La posizione delle società dell’Italian Baseball League: parola a Gianluca Faraone

Il contatto tra i vertici della Federazione e le otto partecipanti all’Italian Baseball League è avvenuto.
Giovedì sera Firenze ha ospitato l’incontro nel quale è stato aperto un dialogo tra realtà che nei mesi scorsi si erano attestate su posizioni piuttosto lontane.
Sul tavolo le proposte avanzate dalla Federbaseball in tema di riforma del massimo campionato e il progetto elaborato dalle otto sorelle dell’Ibl. Impossibile trovare un accordo immediato su tutti i punti ma il comunicato emesso congiuntamente dei partecipanti al termine della riunione induce a credere che le distanze tra le rispettive posizioni possano progressivamente diminuire.
Ne abbiamo parlato con Gianluca Faraone, rappresentante del Nettuno alla riunione fiorentina, co-autore del documento presentato dalle società Ibl e nell’occasione portavoce delle istanze delle otto sorelle.

Faraone, partiamo da lontano. Perché avete inizialmente respinto le proposte avanzate dalla Fibs?

“Inizialmente non abbiamo accettato il metodo imposto dalla Fibs: gli accordi erano quelli di incontrarsi collegialmente per valutare le proposte, invece è mancata la possibilità di un confronto. Poi siamo passati oltre le questioni di principio e abbiamo valutato i contenuti della proposta ricevuta ritenendola non coerente con le aspettative delle nostre società. Non riuscivamo a capire quale fosse l’obiettivo della riforma prospettata, non venivano spiegati i punti attraverso i quali migliorare la capacità di sostenere il campionato”.

A quel punto?

“Ci siamo incontrati più volte, abbiamo ragionato e abbiamo condiviso il principio che avremmo dovuto presentare un nostro progetto a medio e a lungo termine. Inizialmente eravamo in sei, poi Padova e Padule hanno condiviso il piano ed hanno partecipato attivamente. Abbiamo individuato nel campionato 2017 una base di partenza più che valida, un prodotto che ha funzionato. Abbiamo studiato alternative di campionati a 6, 8, 10 e 12 squadre e poi abbiamo fatto una sintesi che ci ha condotto alla proposta attuale. Abbiamo cancellato l’ipotesi di un torneo a sei squadre, abbiamo ritenuto non compatibile quello a dodici e ci siamo concentrati su un torneo a otto e uno a dieci squadre come previsto dall’attuale Circolare dell’Attività Agonistica. Una proposta che non rappresenta solo una formula di campionato ma che mette sul tavolo della discussione anche altri elementi fondamentali quali la gestione degli atleti italiani, comunitari e stranieri e i meccanismi – tecnici ed economici – di accesso al massimo campionato”.

Gianluca Faraone premiato da Maria Teresa Bava

Questi requisiti hanno scatenato sul web un acceso dibattito, spesso negativo nei confronti del vostro progetto.

“Spesso i commenti vengono fatti senza conoscere le cose a fondo. Ci rendiamo conto che le norme sui 25 chilometri o sul bacino di utenza possono apparire protezionistiche ma siamo convinti che siano necessarie. L’esperienza insegna che la presenza di due squadre sullo stesso territorio non porta da nessuna parte. Parlo proprio di Nettuno, delle difficoltà attraversate nel 2014 e nel 2015 quando c’erano due società nel massimo campionato. Società che si sono contese le risorse economiche del territorio e che hanno faticato a ottenere risultati tecnici mancando sempre l’ingresso nei playoff. Non è un caso che da due anni Nettuno sia tornata nella post-season, proprio quando è tornata ad esprimere una sola squadra in Ibl. Attenzione, però: quelle che abbiamo inserito nel progetto sono norme protettive per chi fa già parte dell’Ibl, non limitative per chi vuole entrare. Da parte nostra non c’è alcuna preclusione, desideriamo solo che le nuove realtà entrino nel massimo campionato soltanto se in grado di supportare il progetto complessivo”.

Arriviamo alla riunione di Firenze di giovedì scorso.

“Avevamo richiesto l’incontro più volte, magari allargato alle società aventi diritto alla partecipazione all’Ibl 2018. Finalmente ci siamo incontrati e devo dire che la discussione è stata molto proficua: mi è piaciuto l’approccio del presidente Marcon che ha detto “ricominciamo da zero dimenticando tutto quello che è accaduto fino ad oggi”. I vertici della Fibs non erano a conoscenza della nostra proposta e l’hanno analizzata con molta attenzione. Ci sono stati punti di convergenza e punti di disaccordo ma tutti si sono dichiarati disponibili per trovare soluzioni congiunte. Molto interessante il confronto sulla durata del campionato, per noi legata agli impegni internazionali e alla disponibilità dei giocatori stranieri: molti di loro giocano due campionati in un anno, da noi durante l’estate e in centro-America o Australia nei mesi invernali. Non arrivano da noi finché non è terminata la stagione invernale e il 20 di settembre iniziano a scalpitare per tornare a casa e non perdere gli ingaggi con i quali mantengono le loro famiglie”.

Bernicchia, Uviedo, Bermudez, Faraone. Foto Il Clandestino

Punti di convergenza e punti di distanza?

“Ci sono tantissimi scenari di mediazione. Credo che ci si stia orientando su un campionato 2018 a 10 squadre con richiesta della Fibs di portarlo a 12 squadre nel 2019: una richiesta legittima che però dovrà essere vagliata con attenzione per valutare i criteri di ammissione. La Fibs vuole promuovere squadre per meriti sportivi, noi vorremmo il blocco delle retrocessioni e ammissioni legate ai criteri da noi proposti. L’ingresso di Castenaso e Imola è già previsto dalla carte federali: noi lo accetteremmo senza problemi mentre vorremmo valutare i criteri di ammissione di altre candidate in caso di una loro rinuncia. Il blocco delle retrocessioni non deve essere visto come un nostro capriccio o una nostra imposizione fine a se stessa: anche in questo caso dietro alla richiesta c’è un motivo ben preciso, legato in questo caso alla necessità di poter programmare a medio e lungo termine. Volete un esempio? Pensate al Novara, quattro vittorie nel 2016 e quest’anno in lotta per i playoff e finalista di Coppa Italia. Pensate al Padule, disponibile dopo un primo anno di assestamento a giocare nel 2018 le proprie partite in due giorni differenti. Una  retrocessione avrebbe impedito questa loro evidente crescita. Interessante anche il confronto e le conseguenti aperture in tema di giocatori comunitari: noi proponiamo limitazioni nel line-up, la Fibs si è dichiarata disponibile a emanare direttive sulla composizione dei roster. L’obiettivo comune è quello della diffusione del baseball, raggiungere nuove piazze attraverso l’ingresso di nuove realtà e una maggior diffusione mediatica del nostro sport. Il presidente Marcon ci ha reso partecipi di un progetto per il ritorno del baseball in televisione e ne siamo felici: passi avanti sotto l’aspetto della visibilità portano benefici per tutti, tanto per le società quanto per una Federazione che può contare su atleti in grado di primeggiare anche con le rappresentative nazionali”.

Quali scenari si prospettano dopo questo primo incontro?

“Innanzitutto credo che in settimana dovremo condividere un verbale di quanto detto a Firenze per informare meglio Rimini e San Marino che erano presenti solo attraverso una delega. Ogni società partecipante potrebbe avere avuto una diversa percezione di quanto detto. Potrebbero così uscire nuovi scenari di mediazione e nuove idee, come quella di concedere alle squadre neopromosse la possibilità di giocare due partite in un giorno nella loro prima stagione in Ibl. Le società di Ibl non sono finanziate dalla Federazione e vivono sulle disponibilità economiche che raccolgono attraverso sponsor e incassi. Rimangono ancora tanti punti da sistemare e su alcuni non sarà semplice trovare convergenze nonostante la reciproca disponibilità. Però il dialogo è iniziato…”

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