Lettere dalla Calabria – Baseball e Softball a Campo Calabro

di Giuliano Masola. Il baseball in Calabria ha avuto inizio nel 1958, con Alfio D’Aprile come primo “missionario” federale in quella regione. Sono passati ormai sessanta anni, un lungo periodo contrassegnato di momenti di crescita e di crisi. Vincenzo Tromba, laureato, giornalista e scrittore impegnato nella difesa dei beni culturali e non della propria terra, ha viaggiato un po’ dappertutto, acquisendo importanti esperienze. Soprattutto, è stato uno dei fondatori e Presidente del baseball a Campo Calabro, un balcone sullo Stretto, in provincia di Reggio Calabria. I nostri figli sono amici per cui ho avuto, in questi giorni di vacanza, l’opportunità di conoscerlo e di fare una chiacchierata con lui.

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Così, mi ha portato nel luogo dove tiene i suoi cimeli: documenti, divise, mazze, palline, riconoscimenti: cose che non si buttano! Rotto il ghiaccio, parliamo a ruota libera, lontani dalla classica intervista con scaletta. Il suo approdo nel mondo del batti&corri è stato casuale. Giocatore di rugby di belle promesse (ha fatto parte della squadra giovanile della nazionale), a seguito della rottura di un braccio ha dovuto abbandonare l’amato sport. Un amico lo ha introdotto nel mondo del baseball, dove ha cercato di imparare bene e rapidamente, tanto da diventare, nel 1994, Presidente regionale dei tecnici. Il baseball a Reggio Calabria e dintorni è stato uno sport di rilievo nell’ultimo decennio del secolo scorso. Si giocava un po’ dappertutto; a Villa S. Giovanni, in particolare, era molto praticato nelle scuole. A Campo Calabro la costituzione della società, promossa dall’architetto Alessandro Mastronardi, già Presidente della Federazione Regionale Calabria di Baseball Softball (purtroppo deceduto tre anni fa) è avvenuta nel 1990. Grazie a un duro e paziente lavoro, l’attività si è rapidamente sviluppata con la partecipazione a diversi campionati: dai ragazzi alla C2, mettendo in campo una sessantina di giocatori l’anno. Per avere costantemente nuove reclute, si è impegnata fin dagli inizi nei Giochi della Gioventù – Campo Calabro è stato sede di un concentramento regionale. I risultati sono stati considerevoli, stante il livello raggiunto; una squadra, ad esempio, ha partecipato alle finali nazionali giovanili a Parma. Nel giro di breve tempo, inoltre, all’attività maschile si è affiancata quella femminile con la fondazione dell’Aurora Softball Club. Alcuni giocatori, come Giorgio Madonna e Giovanni Scopelliti hanno contributo a raggiungere importanti affermazioni; inoltre, il baseball è stato anche il trampolino di lancio per chi, una volta conclusa l’attività agonistica, ha finito per ricoprire altri ruoli, come Armando Calveri, segretario generale di diverse società di calcio come la Reggina e la Lazio. Purtroppo, a Campo non si è mai riusciti a realizzare un vero impianto per il batti&corri, ma ci si è arrangiato con quello da pallone. La storia di una società, di una squadra è fatta da emozioni e gli aneddoti, che non mancano mai, permettono di comprendere meglio particolari situazioni. A metà degli anni Novanta, il Campo Calabro militava in C2; il manager, già allenatore della squadra juniores di Cuba, si chiamava Victor Figueroa. Era un personaggio che si riteneva di un livello un po’ superiore al prossimo. Durante una trasferta a Caserta, Figueroa vede una persona con un gran fisico, ma avanti negli anni, che sta pulendo gli spogliatoi. Dopo averlo osservato un momento, improvvisamente, il suo atteggiamento passa dalla estrema sicurezza alla riverenza; scambiata qualche parola con lo sconosciuto, Victor va in campo con la squadra. Alla fine della partita Figueroa ha rivelato che chi stava facendo manutenzione era stato uno dei più grandi lanciatori di Cuba degli anni Sessanta e che purtroppo, non avendo studiato, aveva pochissime possibilità di fare lavori di livello superiore – nella perla dei Caraibi, solo con la vittoria della Rivoluzione castrista si è avuto l’obbligo scolastico e la possibilità di avere un diploma o una laurea.  Campo Calabro, da diversi anni il batti&corri non esiste più. Come in tante altre realtà, una volta che i fondatori, per diversi motivi, non riescono più a proseguire, finisce per crearsi un vuoto. Spesso questo abbandono viene anche dalla delusione, dalla mancanza di un supporto organico, di carattere anche ideale. Sappiamo quanto sia difficile trovare i veri motivi di una crisi che pare insanabile. Resta emblematica la situazione del campo di Reggio Calabria: la terra rossa del diamante ha lasciato il posto a un terreno grigiastro, sterile; una situazione che fa meditare, visti gli elevati costi di costruzione e di ristrutturazione dell’impianto (non meravigliamoci più di tanto, poiché esistono altri casi simili un po’ dappertutto). L’esperienza di Campo Calabro e di altri luoghi dove il baseball ha vissuto brevi ma significativi momenti, può lasciare spazio a una semplice considerazione, a qualche suggerimento. Ad esempio, chi pensa di avere le carte in regola per candidarsi alla Presidenza nazionale, dovrebbe, prima di tutto, cercare di conoscere i motivi per cui diverse iniziative, dopo un felice avvio, finiscono per implodere, partendo magari dal Meridione. Infatti, ripensando a Metternich, si è portati a ritenere che il Sud, più che una espressione geografica, rappresenti un pozzo senza fondo per il denaro pubblico, anziché un luogo dalle grandi opportunità. Forse, anche nel baseball e nel softball c’è questo tipo di pensiero, ma se l’erba del vicino secca e brucia, c’è l’elevato rischio che dopo poco anche la nostra faccia la stessa fine. Chiediamocelo.

 

Giuliano Masola, Cannitello 15 agosto 2017

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