Cosa lascia il World Baseball Classic? La parola a Mauro Mazzotti, ex manager della Spagna

Dopo Marco Mazzieri, manager dell’Italia nelle edizioni del 2009, 2013 e 2017, approfondiamo il discorso relativo al lascito del World Baseball Classic insieme a un altro tecnico italiano che ha avuto il merito di allenare una selezione nazionale in occasione del celebre torneo mondiale. Si tratta di Mauro Mazzotti che, nel 2013, ha riscritto la storia del baseball spagnolo portando la nazionale iberica al tabellone della prima fase, dopo aver superato il più quotato Israele, oltre che Francia e Sud Africa, nel girone eliminatorio che venne disputato a Jupiter, in Florida, nel 2012

‘’Si è trattato sicuramente di un grandissimo risultato’’ spiega l’attuale General Manager della T&A San Marino, che in passato, a livello di nazionale, è stato coach dell’Italia al Classic del 2006 ‘’soprattutto perchè ha permesso alla nazionale spagnola di raggiungere un importante traguardo, sia da un punto di vista tecnico che economico. Nel primo caso, infatti, ci siamo confrontati con squadre del calibro di Porto Rico, Venezuela e Repubblica Dominicana, mentre economicamente la Federazione ha potuto ricevere l’importante premio qualificazione che si otteneva solo con l’accesso alla prima fase’’.

Hai parlato dell’importanza di poter competere con nazionali così forti: ‘’Sì, ritengo la partecipazione a un torneo come il Classic sia una bellissima vetrina, in quanto ti permette di affrontare giocatori di grandissima qualità e di vedere da vicino la macchina organizzativa della Major League, vivendo così una grande esperienza che ti può arricchire molto. Nello stesso tempo però non bisogna mai perdere il contatto con la realtà in quanto bisogna ricordarsi che si tratta di una vetrina che dura poche settimane. Giocare alla pari con nazionali di grandi prestigio in un torneo come questo non significa che si è arrivati globalmente al loro livello ma che bisogna cercare di arrivarci facendo un passettino alla volta’’.

Per i nostri atleti quindi è importante prenderne parte? ‘’Come detto in precedenza penso di sì, in quanto possono affrontare situazioni che non hanno mai visto in carriera e crescere di conseguenza’’. Cosa succede nei casi in cui un giocatore rifiuta, invece, la convocazione? ‘’Ovviamente dispiace ma bisogna mettersi nei loro panni e ricordarsi che, almeno qui in Europa, il baseball non è uno sport professionistico. Pertanto i ragazzi devono saperlo far conciliare con l’attività lavorativa. Non è un caso, ad esempio, che gli allenamenti delle squadre di club vengano svolti solo alla sera, per permettere a tutta la rosa di essere presente. In questo caso bisogna depennare il loro nome dalla lista e cercare un sostituto’’.

Come si fa a raccogliere i frutti di una partecipazione ad un torneo così importante? ‘’Bisogna essere in grado di sfruttare quello che il Classic è stato in grado di lasciare. Una competizione così importante può lasciare molto al movimento, soprattutto se quest’ultimo ha seguito l’onda durante il torneo. La crescita e l’interesse nel nostro mondo è anche collegata al lavoro delle pubbliche relazioni che devono far di tutto per cercare di continuare a far suscitare interesse nella gente’’.

IN PRECEDENZA

1Introduzione all’inchiesta di TuttoBaseball.com su cosa ci rimane del World Baseball Classic

2L’intervista realizzata con Marco Mazzieri, ex manager dell’Italia nelle ultime 3 edizioni del torneo

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