Scarpette di S. Ilario

di Giuliano Masola. È la festa del Santo Patrono di Parma, un festa che sconfina, superando l’Enza. Anticamente era detto un “Santo da neve”, ma pare che ciò non lo sia più. È la festa in cui diverse personalità ricevono l’omonimo Premio in pompa magna: un riconoscimento senz’altro ambito e significativo. Eppure, anche se il meteo non avvalora la situazione, oggi è nevicato al Quadrifoglio. Strano fenomeno, poiché sui campi da baseball, e aree annesse, dovrebbe sempre splendere il sole. Sì, è nevicato, poiché gli Arbitri, oltre ai Tecnici e alla Presidenza dell’ex Comitato Provinciale, sono stati sfrattati dalla palazzina. Questo situazione è il risultato di un lento, per così dire, lavoro di logoramento: da ampi spazi, ad ambienti sempre più ridotti, fino alla amara conclusione. Al pian terreno già da un paio di anni almeno, l’ex sala riunioni è diventata sede di due aule per insegnare l’italiano a chi è giunto nel nostra città da terre lontane, mentre i locali che si stanno liberando dovrebbero fungere da foresteria per giocatori di baseball. Si tratta di una specie di finale scontato, che però la dice lunga sul rapporto che esiste fra società e organismi federali locali, senza i quali peraltro sarebbe difficile disputare la maggior parte delle partite. In questi giorni vengono alla ribalta episodi che mostrano quanto la nostra società sia maleducata, superba e cruenta, e quanto educazione e rispetto sono, se va bene, un “roba da libro Cuore”. Nel concetto che “la responsabilità è sempre degli altri”, soprattutto “di chi c’era prima”, tutto è risolto. Peccato che la realtà sia ben diversa e, soprattutto che i problemi restino, anzi si amplifichino. In questo mondo magico (traduzione: tragico), questa mattina ci siamo trovati in tre a svuotare la stanza delle poche cose c’erano: sedie, tavolini, carte, regolamenti, materiale per l’arbitraggio, eccetera. Si sa, quando si fa san martino, si fa un po’ di pulizia; soprattutto, si svolge una pellicola che si pensava di non vedere, anzi ci si era scordato di avere. Rivedi così il volto di chi non è più con noi da tanti anni, come Mario Ferrari ed Enrico Spocci, Claudio Petrolini, e altri, e intanto, puoi toccare i loro cimeli, gli attrezzi che hanno utilizzato con grande impegno per rendere possibile a tutti di giocare. Tristezza? senz’altro; malinconia? Forse. Certamente non indifferenza. In questo film, rivedi anche te stesso, coi tuoi momenti belli e brutti, con le battaglie condotte per cercare di fare sempre più e meglio, anche contro quelle imposizioni che sembravano assurde. Certo gli arbitri sono criticabili, non sempre sono al 100%, ma occorre ricordare che svolgono un compito altamente sociale: sono giudici, ma non tiranni; sono persone da rispettare, non “carne da macello”. Mentre tornavo a casa con la mia parte di materiale da mettere nel poco spazio che mi restava in garage, mi veniva in mente la storia del cavallo nella “Fattoria degli animali”: alla fine i maiali, dopo averlo sfruttato al massimo, lo vendono al macellaio. Probabilmente il paragone è un po’ violento, ma penso dica molte cose. Nel mondo dell’usa e getta, non si fa distinzione fra cose, animali e persone: si buttano, quando non servono più. Eppure, nello stesso momento, mi pareva di sentire i bei discorsi, i complimenti e gli applausi di rito, che dalla parte opposta della città racchiudeva premiati, premianti e, come accade nei matrimoni, anche chi passa di lì per caso. Ma che volete farci, la nostra è una società “liquida” (da non confondere col “liquido”, sempre appannaggio di pochi”). Meglio fare un po’ di spazio, risistemare carte e attrezzi, con la tenue speranza di riportare il tutto in un luogo pertinente. D’altronde, che problema è: si tratta di quattro gatti e i gatti, si sa. Trovano sempre il posto migliore per stare al caldo o al fresco. Senz’altro c’è chi si sta muovendo per darci una mano ‒ la presidentessa del Comitato Nazionale Classificatori ‒ come ha sempre fatto; può darsi che ci sia anche l’intervento del Presidente federale; intanto vediamo di arrangiarci. Ci sono le convention, per cui un tetto in testa, almeno per qualche giorno, c’è; poi si spera di andare a fare qualche sgambatura e, cosa, che dà un po’ di speranza, marzo non è lontano. Certo, non è lontano, ma fin dall’inizio dell’attività in campo aperto sarà evidente la criticità di un numero di arbitri sempre più ridotto, dell’assenza, al livello più alto, di idee per cercare di promuovere l’adesione di nuovi allievi. Ci si occupa, invece, di organizzare, anche se non si sa bene come e che cosa. Certo non siamo neppure dilettanti, forse neanche amatori, ma credo che siano indubbi professionalità e spirito di sacrificio. Probabilmente oggi queste qualità non servono più; meglio essere incolti, stupidi e arroganti: si fa prima. Probabilmente è così, anche se il mio spirito si ribella, come dovrebbe ribellarsi quello di tanti altri. Il mettere l’educazione e il rispetto al primo posto, significa anche pensare bene a cosa si fa, e perché lo si fa. Ma mi viene un dubbio: forse,  fra chi ha preso la “scarpetta” e “a chi sono state fatte le scarpe” non c’è molta differenza.

 

Giuliano Masola, 13 gennaio 2018.

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