Anni ’70 Amarcord

In questo caldo Agosto, dove tutti noi amanti del baseball siamo disorientati fa breccia un piccolo ricordo, un articolo sulla Gazzetta di Parma ritrovato e ripreso dal nostro Giuliano Masola. Il commento che ci riporta indietro nel tempo è di Paolo Piazza:

di Paolo Piazza. Quando si rivolge il viso al vento e si guarda controsole si sviluppa una specie di sorriso, che in realtà sorriso non è e si stringono un po’ gli occhi per proteggerli dal pulviscolo o dalla luce troppo intensa. Quella è l’espressione che il Signor Giordani aveva praticamente sempre, o meglio, così sembrava a noi “pistoletti”… Si presentò un pomeriggio, nella seconda metà degli anni settanta, in Piazza Mozart, in un campetto oggi occupato da un condominio cremisi, dove un gruppetto di ragazzetti male equipaggiati si godeva il vecchio gioco con una mazza, guantoni non per tutti e una palla da allenamento di gomma, regalo di Cresima acquistato al negozio di Manghi Sport in Piazza Ghiaia; questi commerciava guantoni McGregor e Tiger, se volevi un Regent dovevi farti presentare da qualche conoscente a Sal Varriale. Passò anche un po’ di tempo prima che potessimo giocare con una palla vera(sempre più nera e ricucita, a meno che qualcuno non riuscisse a fregare qualche palla foul alla Germal). Comparve dal nulla quel pomeriggio come i Sox nel film l’uomo dei sogni, ci disse “io sono Giordani” e ci mostrò come raccogliere la rimbalzante e tirarla in base. Ricordo i sorrisi di Incerti(che veniva da piazzale Pablo per incontrare gli amici Luigi e GianLuca Zolesi) quando Giordani, tirando in prima base diceva “…e dentor!”. Tornò sempre comparendo come un fantasma due, tre, quattro volte, portando con sé un guantone pionieristico con la sacca piccolina e il pollicione imbottito. Eravamo un gruppo di canagliette ma rispettavamo il Signor Giordani e lo seguivamo come fosse un Profeta; non si parlava con lui e praticamente non ci si salutava nemmeno: il Signor Giordani, sempre in pantaloni beige e camicia, per mezz’oretta ci insegnava qualche fondamentale per poi svanire nuovamente nel nulla e lasciarci sfogare. I responsabili dell’arrivo del baseball in quel quartiere fummo io e Alessandro Cavazzini. Con Giacomo, Ilaria, Pilo, Gigi, i fratelli Zolesi, formavamo la “store”; non sapevamo cosa significasse la parola “store”, ma come nome per la sgangherata squadra di quartiere suonava bene. Presto, con la costruzione dei condomini di Via Sidoli e i palazzi della Cassa di Risparmio, arrivarono Davide Romeo e Pietro Scarduzio e Massimo Romeo che unì la “store” ai “cubs” di Via Hiroshima(loro stavano molto meglio di noi, avevano una maschera da catcher mentre da noi Giacomo Piroli riceveva senza protezioni); dal connubio delle due squadre di quartieri rivali nacque il BSC Marchi, il brodo primordiale dell’odierna Junior Parma, con il Signor Giordani che ci seguì ancora per un poco, prima che Beppe Buschini assumesse l’incarico di nostro allenatore ufficiale. Lo sfogo mi è uscito di getto, non ho potuto evitarlo, ma finalmente apprendo da dove potesse provenire il sapere sportivo del Signor Giordani, così distinto e così, stranamente a nostro avviso, conoscitore del gioco preferito di noi piccoli “capannoni”. Grazie Giuliano

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