Softball: in prima pagina!

di Giuliano Masola. Domenica 25 aprile 1971, Festa di S. Marco e della Liberazione, la prima pagina della “Gazzetta di Parma” era illuminata dal sorriso di una giocatrice di softball; nella didascalia non ne compariva il nome, però. Si trattava di una foto a colori di Giovanni Ferraguti, come introduzione all’articolo di Gian Franco Bellè, dall’emblematico titolo “La donna nello sport”. Il gentil sesso e lo sport”. All’interno del quotidiano. L’immagine della squadra dell’Astra e la foto di una scivolata riuscita completavano il quadro. Un’altra immagine, con tre giocatrici che prendevano una palla al volo ‒ “Il baseball è per le signorine?” ‒ era comparsa circa un mese prima. Il 1971 stava diventando un anno speciale, una stagione in cui le donne, a Parma, coglievano importanti traguardi. Per esempio, le ragazze della Pallavolo, che proprio nella stagione 1970-71 avevano conquistato lo scudetto, con Vincenza Forestelli, Susanna Belletti, Anna Maria Zaccarelli e compagne. D’inverno si tifava per le une, d’estate per le altre; si andava a braccetto (o almeno ci si provava), soprattutto si andava a ballare in compagnia. C’era voglia di fare, di andare, di sperimentare. Meno di una generazione era passata dalla riconquistata libertà; il vento turbinante e colorato del Sessantotto spingeva al cambiamento per cui era automatico che venisse la voglia di far qualcosa di nuovo, meglio se controcorrente. Mi sono lasciato andare.. .è l’arterio… Ma orniamo a bomba. Capita spesso, quando si fanno ricerche, si trovare ciò che non si cerca e viceversa. Quell’articolo non lo ho trovato io, ma uno dei primissimi giocatori della Pallamano, che sta cercando di ricostruirne la storia, a Parma. Quando ci si trova in situazioni come queste, è facile passare dal lei al tu, soprattutto fra sportivi, e scambiarsi informazioni; è il bello della diretta (personalità importanti, come Corino Catellani, prima ufficiale di gara nel batti&corri, è stato poi fra i dirigenti della pallamano). Una volta avuta l’immagine occorreva trovare la giocatrice: il mio nuovo amico mi aveva parlato di una certa Paola, ma non ne era certo. Così ho provato a contattare chi poteva darmi una mano; Anna Tiberti ha rintracciato, dopo qualche tentativo, Simona Bocconi, la ragazza dell’Astra in prima pagina. Di lì mi è venuta una idea: perché non rintracciare giocatrici, tecbiic e dirigenti di allora e, per così dire, ricostruire la squadra? Penso che potrebbe far piacere a tante e a tanti. Spesso gli “amarcord” sanno di malinconia, ma non è questo che si vuole. “Saudade” è una parola portoghese che diventa difficile tradurre, ma in buona sostanza è legata alla nostalgia, intesa come rimpianto, ma anche come desiderio di riavere ciò che si è posseduto: la giovinezza, l’amore, la libertà, la patria. Malinconia e nostalgia non aiutano nel nostro caso; non si punta al passato, ma a una ripartenza decisa. È proprio per questo che dalla esperienza acquisita e dalla volontà di superare gli ostacoli, dovrebbe emergere quel mondo nuovo di cui il nostro sport ha tanto bisogno. In mezzo secolo abbiamo avuto gioie e dolori, crescita e declino, una crisi che pare oggi irreversibile. La ricerca delel cause può essere importante, ma non risolutiva. Il baseball e softball. che nel 1971 andavano a braccetto, nel tempo si sono differenziati nelle regole, ma soprattutto concettualmente. Ciò ha portato a una divisione sempre più marcata per cui ci troviamo con “ognuno per sé e problemi per tutti”. Non so cosa si pensa di fare nei prossimi mesi e anni, ma certamente, se si vuole sopravvivere, occorrerà darsi da fare ancor più, soprattutto andando nella periferia per valorizzarne gli sforzi. Sono convinto, infatti, che ci siano persone con grande volontà di fare e buoni progetti da realizzare, ma che finiscono per arrendersi di fronte alla paura di un diniego o agli ostacoli della burocrazia. Certamente il controllo complessivo è importante, ma ciò non dovrebbe tale da tarpare le ali. Le nostre ragazze di allora possono insegnarci tante cose, contribuire a dare un nuovo slancio; alcune di loro sono ancora impegnate nello sport e ciò può essere un elemento importante; sappiamo quanto sia necessario entrare nelle scuole in modo organico e credibile, per esempio. I bambini sanno unire gioco e divertimento, adattando luoghi, tempi e regole; spesso li perdiamo proprio perché li costringiamo a mettere da parte il divertimento per far loro apprendere cose difficili. Le donne in questo campo ci sanno fare più degli uomini, proprio per la loro esperienza di madri, zie e nonne: diamo loro qualche possibilità di trasmetterci qualcosa, di mettere in campo esperienza e voglia di fare. Il desiderio, l’obiettivo, è quello di riuscire a organizzare un incontro aperto a tute quelle che allora hanno giocato e ora ricoprono altri ruoli per cercare quella freschezza di idee e ideali che il tempo ha fatto venir meno. Facciamo sì che le nostre “ragazze vincenti” ci diano una mano, visto che ne abbiamo tanto bisogno. Se ci riusciremo, in un colpo solo riuniremmo più generazioni di persone che, lasciata da parte la nostalgia, potrebbero sorridere al futuro. Simona con quella foto ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità, considerando soprattutto che a softball ha giocato per poco tempo. Sono certo, però, che essere ricontattata le ha riportato il profumo dei diamanti, il divertimento, il calore delle amiche. C’è sempre una ragione per smettere, ma ce ne può essere una migliore per ricominciare; per questo bisogna privarci anche perché, come ha scritto qualcuna: “Il campo è il mio morosino, il fallimento è il mio ex. Mi sono sposata col gioco e impegnata al successo”.

Giuliano Masola, Cannitello, 24 novembre 2019.

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