Ci vediamo il 17

di Giuliano Masola. Ci sono delle occasioni che vale la pena di non perdere, soprattutto quando si ha l’opportunità di parlare, discutere, lanciare proposte, fra persone che mirano a un obiettivo: dimostrare la validità di una attività sportiva, di una proposta ludica che tutti possono cogliere. Come diceva Satchell Page: “Come fai a saper quanti anni hai, se non sai quando sei nato?”. Certo, è l’estremizzazione di un concetto, di un modo di essere, soprattutto del modo di esistere.

Per il 17 febbraio, gli arbitri del Nord-Emilia (Piacenza-Parma-Reggio) stanno organizzando un incontro con Tecnici e Dirigenti. Si tratta di un momento in cui si intende allargare le braccia, accogliere tutti. Sarebbe tanto bello che, oltre a coloro che sono campo coi sacri crismi federali, ci fossero anche tutti gli altri, proprio tutti. Troppi abbiamo perso lungo il percorso, per svariati motivi. Si tratta di ex, ma non solo. Sono Arbitri che hanno riposto il contastrike ‒ quante volte anche a me verrebbe voglia di farlo! ‒ di Tecnici che si sono sentiti in qualche modo sottovalutati, se non maltrattati, di dirigenti fiaccati dalle tante incombenze e dalla troppo scarsa considerazione ‒ manco una pacca sulla spalla! Non solo, poiché c’è un mondo parallelo, quasi sommerso, che è quello amatoriale. Proprio per questo, credo che occorra essere presenti, per ESSERCI. I dati statistici proprio non ci confortano, ma la realtà, per quanto dura, deve spingerci a uno sforzo superiore. Non dobbiamo lasciarci travolgere dalla stupidità e dall’ignavia. Basta poco per riscaldare i cuori: un bell’articolo, qualche minuto di TV, una bella chiacchierata. Mi vien sempre la pelle d’oca quando, improvvisamente, magari in un luogo in cui si dovrebbe silenziosamente guardare antichi documenti, uno comincia a dire: “Hai visto, ieri sera? Mio papà, che è stato giornalista, è andato più volte in America e a Cuba,  e mi ha portato anche la casacca degli Orioles”. “Si ‒ risponde un’altra ‒ andavo presto, poiché le tribune erano piene. C’erano Castelli e Guzman. Si quello era bravo…”. Insomma dai palinsesti al diamante il passo diventa breve: tutto combacia. Certo, non è sempre così, ma ci sono delle volte in cui ho voglia, ho bisogno di illudermi. Forse per invidia, non avendo mai ufficialmente giocato. Forse perché sono a Parma, la città delle vie dei borghi, quelli in cui la vitalità, comprensiva di uno spirito un poco ribelle, ha trionfato; la città dove la speranza non cede alle difficoltà. La mia è partigianeria, me ne rendo conto, forse perché sono un immigrato (anche se per pochi chilometri) e sento ancor di più gli stimoli di una realtà solo apparentemente piatta. Si tratta solo di parlare, di dire ciò che si pensa, di accettare il confronto. Come in tutti i luoghi ci sono idee diverse, anche contrapposte. Nonostante ciò si riesce a vivere insieme, a cogliere insieme i comuni obiettivi. Questo è lo spirito, questo il tema vero, a mio parere. In questi giorni caldi, sotto l’aspetto organizzativo, abbiamo avuto riscontri più che positivi da chi governa la città. Oltre ad esserci stato concesso il patrocino per l’utilizzo del Teatro Paganini, abbiamo avuto anche l’onore di poter utilizzare il logo del Comune. Non solo ci è stato chiesto cosa faremo oltre a questo, in particolare per il 70mo di Parma Baseball: il 15 giugno è lì che ci attende. E allora, partecipiamo, buttiamo le nostre carte sul tavolo, pronti a ridistribuirle. Nessuno, come si dice, “nasce imparato” e, personalmente, mi accorgo sempre di più della mia profonda ignoranza, soprattutto dell’incapacità di cogliere i segnali deboli, quelli che alla fine prorompono in un tuono dirompente. Non siamo in tanti, è vero, ma neppure in pochi. Tanto baseball e softball sono giocati quasi alla chetichella: non rendersene conto, forse, è il più grave degli errori. Ogni angolo, ogni momento è buono per fare quattro lanci, battere una palla, correre a perdifiato per coglierla, o girare fra le basi. In un mondo sempre più complesso, in cui purtroppo la forma supera il valore della sostanza, è facile e comodo mettersi dalla parte dei bottoni. Come detto più volte, faccio l’arbitro, più che essere un arbitro, stante le mie modestissime conoscenze, continuamente limate dallo scorrere del tempo. Però sarebbe tanto bello che fra una decina di giorni ci fossimo in tanti, idealmente tutti, anche per dare un segno di una presenza, di un pensiero collettivo in grado di far fronte ai tanti ostacoli. Insieme per parlare di come siamo, di cosa ci attende; verranno spiegate alcune regole non sempre ben comprese, situazioni che possono mettere il bastone fra le ruote. Solo la nostra presenza darà forza al nostro pensiero. Abbiamo chiesto che con noi, quel giorno, ci sia anche qualche Autorità cittadina, in primis il Vice-Sindaco e Assessore allo Sport, per dare, anche fisicamente, il segno del suo appoggio; sappiamo però che gli impegni sono tanti e il dono dell’ubiquità ancora non c’è. È stato ‒ e verrà ulteriormente inviato ‒ un invito a tutti. Di tanti, però, non abbiamo indirizzi o numeri di telefono, per cui, se vogliono, possono fare riferimento al sottoscritto. Ragazze e ragazzi facciamo squadra! ‒ almeno da Piacenza a Reggio, passando da Piazza Garibaldi: solo così possiamo diventare vincenti.

Il 17 febbraio, dalle 10, il Teatro Toscanini è casa nostra. Attendiamo le vostre adesioni entro l’11 febbraio; il costo, comprensivo del buffet a fine incontro, è di 5 €/persona. Per iscrivervi, potete utilizzare anche i miei recapiti, se volete: giuliano.masola@gmail.com cel. 3475053779.

Ci vediamo!

Giuliano Masola, 7 febbraio 2019

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