2020, Parma e non solo

di Giuliano Masola. L’anno prossimo è già cominciato; il cammino di “Parma Capitale della Cultura 2020”, è iniziato da tempo, anche si stanno facendo le corse affinché tutto sia pronto. Si tratta di un grande impegno collettivo con l’obiettivo di uscire da un endemico provincialismo. Correggendo una nota news, tutto è pronto a 360°. Meno uno. In effetti, per quanto mi risulta, al prossimo appuntamento il nostro amato baseball (softball compreso, anche se qualcuno storce il naso) mi pare proprio non si presenti. Certo, ci saranno i classici e consolidati tornei, ma nulla più. Diciamocelo francamente, a noi le ricorrenze non piacciono, non le capiamo. Come diceva un tale, “non capisco, ma mi adeguo”.

Abbiamo altri problemi molto più importanti e cogenti. Certo, ma anche di questi ben pochi hanno il coraggio e la forza di parlarne apertamente. Quest’anno abbiamo avuto due fatti molto significativi, che paiono andare nella stessa direzione: non andremo alle Olimpiadi col baseball e nessuna delle nostre squadre ha vinto uno scudetto. Annata sfortunata? Forse, ma non ne sono convinto. Non vorrei apparire un dietrologo, e neppure uno di quelli che fanno la storia coi se e coi ma, penso però che un bell’esame di coscienza si debba fare. Come è stato più volte ribadito, senza giocatori che vengono da dove il baseball è di casa, non possiamo fare. Non posso smentire tale affermazione: quanti lanciatori a livello internazionale abbiamo, per esempio? Si tratta però della conferma che, se non lo abbiamo ancora raggiunto, si stia per raggiungere il punto limite inferiore, come si dice in fisica. In pratica, se non si inverte la tendenza, è inutile che ci arrabattiamo per raggiungere l’impossibile. Purtroppo per noi, il nostro è uno sport di squadra, non basta una individualità per quanto grande e piena di talento per vincere (una cosa che qualsiasi tecnico dice quando incontra la squadra per la prima volta). Di conseguenza, occorre pensare in tempi lunghi, Ciò condiziona tutto il sistema. Come in politica, i risultati occorre portarli a casa subito, o almeno illudere che ciò sia fattibile, per cui… Mi rendo conto di diventare noioso, ma continuo a partire da ciò che è la realtà scolastica. Se a livello cittadino siamo meno del 10%, nelle scuole  elementari (almeno quello in cui vado) siamo probabilmente il 2. In parole povere, riusciamo a metter in campo una squadra di ragazzi ogni 600 scolari (due scuole). Inoltre, sappiamo tutti della natalità in calo, per cui non è difficile trarre amare conseguenze. Senza tanti cincischiamenti, stiamo raccogliendo i frutti di un mancato lavoro più che decennale. Fra poco più di un anno ci sarà la corsa alla presidenza. Non so chi ha intenzione di partecipare, ma ho il serio dubbio che ancora una volta saranno propinate promesse e programmi tanto ambiziosi quanto poco realizzabili. In diverse occasioni, si discute molto, parlando di qualità e quantità: discorsi sostanzialmente futili: una squadra bravissima che gioca da sola non ha molto futuro, per estremizzare. D’altra parte, ci sono evidenti problemi di bilancio: senza soldi non si va avanti, per cui si iscrive alle società, e di conseguenza può giocare, chi è in grado di pagare una certa quota, nella grande maggioranza dei casi, per cui il bacino da cui attingere, già scarso, viene ulteriormente ridotto. Non sono un esperto di bilanci, ma chiunque si candiderà dovrà avere ben chiara la grave situazione da affrontare. Il fatto che nella scuola, almeno a Parma, valiamo poco o nulla ne è un esempio. E Parma sembra ancora una delle pochissime isole felici del vecchio gioco. Non so cosa succederà nel 2020, ma già ora credo che le società sappiano: chi resta, chi arriva, chi va, chi abbandona. Certo, abbandona. Tanti, troppi sono i casi in cui una ragazza o un ragazzo, dopo poco tempo non si fanno più vedere: un fenomeno limitato nell’estate, ma molto più serio d’inverno. Come normalmente accade, si dà la colpa alla mancanza di fondi. Tanti anni fa, dove lavoravo, si instillò il concetto di “fare di più con meno”: le risorse sono sempre limitate e insufficienti, per cui occorre far lavorare il “vecchio fagiolo”. Penso che persone intelligenti e volenterose nel nostro mondo ce ne siano diverse, ma non vengono valorizzate. Non solo ‒ so di combattere una delle tante battaglie perse ‒ non ci si confronta. Se l’unico momento in cui ciò accade è la definizione dei calendari (una grande fatica resa pressoché inutile dalle innumerevoli modifiche), non resta che piangere. Diciamocelo francamente, ci piace illuderci di essere liberi e indipendenti, soprattutto più furbi, intelligenti e bravi degli altri (quanti scudetti abbiamo vinto quest’anno?). Che ci importa se una società va in crisi e l’altra non sa come gestire il numero dei tesserati? È sempre stato così, si potrebbe obiettare, senza timore di grandi smentite. Ma sono passati settanta anni da quando la prima società si è formata a Parma: quasi tre generazioni, per arrivare a che cosa?

Un grande romanzo, pubblicato nel 1932, “Viaggio al termine della notte” prende il titolo da una canzone dell’ufficiale svizzero Thomas Legler, che dice: “La nostra vita è come il viaggio / di un viandante nella notte; / ognuno ha sul suo cammino / qualcosa che gli dà pena”. L’obiettivo del nostro viaggio, da perseguire e cogliere tutti insieme, credo proprio quello di porre termine alla notte, con tutto lo sforzo e la dedizione necessaria. E questo deve saperlo chi vorrà prendersi un non facile fardello, esponendosi in prima persona e accollandosi chiaramente le responsabilità. Poco importa se vedremo “Parma 2020” solo attraverso altri, se nel prossimo anno si porranno le basi per poter ripartire. Come ha scritto Louis-Ferdinand Céline, io “Penso come voglio, come posso… ad alta voce”.

giuliano, 19 ottobre 2019

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