Chiacchiere

di Giuliano Masola. “Chats”, chiacchiere. Se ne fanno tante, in ogni dove e per qualsiasi argomento. Faccio parte di una razza in via di estinzione, me ne rendo conto. Faccio fatica ad assuefarmi ai nuovi mezzi, al nuovo modo di chiacchiere via internet; fino a non molti anni fa, bastava trovarsi al bar, ma era l’età della pietra, o giù di lì. La tecnologia ci ha messo a disposizione tanti mezzi per interconnetterci, al di là della nostra volontà. Basta avere un numero di telefono ed è fatta. Nel caso più semplice si tratta di messaggi, più che di vere chiacchiere. Le cose serie, per così dire, si hanno con strumenti molto potenti, come Facebook e What’s up. Finché si chiacchiera intorno a un tavolo o a un bigliardo non emergono particolari problemi, a meno che qualcuno non abbia voglia di attaccar briga. Con i mezzi tecnologici la cosa si fa più seria, poiché le dichiarazioni di ognuno possono rimbalzare in tutto il mondo in pochissimo tempo. Il rischio di scambiare lucciole per lanterne si moltiplica a dismisura, riproponendo la domanda di sempre: “quale è la verità” (dai nostri vecchi sappiamo che “morì fanciulla”).

Ciò che era un “balla” ora è diventata una “bufala” (chiedendo scusa alle fornitrici del latte per mozzarella). Il fatto è particolarmente grave, poiché, mentre alla prima si poteva rispondere con una risata e con una battuta salace, alla seconda diventa difficile ribattere in modo efficace. Insomma, chi colpisce per primo, ha più opportunità di vincere. Gli strumenti sempre più sofisticati che la tecnologia ci offre vengono usati quasi senza porci domande, alimentando la gigantesca industria della cosiddetta informazione (ricordiamo che l’Italia è al 52° posto al mondo per quanto riguarda la libertà di stampa). Così si può usare What’s up a fini organizzativi, creando gruppi con persone che si devono occupare di una certo lavoro, un torneo e quant’altro. Da non molto tempo, anche nel baseball ciò avviene. Seguendo però gli scambi via rete, si assiste a una sorta di parossismo: si parla di qualsiasi cosa e, in mezzo a una ridda di chiacchiere, diventa difficile trovare l’informazione che serve (ad esempio, a che ora e in quale campo si deve arbitrare di lì a pochissimo). È indispensabile che la batteria del cellulare sia sempre carica e, soprattutto, verificare continuamente se ci sono novità. Alla fine, ciò stressa più della direzione della gara. La tecnologia non può sopperire alle informazioni che si sovrappongono, spesso contraddittorie, per cui si può arrivare a una confusione totale. In un mondo che dà tutto per scontato, le frasi del tipo “avevo il telefono scarico”, “me lo sono scordato in albergo”, e simili diventano peggio che inutili; la colpa è di chi non ha letto il messaggio, ovviamente. Credo però che il problema sia un altro. Ho il dubbio che affidarsi “sic et simpliciter” alla tecnologia, sia un buon modo per evidenziare una incapacità di base (ne restano altre tre…). Una volta inviato il messaggio, chi si è visto si è visto, specialmente se fa molto caldo ed è salutare stare all’ombra a fare una pennichella. Non c’è da meravigliarsi: dobbiamo comprendere la fatica di chi si dà da fare per alleviare il lavoro di chi sta al sole. C’è una cosa, però, di cui continuo a meravigliarmi: la progressiva maleducazione, facilitata proprio dalle nuove tecnologie (gli strumenti non hanno responsabilità, evidentemente): il “Chiedere è lecito, rispondere è cortesia” pare andato nel dimenticatoio. Ciò produce dei rischi, poiché il supporto automatico alla digitazione, specie col cellulare, è tale da far scrivere parole che non si vorrebbero; poiché è la fretta spesso a dominare, ciò può provocare veri guai: le chiacchiere si trasformano in parole offensive, con conseguenze che possono essere anche gravi. Dal mondo dell’informazione a quello delle chiacchiere il passo è più che breve. Di ciò sanno approfittare quei personaggi che bazzicano intorno a chi ha il potere. Se avete voglia, provate a farvi un giro nei campi dove si svolgono i principali tornei, o concentramenti. Scoprirete girovagare dei personaggi – quasi degli “zombie” – che tentano di proporsi, spesso di riciclarsi. Sanno tutto sul modo di utilizzare i vari mezzi informatici, e, cosa più importante, hanno la soluzione pronta per tutti i problemi. Chi chiede loro come mai non si vedevano più in circolazione da tempo, riceverà le risposte più varie e più strane, a partire dalla classica “Mi sarebbe piaciuto, ma non ho avuto tempo: il lavoro, la famiglia…”. Di fronte a ciò mi chiedo sempre perché si trovi sempre il tempo per corteggiare gli alti papaveri di turno , mentre quella di andare ad arbitrare dei bambini e delle bambine sotto il sole torrido o la pioggia no. Ma queste sono domande impertinenti, sciocche, che fanno solo perdere tempo; meglio prendere accordi per un bel pranzo o una buona cena insieme: il giusto tempo e luogo in cui il cacciatore di sedie può esporre tutti i suoi pensieri, mettendo a disposizione i suoi talenti, sempre che siano compensati. Vi chiederete cosa c’entra il batti&corri in tutto questo. C’entra molto e, se avete dubbi, provate a fare quattro chiacchiere, fuori rete, con persone di cui avete fiducia. Dal canto mio, non sono un esperto di mezzi moderni: uso What’s up il meno possibile e non mi fido di Facebook; preferisco parlare faccia a faccia con i miei interlocutori (persone vere, non maschere frutto di un mondo virtuale). Come comprenderete, sono piuttosto antiquato. Me ne rendo conto, per cui cerco aiuto rifugiandomi nelle parole di chi sa cogliere più di me anche questo aspetto. Come ha scritto Paulo Coelho, “possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano”.  Giuliano Masola, 27 luglio 2017

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