Il WWF proteggerà gli Arbitri?

di Giuliano Masola. Anche se può sembrare inverosimile, si sta pensando a una formale richiesta per avere qualcuno che si preoccupi degli ultimi arbitri rimasti, almeno nella nostra area. Infatti, siamo una razza in via di estinzione, per cui a buon diritto dovremmo essere accettati. Grazie a ciò, magari finiamo in uno dei tanti documentari sulla Natura che girano ventiquattro ore al giorno in TV; un po’ di pubblicità non guasta e ambire a qualche sussidio. Può sembrare una battuta, ma non è proprio così. Negli ultimi giorni, alcuni arbitri hanno sostanzialmente rinunciato e/o limitato notevolmente la propria disponibilità, soprattutto per campionati nazionali. Oltre a trattarsi di persone di esperienza, sono arbitri che conoscono bene il loro mestiere, ma ciò non basta di fronte a due sostanziali circostanze: il progressivo, e inarrestabile, calo fisico e il comportamento ignorante e talvolta becero di chi è sta fuori dal campo, ma che vuole decidere per tutti. In pratica, sempre meno “men in blue”, considerando pure che tra il più anziano e il più giovane ci sono circa quaranta anni: quasi due generazioni sono passate senza nuovi arbitri. Storicamente, si potrebbe far risalire l’inizio della crisi agli anni Settanta, cioè alla “rivolta degli Ufficiali di Gara” (arbitri e classificatori), domata dalla Federazione, che però si è ritrovata con la classica vittoria di Pirro. Da allora in poi si sono succeduti diversi presidenti e responsabili; ci sono stati pure nuovi arbitri, ma dalla “consistency” pressoché nulla. Non solo, poiché nel tempo, si è consolidata e formalizzata una divisione fra arbitri di Softball e di Baseball, che ha contribuito alla fortuna di pochi e alla disgrazia di tutti. Ora, che ci troviamo di fronte a un baratro, dovremmo finalmente guardarci in faccia. Nonostante i tentativi più o meno convinti e, alla resa dei fatti, non convincenti, restiamo più o meno in quattro gatti, con tante gatte da pelare. Nessun arbitro si sente o si atteggia a eroe; certamente sa cosa sia significa sacrificio per sé e per i suoi cari. Così è, anche se non vi pare. Ogni volta che vado in campo chiedo a qualcuno se ha voglia di fare l’arbitro: la risposta è quasi scontata. Solo ultimamente una signora mi ha detto che ci vorrebbe provare, speriamo sia davvero così. Il “mestiere di arbitro” si impara col tempo e non si è mai finito di apprendere, soprattutto di comprendere. Un arbitro non è il regolamento, ma è chi fa in modo che questo venga applicato equanimemente. Tutti coloro che partecipano o assistono a una partita fanno parte di una unica squadra (argomento che si fa molta fatica a comprendere, visto quanto sta succedendo a livello generale). Prendere continuamente decisioni i tempi stretti non è facile, e non sempre basta l’esperienza. L’uomo e la società evolvono continuamente, spesso in modo impercettibile, per cui bisogna tenerne conto. Diventa difficile in questa società, almeno per quella che conosco, capire quanto conta stare insieme, poiché come un lancio pazzo, finisce per diventare incontrollabile, perdersi lontano: peccato, che i corridori sulle basi avanzino e finiscano per prendersi beffe di noi. Non mi aspetto nulla da chi è al vertice, tanto meno comprensione: mi chiedo semplicemente cosa ci sta a fare. Mi pare emblematico quanto scritto da un innominato (per carità cristiana): “Devo ammettere che l’Emilia Romagna è sempre un passo avanti a tutte le regioni”. Ma dove è stato fino a ora?. Non siamo nati ieri, per cui sappiamo quanto sedie, burocrazia e entourage si autoalimentino. Vista la situazione e le certo non rosee prospettive, non resta richiedere aiuto a qualche organizzazione che comprenda il nostro stato di “zoon baseballistikon”. Probabilmente gli ultimi esemplari verranno portati in un campetto recintato col filo spinato ‒ lager è una brutta parola) ‒ con un bel pacco di referti da compilare e lasciati lì. Non avranno neanche la fortuna di essere portati sul passeggino come tanti “amici a quattro zampe” (come è d’obbligo, visto che di bambini ce ne sono sempre meno e le fabbriche devono lavorare). Probabilmente siamo considerati dei muli, animali che non fanno tante domande. Queste bestie da soma però, sanno procedere su pericolose cenge e sono molto difficili da domare se si impuntano e, quando scalciano, possono produrre sensibili danni. Probabilmente il nostro futuro è scritto sulle foglie della Sibilla, da afferrare nel vento e ricomporre. Senza arbitri, qualunque partita diventa una specie di allenamento, se non finisce in mezzo alle dispute. Da qui una domanda che investe il settore agonistico: dobbiamo giungere a contenere il numero delle squadre e relative partite in relazione alla disponibilità degli arbitri? Probabilmente si andrà avanti come ora, e basta. Vorrei però fare una osservazione: senza arbitri le regole e il comportamento in campo non si imparano, per cui anche il miglior talento che non impara a stare in campo è destinato all’insuccesso. Il baseball può fare bene, m anche molto male, soprattutto a coloro che ci hanno creduto e continuano a farlo. In attesa del WWF, ovviamente. Giuliano Masola, 27 maggio 2018

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