Chi arbitrerà?

di Giuliano Masola. Le recentissime dimissioni di Marco Alinovi da Arbitro e Designatore della Serie C non saranno le sole; breve tempo potrebbero aggiungersene altre. Cercarne le ragioni può essere una perdita di tempo. In un mondo che sta tra l’amatoriale e il dilettantistico, chi si impegna lo fa soprattutto per divertirsi, per dare una mano. Poiché ciò che conta sono i fatti, la prossima primavera ci saranno meno arbitri in campo. Di persone che vogliono prendersi la responsabilità di dirigere una partita non se vedono in arrivo. Probabilmente qualche copertura potrà venire da altre città, Bologna in primis, con un risultato per il quale si accettano scommesse: si arbitreranno le partite delle categorie più alte, lasciando sempre più scoperte quelle giovanili. Probabilmente ciò, a qualche dirigente di società alle prese con problemi di bilancio la cosa potrà non essere sgradita: qualche risparmio aiuta. La cosa può sorprendere, ma è così. Eppure, in molti casi, quegli stessi dirigenti chiedono alle famiglie un contributo, che dovrebbe essere onnicomprensivo. I genitori, che affidano i loro ragazzi e ragazze ad allenatori e dirigenti, si attendano che in campo ci sia anche l’arbitro. Probabilmente mi sbaglio. Ciò che più mi sorprende è che la situazione venutasi a creare a Parma, lentamente, ma inesorabilmente, non desti una grande preoccupazione, soprattutto da parte dei Tecnici. Vediamo tutti cosa succede quando manca l’arbitro: chi sa  un po’ di regolamento, spesso uno degli allenatori si mette in campo e cerca di fare quello che può. Con tutto il ringraziamento che si può fare a chi si è prestato ad arbitrare, ritengo che di baseball in quelle partite se ne veda poco, o meno di quanto si sarebbe potuto vedere. Può esserlo inutile dirlo, ma ritengo sia evidente che un allenatore, mentre arbitra, deve affidare la squadra a qualcun altro: non riesce a fare ciò che dovrebbe. Se a questo sommiamo che spesso si tratta di partite di giocatori alle prime armi, viene a mancare un momento importante di apprendimento e di insegnamento. A mali estremi, estremi rimedi? Obblighiamo le società a mandare qualcuno al corso arbitri, obblighiamo gli aspiranti tecnici a farlo, come parte della preparazione? Esperienze già fatte, i cui risultati, non proprio positivi, sono sotto gli occhi di tutti. Una cosa, però, mi pare di dover dire. Anni fa, partendo proprio da Parma, si è voluto dividere gli arbitri di softball da quelli di baseball. Come sempre le divisioni non aiutano. In periodi di grandi difficoltà, la mancata sinergia non può che peggiorare le cose, come non mi stanco mai di dire. Certamente, ci sono percorsi che portano alla vetta più o meno facili e veloci, ma ogni tanto bisogna guardare in basso, capire se c’è ancora la terra sotto i piedi. Meno si è e meno si conta, tant’è vero che a Parma gli arbitri di baseball – scusate la precisazione – hanno per sede una stanzetta, talmente piccola che non ci si sta nemmeno per fare le riunioni: immaginiamoci se si dovesse fare un corso con alcuni allievi!

Le Società hanno certamente tanti problemi, ma anche obiettivi e progetti. Mi pare strano che non si preoccupino a sufficienza di un fattore fondamentale come quello della carenza di arbitri. Avendo avuto esperienze di allenatore, capisco bene la fatica che si fa a lasciare che, in un certo senso, la squadra giochi da sola. In una situazione che potrebbe anche veder gli arbitri di Parma commissariati, coi rischi di un ulteriore disamora mento, non ci sono, a mio parere tante scelte: ognuno deve prendersi la propria responsabilità. In questo mese di cene, pranzi, brindisi, credo che di grandi feste, almeno pensando agli arbitri che non avremo in campo, non ce ne siano. In un mondo “cl’è casché dal ciuciòn col scranòn in boca!”, come diceva un caro amico purtroppo scomparso, tutto è sorpresa, stupore. Nella bocca che rimane aperta, però, è facile che oltre ai moscerini, entri qualche vespa, e son dolori. Certamente occorre essere fiduciosi, ma non schiavi delle illusioni, poiché prima di pretendere, bisogna dare. Non so quanti dirigenti, in occasione degli auguri, oltre a elencare successi e programmi, saranno così chiari da dire che un buon numero di partite dei ragazzi, a cominciare dai nuovi arrivati non avrà un arbitro ufficiale. Certo, si fa sempre come si può. Mi pare quanto mai diseducativo lasciare che tutto decada inesorabilmente: meno arbitri, meno qualità del gioco, meno giocatori che sanno come si sta in campo, meno successi. Una certezza drammatica, in cambio: dal confronto equilibrato allo scontro verbale, se non fisico, in cui tutti ci rimettono. Mi rendo conto di non dare grandi speranze, né di proporre rimedi. Ma è così.

“E se ben ti ricordi e vedi lume,/ vedrai te somigliante a quella inferma/ che non può trovar posa in su le piume,/ ma con dar volta suo dolore scherma”.

Dante, parla di Firenze, ma verrebbe da dire la stessa cosa per la nostra città. Non dobbiamo lasciarci andare, tormentarci, usare l’intelligenza, mostrando coi fatti la grande potenzialità che c’è. Fra un brindisi e l’altro. Dobbiamo impegnarci a cogliere lo spunto, la base per una ripartenza alla grande..

 

Giuliano Masola

28 novembre 2017

Rispondi