Batman in Cittadella

di Giuliano Masola. Fa sempre un certo effetto sfogliare vecchi giornali. Oggi la carta stampata sembra aver fatto il suo tempo per cui ogni volta che si va alla ricerca di avvenimenti di tanti anni fa si resta spesso colti da qualche “lancio” che ci sorprende. La Seconda guerra mondiale ha portato drastici cambiamenti, legati al prevalere di nuove grandi potenze, divise idealmente e praticamente per lungo tempo da una cortina di ferro che andava dal Balaton al Mar Nero.

L’Italia era stata assegnata all’Occidente; ciò ha significato tante cose, soprattutto quella che può essere intesa come una invasione dal punto di vista del costume, dell’immaginario e, per ciò che ci riguarda più da vicino, dello sport. Il baseball, fin dallo sbarco di Anzio, è stato visto come una novità e anche come opportunità; il gioco mette a confronto, ma contemporaneamente accomuna. Si tratta di una novità di cui i giornali si appropriano, più come “scoop” che come valenza sportiva; fa sensazione, per esempio, che ci siano grandi giocatori di colore. Ciò che conta per noi sono i figli di emigrati diventati eroi degli stadi come Joe Di Maggio, di cui compaiono parenti in tutta la Sicilia; oggi definiremmo tutto questo colore e folclore. Con la pace è arrivato il baseball con i suoi primi appassionati e pionieri, persone che hanno dato veramente tanto, ma di cui diventa difficile ritrovare i nomi, per non parlare dei volti. Qualsiasi attività, per potere emergere deve essere pubblicizzata, seguendo il concetto dell’“almeno che se ne parli”. Capita così di trovare notizie su giornali umoristico-politici, piuttosto che nelle pagine dedicate allo sport (agli inizi le notizie di baseball, almeno a Parma, comparivano nella “Cronaca della Città”). Un bell’esempio è costituito da “Il nuovo Bajon”, su cui, all’inizio del 1950 compare “Basa-Palla: da pronunciarsi bes-bol”, corredato da un disegno di Babe Ruth. Già il titolo fa parte dell’ironia parmigiana, poiché “basa” in dialetto corrisponde alla sbornia, ma il contenuto riserva importanti informazioni sulla presenza e l’avvio del “batti&corri” nella nostra città (il Parma Baseball è stato fondato ufficialmente nel 1949). Nel greto del Parma, nei campetti ricavati fra le sterpaglie di via Saffi e in tanti altri punti della città si cominciava a battere e correre: prendeva il via un gioco destinato a giungere fino ai nostri giorni. Il passaggio dal vecchio al nuovo non è mai facile, soprattutto se non si cercano di capire le ragioni del cambiamento; a ben guardare, oggi ‒ travolti dall’istantaneo e dall’effimero ‒ è più che mai così. Non ci deve stupire, di conseguenza, se la didascalia di una foto apparsa sulla “Gazzetta” nel 1962 recita: “Anni fa, per i ragazzini dei nostri borghi, l’estate voleva dire ‘delibero’, ‘gerlo’ e ‘am salam’. Oggi no: nell’età più adatta al sinalco e ‘strega cucen’, i ragazzini ’62, mascherati all’americana, giocano al ‘catcher’, ‘batman’ e via discorrendo, nei prati stupiti della Cittadella”. Purtroppo non sono riuscito a trovare l’autore della foto; certamente si tratta di una persona attenta a cogliere i segni del cambiamento. Il 1962 è uno degli ultimi anni di quel boom economico che ha mutato il nostro Paese; un periodo di una grande seppur convulsa corsa verso un nuovo futuro; il baseball, in qualche modo, faceva parte quella Nuova Frontiera che John Fitzgerald Kennedy aveva indicato nel 1960. Così il Batman dei fumetti cambiava maschera per diventare un catcher e tutto tornava. Gli altri giochi non scomparivano; il gerlo, ad esempio, rappresentava quasi una sorta di pre-baseball per cui alcune abilità restavano fondamentali. Certo, ci può far sorridere la preoccupazione di perdere giochi dell’infanzia come i “sinalco” (coperchietti ben lisciati; all’interno veniva inserita l’immagine di un corridore sotto un vetrino, che veniva accuratamente limato e fissato con un po’ di stucco: chi si ricorda di De Filippis?), ma il cronista aveva visto giusto, esprimendolo con una certa amarezza. Penso che da questo dovremmo cogliere una sorta di insegnamento, poiché diventa sempre più difficile far fronte alla richiesta di novità, di attrattività. Certamente, i prati della Cittadella non si stupiscono più, anche se restano nella memoria di tanti come un luogo incantato, irripetibile, soprattutto per quei ragazzini che guardavano i loro nuovi eroi seduti sull’erba, pronti a recuperare le palline che uscivano dal campo e, possibilmente, farne una preziosa refurtiva. Una vecchia immagine riesce ancora a produrre emozioni, anche se n bianco e nero e non sempre a fuoco. Sappiamo però che l’emozione da sé non basta, che occorre trasformare il tutto in azione. Tempi facili non ci sono mai stati; il successo è il risultato di un duro lavoro e il ripeterlo ne richiede ancora di più. Nel 1879 un editoriale della “Cincinnati Gazette” diceva che “La mania del baseball ha fatto il suo tempo. Non c’è futuro per una impresa del genere”; non ci ha preso, ma è bene tener alta la guardia, almeno da noi. Per andare avanti cuore e ed esperienza non sono sufficienti; occorre qualcosa di meglio, qualcosa che abbia come base una continua analisi di ciò che ci circonda, per cogliere il modo di trovare spazio per quello che per noi è il più bel gioco del mondo; solo stupore di una bambina e di un bambino ce lo faranno capire.

Giuliano Masola, 20 dicembre 2020

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