze: il progressivo, e inarrestabile, calo fisico e il comportamento ignorante e talvolta becero di chi è sta fuori dal campo, ma che vuole decidere per tutti. In pratica, sempre meno “men in blue”, considerando pure che tra il più anziano e il più giovane ci sono circa quaranta anni: quasi due generazioni sono passate senza nuovi arbitri. Storicamente, si potrebbe far risalire l’inizio della crisi agli anni Settanta, cioè alla “rivolta degli Ufficiali di Gara” (arbitri e classificatori), domata dalla Federazione, che però si è ritrovata con la classica vittoria di Pirro. Da allora in poi si sono succeduti diversi presidenti e responsabili; ci sono stati pure nuovi arbitri, ma dalla “consistency” pressoché nulla. Leggi tutto “Il WWF proteggerà gli Arbitri?”

Intenzionale?!

di Giuliano Masola. Come diceva Casey Stengel: “Ero un battitore così pericoloso che mi davano la base ball intenzionale anche in allenamento”. La base intenzionale, che da circa un secolo è entrata di diritto nel gioco, ha sostanzialmente per due obiettivi: forzare il gioco  per aumentare la possibilità di eliminazioni, oppure mandare in base un battitore particolarmente potente, cercando di ridurre i danni. Negli Stati Uniti, fino al 1920, il ricevitore poteva posizionarsi in un qualsiasi punto di un triangolo equilatero, dietro il piatto, profondo circa 3 metri: con due lati di 4,20 metri e l’altro di 6,10 metri; chiamando lanci impossibili da colpire. Il numero delle basi ball intenzionali, però, crebbe talmente tanto da suscitare forti critiche, in particolare da parte di giocatori come Babe Ruth. Poiché ciò riduceva lo spettacolo e poteva influire negativamente sul numero degli spettatori, i proprietari delle squadre inizialmente pensarono di far dichiarare “balk” tale azione; di conseguenza, ci sarebbe stato l’avanzamento automatico dei corridori sulle basi, ma Hank O’Day, un arbitro veterano della National League, evidenziò che, secondo il regolamento, il ricevitore era solo obbligato a stare con entrambi i piedi nel box fino al momento del distacco della palla dalla mano del lanciatore (come ora). Alla fine si decise di modificare il box del ricevitore, riducendo la profondità a 2, 40 m. e i lati a uno. Leggi tutto “Intenzionale?!”