Appunti berlinesi

di Giuliano Masola. Con una certa frequenza mi reco a Berlino. Una città che ti sorprende sempre coi suoi rapidi cambiamenti. Quando ci sono stato la prima volta, immaginavo una città che risentiva degli effetti tragici della Seconda guerra mondiale e da quel Muro continuamente riproposto.

Si è mostrata invece, fin da subito, una città dalla grande voglia di crescere, di futuro; è una città-cantiere. Questa spinta in avanti però non cancella né il passato, né il presente. Così fra tante chiese, si notano sinagoghe e moschee; perfino templi induisti. I pochi anni molte cose sono cambiate, a iniziare dagli abitanti, a causa di un elevato numero di immigrati per forza cui si somma chi è alla ricerca di un lavoro. I quartieri evidenziano la presenza di gruppi più diversi. La crescita molto rapida, però, sta incrementando la differenza fra le classi sociali. I prezzi delle case in vertiginoso aumento finiscono per spingere sempre più in periferia chi ha un reddito medio-basso. Una città in cui occorre superare molte difficoltà, ma lo slancio per riuscirci è notevole. Per cercare di comprendere un po’ di più la situazione, soprattutto cercare qualche parallelo, questa volta ho letto “Autunno in Germania” dello scrittore svedese Stig Dagerman, che nel 1946 ha visitato alcune città tedesche facendo dei reportage. Luoghi, fatti e persone sono stati da lui ripresi in modo particolare, poiché considera il giornalismo “come l’arte di d arrivare troppo tardi il più in fretta possibile”; inoltre ha cercato di comprendere come i comportamenti di chi aveva visto crollare il proprio Paese, ponendo gli individui quotidianamente di fronte a dure necessità e a terribili scelte, poiché “la fame è una pessima maestra”. Dal suo punto di vista, all’epoca, i tedeschi erano diversi dagli altri, poiché non consideravano occupato il loro territorio, non portavano disprezzo verso gli occupanti, la cui unica misura democratica, in particolare degli americani, era quella di insegnare il baseball ai ragazzi e ciò “incontrava un grande interesse”. Insomma, un po’ come da noi dopo lo Sbarco di Anzio. Quasi nel cuore di Berlino si trova l’aeroporto di Tempelhof, famoso per lo storico ponte aereo che, in piena Guerra Fredda, ha permesso ai berlinesi di sopravvivere alla morsa sovietica fra il 1948 e il 1949. L’ex aeroporto ospita due diamanti, uno per il softball e uno per il baseball, anche se non sono esattamente nel punto originale. L’intera area è stata dichiarata patrimonio storico-culturale per cui, in particolare il campo da baseball, piuttosto corto, non è allungabile; ciò limita un poco. Il fatto più importante, però, è l’aver trasformato una parte dell’aeroporto a centro di accoglienza per i numerosi immigrati che giungono da ogni dove. A Berlino di immigrati ce ne sono tanti e finiscono per caratterizzare interi quartieri, come i turchi a Neukölln. La città cerca di rispondere alle nuove esigenze e, fra le altre iniziative, vi è quella della integrazione attraverso lo sport; per questo, all’interno degli edifici dell’ex aeroporto sono stati creati spazi per impianti sportivi, c’è anche un box per la battuta e si sta pensando a veri e propri campi coperti. La presenza di numerosi ragazzi contribuisce a formare le squadre giovanili dei Berlin Skylarks, che gestiscono il campo da baseball, che diventa un po’ il luogo di ritrovo per tanti. Si tratta di far giocare giovani di ogni parte del mondo: spesso cinque lingue non bastano per capirsi. Berlino è una città ricca e in crescita, ma non lo è solo dal punto di vista economico. Infatti, ciò che colpisce è la volontà di guardare avanti, di costruire ponti fra le persone, oltre che innumerevoli palazzi. Se il baseball, pur non essendo lo sport nazionale, riempie le tribune significa che c’è voglia di novità. In ogni punto del globo c’è un gioco in cui una palla e una mazza i incontrano e danno vita a una corsa per segnare un punto. Per esempio, alla fine del Settecento lo scrittore tedesco Johann GutsMuths menzionava un antichissimo gioco austro-tedesco, lo “schlagbal”. Non solo, nelle Olimpiadi di Berlino del 1936, alla partita dimostrativa di baseball hanno presenziato 125 mila spettatori: record storico. Certamente oggi l’offerta è ampia e diventa difficile per ogni sport cosiddetto minore, emergere con vigore. Il baseball tedesco ci prova, però, e questo è un buon segno per tutti. Per certi aspetti assomiglia al nostro, poiché quasi fino al massimo livello, occorre trovare al proprio interno anche le forze economiche per potere disputare il campionato, ma ci si riesce, contando soprattutto su quell’insieme di circostanze che fanno di tante persone di ogni dove un gruppo che ha voglia di competere, di farcela. Credo che in questo caso l’aggregazione sia una necessità dalla quale nessuno può esimersi, poiché crea nuove importanti conoscenze e amicizie. La Germania e Berlino, dove ogni pietra racconta storie di momenti di gloria in mezzo a tanti altri di tribolazione, ci può aiutare a comprendere, a cogliere idee e progetti che potrebbero essere ripresi dalle nostre parti. Così, nella vastità di Tempelhof il sogno si confonde coi ricordi, mentre una palla battuta insegue l’ultimo jet.

 

Berlin, 26 luglio 2021.

 

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